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Se il livello di
integrazione di una comunità si misurasse attraverso il
numero delle patenti automobilistiche, degli studenti,
dei ricongiungimenti o attraverso la progressiva
scomparsa dei “cattivi” dalla cronaca nera dei
quotidiani, allora gli albanesi d’Italia sarebbero in
testa alla classifica.
Attraverso la lettura
dei periodici rapporti pubblicati in materia (quello
della Caritas in primis) emerge, infatti, la fotografia
di una comunità che cambia e diventa sempre più stabile.
Lo fa comprando casa, riunendo le famiglie prima divise
dall’emigrazione, investendo nel lavoro autonomo e, per
i giovani, nell’istruzione. I tempi della sindrome
dell’invasione e tutti gli stereotipi negativi che
seguirono l’ondata dei profughi del 1991, con i racket a
gestire gli sbarchi dei clandestini, sono oramai
lontani.
Il merito del
cambiamento è anche degli accordi tra i governi italiano
e albanese sulla lotta alla criminalità. Oggi chi arriva
lo fa con un permesso di soggiorno (soprattutto per
motivi familiari) e con una prospettiva di lavoro
concreta. A dirlo sono ancora cifre record riportate dal
dossier Caritas: prima comunità per ricongiungimenti
familiari; prima comunità per numero di studenti
iscritti nelle scuole italiane e per universitari; prima
per numero di patenti di guida conseguite in Italia, con
una dato che pare legato anche all’alto numero di
immigrati che svolgono un lavoro autonomo.
A dirlo sono anche le
cifre del Ministero dell’Interno: gli albanesi sono al
terzo posto nell’elenco delle denunce penali, ma il
numero dei denunciati è crollato del 30,4% rispetto al
2000; fenomeno che in queste dimensioni non si riscontra
in alcuna altra comunità. Un altro aspetto interessante
è rappresentato dalle imprese extracomunitarie ove un
posto di tutto riguardo è occupato proprio dai cittadini
albanesi, al terzo posto dopo marocchini e cinesi, ma al
terzo posto anche per quanto concerne le nuove imprese
iscritte, con un + 13,6% (fonte: movimprese di Union
Camere). La Toscana, in particolare, ha il record delle
imprese straniere rispetto a tutte le altre regioni con
il 10,4%.
Del resto, negli anni
recenti (dopo il 2000), il flusso di immigrati
dall’Albania continua a mantenere una certa vivacità.
Ogni anno entrano regolarmente in Italia, mediamente,
circa 39 mila albanesi. Ovviamente i picchi più alti si
osservano in corrispondenza (o meglio, in previsione)
dei processi di regolarizzazione attuati dal governo
italiano, come quello avvenuto alla fine del 2002.
Per quanto riguarda i
visti di lunga durata, in linea con la distribuzione
rilevata rispetto al totale, essi riguardano in
prevalenza il ricongiungimento familiare ed il lavoro
(anche se risentono significativamente dei vincoli
numerici attualmente stabiliti dai decreti flussi). I
dati in questione trovano conferma in tal senso anche
nel territorio senese. Attualmente i cittadini albanesi
residenti in provincia di Siena sono 2325. Di questi,
volendo approfondire, 1014 sono titolari di un permesso
di soggiorno per motivi di lavoro. 1054 sono titolari di
un permesso di soggiorno per motivi familiari. 33 i
titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio.
Sono dati considerevoli soprattutto rispetto alle altre
etnie residenti nell’ambito della provincia di Siena.
“E’ un dato che effettivamente non si può trascurare” –
dichiara Edmond Osmani, consigliere nazionale ANOLF CISL
per i cittadini albanesi e residente a Siena dal 1991 –
“come non si può trascurare il fatto che negli ultimi
anni sta cambiando la tendenza dell’emigrazione da parte
dei miei connazionali. Da immigrato in cerca di fortuna,
a immigrato che cerca di costruire un futuro solido e
sicuro. Siena, a mio avviso, è la città ideale per
costruire tutto ciò”.
Il rappresentante della
comunità albanese, ad ogni buon conto, non nasconde le
difficoltà insite in questa evoluzione che vede per
protagonisti i propri connazionali. Lasciare la propria
casa, i propri cari, per trasferirsi in Italia, non è
cosa semplice. Vivere in un Paese straniero richiede
grande impegno: “Integrazione è una bella parola – dice
– ma integrazione vuol dire soprattutto essere accettati
dalla società e rispettare le regole della società
stessa. Alcuni di noi si sono integrati con una certa
facilità a Siena, grazie al lavoro, grazie anche alla
frequentazione delle contrade. Ma per altri, la strada
risulta ancora impervia e piena di ostacoli. E’ ancora
alta la diffidenza espressa nei nostri confronti dalla
gente, così come pure molti di noi vedono l’integrazione
ancora come qualcosa di irrangiungibile. C’è ancora
molto da fare per realizzare la vera integrazione”.
Gli ingressi regolari
di cittadini albanesi continuano, comunque, ad essere
costanti, anche se la tendenza è al ribasso.
L’intervistato conferma, difatti, questo orientamento
ricordando che l’Italia (ed evidentemente anche Siena)
continua ad essere la terra promessa e tanti cittadini
albanesi continuano a considerarla così. Ma le mutate
condizioni politiche del “Paese delle aquile” stanno
cambiando anche la mentalità della gente. Per molti,
oggi come oggi, si fa strada l’idea di poter costruire,
proprio in Albania, la terra promessa. A conferma di
ciò, è opportuno ricordare che (lo ha chiaramente
sottolineato uno dei colleghi dell’Ufficio Immigrazione
che da tempo si occupa del rimpatrio dei cittadini
albanesi presenti clandestinamente nel territorio
senese) è terminata l’ondata di albanesi che entravano
clandestinamente nel nostro Paese. Oramai, da sette –
otto anni a questa parte, sono pochissimi i clandestini
che vengono rintracciati sul territorio senese e
accompagnati coattivamente nel loro Paese d’origine.
Permane allora un dubbio: anche i cittadini albanesi
residenti a Siena manifestano il desiderio di
rientrare?. Ci si chiede, dunque, se tra di loro, è
sempre presente il mito del ritorno oppure se sono
intenzionati a rimanere definitivamente nel nostro
territorio. E’ lo stesso Osmani a fare chiarezza: “Per
alcuni di noi che ormai vivono e lavorano a Siena che
hanno già costruito la loro vita qui, credo sia
difficile tornare, anche perché molti hanno figli che
studiano e che vedono Siena come la città e la provincia
ideale per dare un futuro ai propri figli e non sono
nemmeno pochi quelli che chiedono la cittadinanza
italiana, segno evidente che le loro scelte le hanno già
fatte”. “Sembra
finita, anche per il territorio senese, quella che un
tempo veniva definita emergenza criminalità albanese, il
traffico di droga (per il quale a onor del vero, alcuni
cittadini albanesi la fanno ancora da padrone), lo
sfruttamento della prostituzione, i furti in
appartamento. Con quale stato d’animo avete vissuto e
vivete ancora questo fenomeno?. “E’ normale che le
persone che vivono e lavorano onestamente e che hanno
scelto Siena come la terra promessa, si sentono feriti
nell’orgoglio. Non era facile prima e non è facile
nemmeno ora accettare certe cose, quando sui giornali o
in televisione danno notizie sulla criminalità albanese.
E’ ovvio che ci siamo sempre dissociati da questi eventi
e da quelli che hanno scelto la strada sbagliata per
vivere. Quel modo di vivere non ci appartiene. Ed è
sempre quello che abbiamo fatto e che continuiamo a fare
con chi, tra di noi, qui a Siena o in provincia, ha
scelto di delinquere. La migliore cosa è dissociarsi,
non vedo altre alternative.
“Come è il rapporto con
la popolazione locale?”. “Ormai ci sentiamo parte di
questa città. In tanti ci aperto le porte di casa, molti
ci hanno affidato i loro figli da accudire, i loro
genitori. In tanti ci hanno offerto un lavoro, molti di
noi fanno parte delle contrade e tante altre cose a
dimostrazione di un buon rapporto che non finirà mai”.
Il tentativo di
integrarsi nel territorio senese incontra, comunque,
delle difficoltà quando i cittadini stranieri si
confrontano con le istituzioni e con quei complicati
iter che sono costretti a intraprendere per
ufficializzare la loro presenza sul territorio
nazionale. Lo si evince dalle parole del consigliere
nazionale ANOLF – CISL quando descrive queste storture:
“Sono poche le informazioni che arrivano agli immigrati
e, dunque, anche ai miei connazionali. Sul sito del
Comune di Siena, ad esempio, fino a poco tempo fa, la
pagina dedicata agli stranieri era vuota. Purtroppo in
tanti hanno bisogno di informazioni che sono vitali ai
fini della richiesta di un permesso di soggiorno, al
fine di un semplice rinnovo o ad una richiesta di
cittadinanza. Esiste a Siena il Consiglio Territoriale
per l’Immigrazione, ma non esiste un modo, tipo un
giornalino, che arrivi allo straniero e dove venga
spiegato quale tematica è stata affrontata dal
Consiglio, quali sono i programmi in atto e quelli da
attuare, quali sono i diritti e quali sono i doveri. Ci
sono molte cose che lo straniero non sa e altrettante
volte si trova a dover fronteggiare, con grande stupore,
situazioni nuove. Anche il rinnovo del permesso di
soggiorno, come ho già detto, può diventare un problema.
Sono ancora tanti quelli che non sono a conoscenza di
cosa stia cambiando in tale contesto, perché ci voglia
tanto tempo per ottenere materialmente il permesso
rinnovato. Ad ogni buon conto, il rapporto con le
istituzioni, almeno da parte dei cittadini albanesi
residenti a Siena e provincia, è in linea di massima
buono. Chiediamo maggior dialogo proprio per evitare le
difficoltà che ho appena descritto”. Piero Di Lorenzo
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