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ARMI: ISTRUZIONI PER L’USO

Breve riflessione sul mondo del tiro

Ovvero, come capire le ragioni che spingono molte persone a professare una vera e propria passione. Come sfatare il luogo comune secondo il quale  chi utilizza un’arma è necessariamente un guerrafondaio

 

 

In un qualsiasi vocabolario della lingua italiana, alla voce arma, troveremo definizioni non lontane da questa: “….qualsiasi strumento con cui arrecare danno in caso di aggressione”. Ciò detto, appaiono scontati nel terzo millennio, le innumerevoli storture che a detta definizione si associano. Nella nostra moderna società, infatti, è sempre più difficile trovare qualcuno che nel passaggio dalla clava alla pistola, sia in grado di riconoscere un tangibile percorso etico-evolutivo, che inevitabilmente hanno avuto anche questi “strumenti”. Come avrebbero fatto i nostri predecessori sull’ecosistema terra, a rimanere in vita senza procacciarsi del cibo e senza potersi difendere dagli attacchi delle belve feroci, per consentire ai loro successori di arrivare all’era moderna (con non poche “altre” difficoltà! ndr)? Questo articolo non vuole sfatare o abolire la grottesca convinzione che utilizzatore d’arma significhi inevitabilmente essere un “guerrafondaio”, ma almeno tentare di capire le ragioni che possono legittimare alcuni soggetti a sentirsi liberi di professare una semplice passione quale è appunto quella dell’uso sportivo delle armi. A questo punto è doveroso restringere il campo a quelle che comunemente vengono

definite armi da fuoco.Si utilizza l’avverbio “comunemente” non a caso. La tecnica, la legge, la morale, difatti, consentono innumerevoli classificazioni delle varie tipologie di armi ma, quella che ci interessa, è la famiglia delle armi da lancio, alla quale appartengono quelle da sparo. La complessità del mondo odierno impone a chiunque un’attenta analisi sulla realtà che ruota intorno a noi e a cui il mondo del tiro non fa eccezione. Purtroppo sono continui i ripensamenti e gli attacchi gratuiti verso chi si dedica, per scelta, svago, amore agli sport legati alle armi da fuoco nella convinzione che un mondo senza armi sia la panacea di tutti i problemi dell’esistenza umana. Se invece, da più parti, ci fosse una sorta di attenta riflessione sullo status sociale del tiratore, sportivo-agonista o dilettante di turno, che pratica gli sport del tiro, probabilmente si riuscirebbe più serenamente ad annoverare anche questa disciplina, tra quelle più comunemente definite “sane”. Se, come è vero, recenti fatti di cronaca hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica, la problematica dell’uso “insano” delle armi da fuoco, ciò non può dover significare inevitabilmente che il cacciatore, il tiratore, l’armiere, il collezionista, lo sportivo, sia un violento. Si è volutamente citato alcune categorie che, a quanto risulta, non trovano, invero, in nessuna definizione (nemmeno nella più arcaica), alcun riferimento alla violenza; di contro, invece, queste categorie hanno tutte un minimo comune denominatore: la “passione” verso uno strumento che “tira” al pari di un’auto, di una moto, di uno strumento hi-tech, o di una qualsiasi altro oggetto materiale ma che, per accezione comune, risulta essere “più sana”. Si badi che è possibile definire tale tendenza “passione”, solo considerando il fatto che, dietro anche al più insignificante degli obiettivi dei praticanti tali discipline (quale può essere appunto la “sparacchiata” del tiratore della domenica ad un bersaglio cartaceo), c’è sempre e comunque una doverosa conoscenza di quelle norme di sicurezza generali, il cui rispetto è principio cardine non solo per le valutazioni che sottendono il rilascio delle relative abilitazioni da parte delle strutture ufficiali (Sezioni del TSN), ma anche il passo iniziale verso un addestramento costante al maneggio degli strumenti utilizzati. A tale proposito, a cercare di modificare tali preconcetti, dovrebbero contribuire maggiormente le organizzazioni ufficiali di categoria (FITDS, UITS, FITAV, ecc.) promuovendo sempre più eventi quali convegni nazionali, seminari, meeting, in cui chiarire, per mezzo di incontri mirati con le Istituzioni, determinati aspetti ancora volutamente oscurati, che però ingiustamente intralciano la passione di un folto gruppo di appassionati normalmente “sani”.
 

Massimiliano Bellomo