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PAOLO BARTOLOZZI

RISPOSTE ALLE DOMANDE DEL SIULP DI SIENA PER IL GIORNALE UFFICIALE "L'ALFIERE"

Paolo Bartolozzi è nato nel 1957 a Firenze,laureato in giurisprudenza, è sposatoe ha due figli. Alle regionali del 1995 è risultato primo degli eletti nella circoscrizione di Firenze per la lista Forza Italia-Polo Popolare. E’ stato vicesegretario nazionale dei Cristiano Democratici Uniti e presidente della Commissione di vigilanza e controllo del Consiglio regionale toscano. Nella legislatura 1999-2004 è stato eletto al Parlamento Europeo, dove è stato membro effettivo della Commissione Giuridica e per il Mercato Interno, nonché membro sostituto della Commissione per l'Occupazione e gli Affari Sociali. Alle europee del 12-13/6/2004 è risultato primo dei non eletti nella circoscrizione dell’Italia Centrale. Alle elezioni regionali del 3-4/4/2005 è stato eletto Consigliere della Regione Toscana nelle liste di Forza Italia ed ha ricoperto la carica di Vice-Presidente del Consiglio Regionale della Toscana. Da giugno 2008, a seguito dell’uscita di Antonio Tajani, che ha assunto l’incarico di Commissario per i Trasporti, Paolo Bartolozzi è tornato a ricoprire la carica di Deputato al Parlamento Europeo.

Onorevole Bartolozzi, vorremmo iniziare con una domanda sulla crisi finanziaria ed economica mondiale, che coinvolge anche il nostro Paese. Qual è la sua opinione in merito? 

Non ho un'opinione personale in merito. La crisi é grave, globale ed è sotto gli occhi di tutti. Essa ha colpito un Paese a economia solida quale gli USA determinando il crollo di colossi finanziari e bancari e non poteva non estendersi a tutto il pianeta. Colpa di una gestione manageriale maldestra e senza regole il cui modello cominciava a farsi strada anche in Europa. Il crack ha aperto gli occhi a tutti, forse tardivamente.

Quali sono le soluzioni pratiche che possono giungere dal Governo europeo per superare questo momento difficile?  

Più che di soluzioni pratiche parlerei di soluzioni istituzionali. L'UE, di fronte ad iniziative unilaterali ed affrettate assunte da alcuni Paesi membri volte a nazionalizzare o ad immettere massicce liquidità a talune banche sull'orlo del fallimento, ha preso in mano la situazione per dare una risposta concreta, univoca ed autorevole alle ipotesi di ripresa economica dei Paesi colpiti dalla crisi ponendo al centro della discussione la necessità di nuove regole per i mercati. L'Italia non è stata trascinata in questo vortice. Vi ha giocato positivamente il ruolo garantista del Fondo interbancario di tutela dei depositi nonché una prudente politica bancaria di contenimento delle esposizioni monetarie.

Quanto la crisi economica, secondo il suo parere, sta influenzando le scelte del Governo Berlusconi e in particolare le politiche legate alla sicurezza, rispetto alle promesse elettorali?

Io scinderei la domanda in due parti. La prima riguarda le scelte del Governo per fronteggiare la crisi che tempestivamente si è mosso aumentando il livello minimo di copertura dei depositi bancari in caso di fallimenti o insolvenze degli istituti di credito. Esso ha dato vita all'operazione di emissione dei Tremonti-Bond per dar fiato alle imprese, soprattutto alle PMI. Si è dato l'avvio alle grandi opere infrastrutturali delle quali l'Italia ha straordinario bisogno. Si é deciso il "Piano casa" per rimettere in moto l'economia e creare posti di lavoro. Si sono mobilitate risorse finanziarie a favore delle famiglie con forti disagi economici.

La seconda parte riguarda la politica di sicurezza. Ogni crisi, ed in particolare questa che non ha avuto simile dopo la grande crisi del '29, semina panico tra la gente. Ci si sente insicuri sotto ogni punto di vista. A cominciare dai risparmi, dalla incapacità a mantenere livelli di reddito in precedenza acquisiti fino alla insicurezza fisica delle persone. Ciò perché se la crisi accresce la povertà, questa genera per forza di cose disperazione tra i più deboli fino a sfociare in comportamenti antisociali.

Io credo che le misure assunte dal Governo in materia di sicurezza hanno reso più tranquilli i cittadini e non a caso le statistiche del Ministero dell'Interno confermano che il numero dei furti nelle case e a danno della proprietà privata siano in diminuzione. Certamente c'é da stare sempre vigili e fare in modo che la prevenzione funzioni.  

Onorevole, qual è la sua opinione sul pacchetto sicurezza varato dal Governo in carica?

Il pacchetto sicurezza messo in atto dal Governo Berlusconi è un insieme di misure a tutela della collettività e della vita privata dei cittadini come richiesto da gran parte degli italiani. Esso passa attraverso gli accordi bilaterali di cooperazione con i Paesi rivieraschi del Mediterraneo per frenare l'immigrazione selvaggia verso le nostre coste, attraverso controlli severi negli aeroporti e lungo i confini nazionali, attraverso un più capillare dispiegamento di forza pubblica per il controllo e la vigilanza delle aree urbane, degli edifici pubblici sensibili e della salvaguardia fisica dei cittadini. Certo c'é bisogno poi di altri provvedimenti per valorizzare il ruolo delle forze di polizia sia a livello economico che di ruolo e per dotarle di quegli strumenti e mezzi che ancora oggi non hanno a disposizione.

Che valutazione ha espresso il Parlamento europeo per quanto concerne l'anacronistico e a nostro avviso inefficace strumento delle "ronde" e su come viene, in generale, gestito il "problema dell'immigrazione" nel nostro paese?

Dappertutto in Europa quando si parla di immigrazione si apre la polemica. Nell'UE vivono dai 4 agli 8 milioni di immigrati che lavorano illegalmente deteriorando il mercato del lavoro e creando una competizione sleale tra i lavoratori irregolari e quelli in regola. Il Parlamento europeo da tempo si occupa della lotta all'immigrazione clandestina, delle sanzioni contro i datori di lavoro che li sfruttano, delle regole per i rimpatri. Anche attraverso l'ultima direttiva l'UE si é fatta sentire. Le regole per il rimpatrio costituiscono un importante passo in avanti della politica comune. Gli irregolari hanno da 7 a 30 giorni per il rimpatrio volontario. Dopo questo periodo gli Stati hanno il diritto di espellerli dal loro territorio. Finora il problema dell'immigrazione ha diviso l'Unione europea che invece dovrà avere un ruolo sempre maggiore nel promuovere l'immigrazione regolare e disincentivare l'arrivo dei clandestini. L'Italia è su questa linea perché pur essendo il Paese più esposto e vulnerabile non può tuttavia prendere misure unilaterali per scoraggiarne il fenomeno. Quanto alle "ronde" io non condivido il termine e il ruolo. Non vi è dubbio che sono uno strumento anacronistico. Ritengo che la prevenzione sia il miglior mezzo per combattere la micro e macro criminalità ma questa la devono svolgere i corpi di polizia.

In chiusura, tra i suoi obiettivi e programmi, come parlamentare europeo, c'è spazio per la Regione Toscana? Se sì, può illustrarci qualche spunto?

Anche se posso apparire di parte, la Toscana è la mia terra di origine e di appartenenza e non posso, pur nel mio ruolo di europarlamentare che deve occuparsi dei problemi dell'Europa, non dedicarle un'attenzione particolare. La Toscana, Regione in pieno sviluppo e progresso prima della crisi, registra una fase preoccupante di stagnazione, se non di recessione economica, al  pari di altre. La mia azione si sta dispiegando, in maniera sempre più incisiva, nella direzione di dare sostegno alle PMI che sono quelle che danno lustro e lavoro alla Toscana. Difendo e difenderò l'occupazione, l'imprenditoria giovanile, la formazione professionale e la riqualificazione di coloro che hanno perso il lavoro, la tutela del patrimonio artistico e culturale che ci ha reso famosi in tutto il mondo, l'artigianato come espressione di creatività, le attività commerciali, la tipicità dei prodotti locali, l'ambiente e il paesaggio nonché i centri urbani sempre più degradati a causa dell'incuria e del malgoverno di certe amministrazioni locali attraverso l'ammodernamento del nostro paese.

 

 

Paolo Bartolozzi

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