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SIMONE BEZZINI

Sulla sicurezza serve un impegno coordinato tra istituzioni, cittadini e forze dell’ordine

Simone Bezzini nasce a Colle di Val d’Elsa trentanove anni fa. Il suo primo incontro con la politica giunge negli anni 80 con l’ingresso nella federazione italiana giovani comunisti. Nel 1990 viene eletto, ad appena ventuno anni, nel consiglio comunale di Colle di Val d’Elsa, dove vi rimarrà fino al 1999. Nel frattempo (1995), viene eletto segretario dei Democratici di Sinistra di Colle di Val d’Elsa, determinandone la politica fino al 2004, anno in cui viene eletto nel consiglio provinciale, dove sarà capogruppo DS fino al 2006. Dopo una breve parentesi da vicesegretario dei Democratici di Sinistra, nel settembre dello stesso anno, assume la carica di segretario provinciale dei Ds con un consenso del 98%. Dopo aver lasciato nel 2008 il timone del Partito Democratico ad Elisa Meloni, il 2009 lo coinvolge in una nuova sfida che lo vedrà concorrere, il prossimo sette giugno, per la carica di presidente della Provincia di Siena.

A breve si terranno le elezioni provinciali. Come sta affrontando questo appuntamento e con quale spirito vive la campagna elettorale?

Con l’emozione, l’entusiasmo e il senso di responsabilità di chi sa di affrontare una sfida difficile, ma avvincente. Negli ultimi mesi ho toccato ogni angolo della provincia, incontrato tantissime persone, visitato aziende e imprese, per condividere con chi vive e lavora sul nostro territorio le mie idee per il futuro. La bellezza della campagna elettorale sta nel viverla giorno per giorno, valorizzando ogni incontro, confrontandosi concretamente sui problemi e sui temi che interessano alle persone. E’ un viaggio faticoso, ma estremamente gratificante per chi, come me, intende la politica come un cammino da fare insieme per tradurre in azioni concrete l’idea di futuro con più opportunità, consapevoli di dover affrontare una crisi che morde forte ma anche tutti quei cambiamenti sociali ed economici che stanno mutando la pelle dei nostri territori.

La sua priorità è, indubbiamente, la soluzione della crisi economica, ma alla provincia interessa sapere anche quale sarà il suo orientamento nei confronti del problema sicurezza?

Il tema della sicurezza non può essere ridotto solo ad una questione di ordine pubblico, ma va ricondotto ad altri fattori di carattere locale: dalla qualità dello stare insieme all’integrazione, dal benessere economico, fino al clima percepito in seguito alla frequenza di piccoli o grandi fatti di criminalità. Su alcuni di questi fattori si può intervenire con atti amministrativi, ma nella maggior parte dei casi non si hanno strumenti a livello locale. Occorre un coordinamento ed un impegno comune da parte di istituzioni, cittadini, forze dell’ordine e operatori commerciali per promuovere una strategia condivisa e concreta che non segua o insegua in maniera sproporzionata l’onda dell’emotività. In questo settore la Provincia dovrà svolgere quel ruolo di ‘cabina di regia’ collaborando, per quelle che sono le sue competenze, per contribuire alla massima integrazione tra le diverse forze dell’ordine. Occorrerà, poi, incentivare politiche coerenti tra loro per quel che riguarda l’integrazione, la partecipazione e il controllo del territorio. Accanto al prezioso lavoro delle forze dell’ordine, occorre potenziare un processo di riqualificazione degli spazi della socialità e dei luoghi di aggregazione presenti nelle diverse realtà. 

Come intende affrontare il problema immigrazione che, negli ultimi tempi, ha generato non pochi malumori tra la popolazione locale?

Credo esista una legittima preoccupazione nei confronti dell’immigrazione clandestina ed, eventualmente, della criminalità legata a questo fenomeno. Occorre vigilare e compiere un monitoraggio costante, cosa che nella nostra Provincia le forze dell’ordine stanno già facendo, tenendo conto però che il fenomeno migratorio, che sta dando un nuovo volto alle nostre realtà, in particolare dal punto di vista sociale, non deve essere vissuto come un’emergenza di ordine pubblico, ma al contrario come un’opportunità, che però deve essere inserita in un quadro di rispetto e di condivisione delle leggi e delle regole della civile convivenza. Il compito delle istituzioni deve essere quello di incentivare l’integrazione, a partire dalle scuole, dove ogni giorno si incontrano e stanno insieme bambini di origini e costumi diversi, che sono il futuro della nostra terra.

Qual è la sua posizione riguardo la costruzione della moschea di Colle? In caso di successo alle prossime elezioni come si porranno i futuri vertici della Provincia in merito ad una vicenda che ha sollevato tante polemiche e tante problematiche di ordine pubblico?

Credo che sulla nuova sede del centro culturale islamico ci sia stata, fin dall’inizio, una strumentalizzazione sulla scia del clima di paura e di insicurezza che caratterizzava la scena nazionale ed internazionale dopo l’11 settembre del 2001. I risultati sono stati un eccessivo clima di tensione e la diffusione di informazioni sbagliate e fuorvianti. Il nuovo centro islamico è una tappa importante del percorso di dialogo e di conoscenza reciproca che Colle di Val d’Elsa ha avviato, ormai da molti anni, con la comunità islamica locale, da sempre disponibile a confrontarsi con le istituzioni e a rispettare le norme e le leggi che regolano la nostra vita quotidiana. Ne è una prova evidente il protocollo d’intesa per la gestione dei nuovi spazi, firmato nel 2004 tra il Comune di Colle di Val d’Elsa e l’Associazione dei musulmani di Siena e provincia, unico esempio in Italia. Credo che iniziative come questa, che stimolano e favoriscono la conoscenza reciproca, possano essere una delle risposte alle problematiche legate all’ordine pubblico e alla sicurezza dei cittadini.

Anche le Forze dell’ordine stanno attraversando un periodo difficile tra tagli di tipo economico ed una posizione sempre più favorevole all’impiego di militari, ronde e sindaci sceriffi. Considera per Siena utile quest’ultima soluzione o una Polizia più organizzata ed efficiente?

Sulla sicurezza questo governo, che in campagna elettorale ne aveva fatto una bandiera, credo abbia gettato la maschera. A fronte di tante promesse, sono arrivati solo tagli che indeboliscono le forze dell’ordine, rendendo di fatto meno sicure le nostre strade e le nostre città. Tre miliardi di tagli in tre anni, 500 vetture ferme per le riparazioni, sono solo alcuni numeri della clamorosa debacle del centrodestra su uno dei suoi cavalli di battaglia. E i trentamila soldati promessi da Berlusconi dove sono? Non esistono. Pensare che votare il 6 - 7 giugno sia per le elezioni europee e amministrative sia per il referendum, cosa che il governo non vuole in ossequio al diktat della Lega Nord, ci farebbe risparmiare 400 milioni che potrebbero essere destinati alla sicurezza. Purtroppo la demagogia con la quale la destra cerca di ovviare alle sue carenze in fatto di sicurezza, assume, come nel caso delle ronde, risvolti preoccupanti. Personalmente sono contrario alle ronde per due motivi: prima di tutto perché non credo si possa delegare ai privati la sicurezza e poi per motivi pratici, come la sovrapposizione alle forze dell'ordine o il pericolo di infiltrazioni malavitose. La gente si sente più sicura con le forze di polizia che con le ronde.

La Polizia a Siena lavora da anni all’interno di immobili che non riescono più a soddisfare l elementari esigenze di carattere igienico – sanitario. I vertici locali sembrano essere sordi a tale problematica. Si può sperare nel futuro in un suo impegno concreto?

Il problema è serio e complesso, e merita una grande attenzione, anche per il grande sforzo e i grandi sacrifici con i quali ogni giorni gli uomini e le donne della Polizia, e delle forze dell’ordine in generale, lavorano per la nostra sicurezza. Purtroppo non è una questione di semplice soluzione, che possa essere affrontata solo dalle istituzioni locali, ma è indispensabile l’impegno da parte del governo. Personalmente posso dire che, senza fare promesse che poi non potranno essere mantenute, non trascurerò e non trascureremo questo tema. Il primo passo da fare sarà quello di aprire un tavolo di concertazione fra tutti i soggetti interessati per cercare di trovare le possibili soluzioni sollevate dalla Polizia di Siena.

 

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