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PAOLO BROGIONI

Il Centro culturale islamico strumento di integrazione

 

Iniziamo subito dalla situazione dell’ordine pubblico a Colle. Come va adesso?

La situazione è, come sempre, sotto controllo, grazie all’impegno e alla crescente collaborazione fra la Polizia municipale e le forze dell’ordine, che compiono un monitoraggio costante del territorio, con particolare attenzione alle zone considerate critiche dal punto di vista della sicurezza. Nei mesi scorsi è stata potenziata la nostra stazione dei Carabinieri e questo permette una maggiore presenza delle forze dell’ordine all’interno del centro urbano e nei diversi quartieri periferici, oltre ad un’azione preventiva più efficace verso episodi di microcriminalità, quali furti, atti di vandalismo e violazioni del codice della strada.

Ritiene che per la Valdelsa, ed in particolare per Colle, si possa confermare il binomio “ordine pubblico = emergenza stranieri”?

Credo proprio di no. Da alcuni anni l’area della Valdelsa, ed in particolare i due Comuni più grossi, Colle di Val d’Elsa e Poggibonsi, è interessata da una forte immigrazione, sia interna, con persone che arrivano soprattutto dall’Italia meridionale, che esterna, con persone extracomunitarie. L’attrattiva della nostra zona è legata all’offerta lavorativa che le aziende presenti riescono ancora ad offrire. Questo fenomeno migratorio sta dando un nuovo volto alle nostre realtà, in particolare dal punto di vista sociale, ma non deve essere vissuto come un’emergenza di ordine pubblico. Chi viene a vivere in Valdelsa è alla ricerca di una vita migliore. Il nostro compito, come amministrazione comunale, deve essere quello di incentivare l’integrazione, a partire dalle scuole, dove ogni giorno si incontrano e stanno insieme bambini di origini e costumi diversi.

 

L’amministrazione comunale ha fatto, e sta facendo, proprio tutto per favorire l’integrazione, o può rimproverarsi qualcosa?

L’amministrazione comunale ha messo in campo una serie di attività nel settore sociale, educativo e sportivo, volte a favorire l’integrazione, cercando di offrire ai nuovi cittadini assistenza, consulenza ed opportunità di socializzazione e di inserimento nella nostra società. E’ su queste basi che si fonda, ad esempio, il progetto di area “La quotidianità dell’integrazione”, promosso attraverso la Fondazione Territori Sociali AltaValdelsa, con opportunità rivolte ai nuovi cittadini immigrati. Un’attenzione particolare l’abbiamo rivolta alle scuole, lavorando, soprattutto, con i ragazzi che frequentano le scuole elementari e medie, ed abbiamo investito anche nella valorizzazione dello sport come momento di aggregazione e di socializzazione. Accanto a questo, possiamo fare di più. In primo luogo, cercando di mettere in rete le diverse esperienze portate avanti nei territori limitrofi al nostro e, poi, comunicando meglio il valore e l’importanza di questi progetti, facendo capire fino in fondo quanto viene fatto dai Comuni della nostra area per favorire l’integrazione.

Angelo Pollina, vice presidente del Consiglio regionale della Toscana, in una recente intervista al nostro giornale, ha definito la moschea come un’opera faraonica oltre che inutile. Cosa ne pensa?

La vicenda della moschea, o meglio della nuova sede del centro culturale islamico, è stata, fin dall’inizio, strumentalizzata, sull’onda del clima di paura e di insicurezza che caratterizza la scena nazionale ed internazionale dopo l’11 settembre del 2001. I risultati sono stati un eccessivo clima di tensione e la diffusione di informazioni sbagliate e fuorvianti. Il nuovo centro islamico non è un’opera faraonica e non è inutile, dal momento che è una tappa importante del percorso di dialogo e di conoscenza reciproca che la nostra città ha avviato, ormai da molti anni, con la comunità islamica locale, da sempre disponibile a confrontarsi con noi e a rispettare le norme e le leggi che regolano la nostra vita quotidiana. Ne è una prova evidente il protocollo d’intesa per la gestione dei nuovi spazi, firmato nel 2004 tra il Comune di Colle di Val d’Elsa e l’Associazione dei musulmani di Siena e provincia, unico esempio in Italia.

Quanto inciderà, secondo Lei, questa struttura una volta ultimata, sulle problematiche connesse all’ordine pubblico?

La nuova sede del centro culturale islamico nasce come un luogo trasparente e aperto a tutti cittadini, dove non mancheranno occasioni di dialogo e di incontro tra culture diverse. Credo che iniziative come questa, che stimolano e favoriscono la conoscenza reciproca, possano essere una delle risposte alle problematiche legate all’ordine pubblico e alla sicurezza dei cittadini.

Dica la verità: è pentito di non aver coinvolto la popolazione locale con un referendum?

Non sono pentito perché credo che la discussione sulla nuova sede del centro culturale islamico non possa passare da un referendum dove si sceglie se dare o meno alla comunità islamica il diritto ad avere un luogo in cui esercitare la propria religione. La libertà religiosa è riconosciuta dalla nostra Costituzione. Piuttosto, credo sia importante riflettere sul significato profondo di un simile progetto che si apre alla conoscenza del diverso e che vuole promuovere il dialogo per combattere la paura e l’insicurezza. Nell’estate del 2006, la correttezza con cui ha agito l’amministrazione comunale è stata confermata anche dal Tribunale di Siena che ha respinto il ricorso presentato dal Comitato “Per la tutela del verde pubblico” contro la delibera del consiglio comunale che aveva giudicato inammissibile il referendum consultivo sulla realizzazione del nuovo centro culturale islamico nel parco di San Lazzaro. Secondo il Tribunale di Siena, infatti, i diritti delle minoranze etniche e religiose sono una delle materie escluse dalla consultazione referendaria sulle quali l’amministrazione comunale è libera di attuare il proprio potere di indirizzo politico come espressione della maggioranza che governa la città.

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