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Iniziamo subito dalla situazione dell’ordine pubblico a
Colle. Come va adesso?
La
situazione è, come sempre, sotto controllo, grazie
all’impegno e alla crescente collaborazione fra la
Polizia municipale e le forze dell’ordine, che compiono
un monitoraggio costante del territorio, con particolare
attenzione alle zone considerate critiche dal punto di
vista della sicurezza. Nei mesi scorsi è stata
potenziata la nostra stazione dei Carabinieri e questo
permette una maggiore presenza delle forze dell’ordine
all’interno del centro urbano e nei diversi quartieri
periferici, oltre ad un’azione preventiva più efficace
verso episodi di microcriminalità, quali furti, atti di
vandalismo e violazioni del codice della strada.
Ritiene che per la Valdelsa, ed in particolare per
Colle, si possa confermare il binomio “ordine pubblico =
emergenza stranieri”?
Credo
proprio di no. Da alcuni anni l’area della Valdelsa, ed
in particolare i due Comuni più grossi, Colle di Val
d’Elsa e Poggibonsi, è interessata da una forte
immigrazione, sia interna, con persone che arrivano
soprattutto dall’Italia meridionale, che esterna, con
persone extracomunitarie. L’attrattiva della nostra zona
è legata all’offerta lavorativa che le aziende presenti
riescono ancora ad offrire. Questo fenomeno migratorio
sta dando un nuovo volto alle nostre realtà, in
particolare dal punto di vista sociale, ma non deve
essere vissuto come un’emergenza di ordine pubblico. Chi
viene a vivere in Valdelsa è alla ricerca di una vita
migliore. Il nostro compito, come amministrazione
comunale, deve essere quello di incentivare
l’integrazione, a partire dalle scuole, dove ogni giorno
si incontrano e stanno insieme bambini di origini e
costumi diversi. |
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L’amministrazione comunale ha fatto, e sta facendo,
proprio tutto per favorire l’integrazione, o può
rimproverarsi qualcosa?
L’amministrazione comunale ha messo in campo una serie
di attività nel settore sociale, educativo e sportivo,
volte a favorire l’integrazione, cercando di offrire ai
nuovi cittadini assistenza, consulenza ed opportunità di
socializzazione e di inserimento nella nostra società.
E’ su queste basi che si fonda, ad esempio, il progetto
di area “La quotidianità dell’integrazione”, promosso
attraverso la Fondazione Territori Sociali AltaValdelsa,
con opportunità rivolte ai nuovi cittadini immigrati.
Un’attenzione particolare l’abbiamo rivolta alle scuole,
lavorando, soprattutto, con i ragazzi che frequentano le
scuole elementari e medie, ed abbiamo investito anche
nella valorizzazione dello sport come momento di
aggregazione e di socializzazione. Accanto a questo,
possiamo fare di più. In primo luogo, cercando di
mettere in rete le diverse esperienze portate avanti nei
territori limitrofi al nostro e, poi, comunicando meglio
il valore e l’importanza di questi progetti, facendo
capire fino in fondo quanto viene fatto dai Comuni della
nostra area per favorire l’integrazione.
Angelo Pollina, vice presidente del Consiglio regionale
della Toscana, in una recente intervista al nostro
giornale, ha definito la moschea come un’opera faraonica
oltre che inutile. Cosa ne pensa?
La
vicenda della moschea, o meglio della nuova sede del
centro culturale islamico, è stata, fin dall’inizio,
strumentalizzata, sull’onda del clima di paura e di
insicurezza che caratterizza la scena nazionale ed
internazionale dopo l’11 settembre del 2001. I risultati
sono stati un eccessivo clima di tensione e la
diffusione di informazioni sbagliate e fuorvianti. Il
nuovo centro islamico non è un’opera faraonica e non è
inutile, dal momento che è una tappa importante del
percorso di dialogo e di conoscenza reciproca che la
nostra città ha avviato, ormai da molti anni, con la
comunità islamica locale, da sempre disponibile a
confrontarsi con noi e a rispettare le norme e le leggi
che regolano la nostra vita quotidiana. Ne è una prova
evidente il protocollo d’intesa per la gestione dei
nuovi spazi, firmato nel 2004 tra il Comune di Colle di
Val d’Elsa e l’Associazione dei musulmani di Siena e
provincia, unico esempio in Italia.
Quanto inciderà, secondo Lei, questa struttura una volta
ultimata, sulle problematiche connesse all’ordine
pubblico?
La nuova
sede del centro culturale islamico nasce come un luogo
trasparente e aperto a tutti cittadini, dove non
mancheranno occasioni di dialogo e di incontro tra
culture diverse. Credo che iniziative come questa, che
stimolano e favoriscono la conoscenza reciproca, possano
essere una delle risposte alle problematiche legate
all’ordine pubblico e alla sicurezza dei cittadini.
Dica
la verità: è pentito di non aver coinvolto la
popolazione locale con un referendum?
Non sono
pentito perché credo che la discussione sulla nuova sede
del centro culturale islamico non possa passare da un
referendum dove si sceglie se dare o meno alla comunità
islamica il diritto ad avere un luogo in cui esercitare
la propria religione. La libertà religiosa è
riconosciuta dalla nostra Costituzione. Piuttosto, credo
sia importante riflettere sul significato profondo di un
simile progetto che si apre alla conoscenza del diverso
e che vuole promuovere il dialogo per combattere la
paura e l’insicurezza. Nell’estate del 2006, la
correttezza con cui ha agito l’amministrazione comunale
è stata confermata anche dal Tribunale di Siena che ha
respinto il ricorso presentato dal Comitato “Per la
tutela del verde pubblico” contro la delibera del
consiglio comunale che aveva giudicato inammissibile il
referendum consultivo sulla realizzazione del nuovo
centro culturale islamico nel parco di San Lazzaro.
Secondo il Tribunale di Siena, infatti, i diritti delle
minoranze etniche e religiose sono una delle materie
escluse dalla consultazione referendaria sulle quali
l’amministrazione comunale è libera di attuare il
proprio potere di indirizzo politico come espressione
della maggioranza che governa la città. |