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IL PERICOLO DEI BUCHI NERI NELLA SICUREZZA PERCEPITA

 
“Mancanza di sicurezza” ormai è divenuta un’espressione con la quale vengono indicati non solo contesti di violazione delle norme specificamente caratterizzanti fattispecie penali ma in essa, di fatto, l’uomo della strada e non solo tende normalmente a ricomprendere anche il verificarsi di tutte quelle fastidiose situazioni di quotidianità che pur non rappresentando un vero e proprio fatto criminoso sfuggono comunque ai canoni dell’ordinato vivere civile di una comunità. Pertanto, se si chiedesse ad un cittadino qualunque di evidenziare i motivi che lo rendono insicuro certamente risponderebbe ‘perché c’è troppa criminalità’ ma è altrettanto scontato che lo stesso circostanzierebbe in maniera più articolata il suo stato di disagio soggiungendo ed evidenziando anche aspetti che nulla hanno a che vedere con la criminalità intesa nella sua accezione penale. Sono gli aspetti che possono scaturire sia da inciviltà e maleducazione delle persone sia da degrado e disordine urbano in genere. Aspetti che comunque incidono fortemente sul rapporto con l’ambiente che lo circonda facendolo sentire vittima del disagio, gli provocano stati di sofferenza e di abbandono che, conseguentemente, alimentano in lui anche un certo senso di esposizione. Spesso anche al pericolo. E’ piuttosto prevedibile, infatti, che lo stesso cittadino chiami in causa anche il vicolo poco illuminato, l’incrocio o la strada pericolosi, la presenza di vù cumprà e lavavetri che disturbano il passeggio o la fermata, lo sconcio delle prostitute per strada, la presenza di ubriachi e drogati invadenti, aggressivi o pericolosi, la difficoltà di
riposare a causa di schiamazzi notturni, barboni che bivaccano sui gradini di portoni o sotto i porticati con i loro cani sporcando ed infastidendo, accattoni molesti, giochi indisciplinati, passatempi rumorosi, imbrattamenti di muri o monumenti, l’abbandono di rifiuti e via dicendo. Anzi è verosimile, ad esempio, che nelle sue più intime e dirette valutazioni sulla sicurezza il cittadino possa dare più peso al lampione che non funziona sul tragitto che deve compiere per andare a buttare il sacco dell’immondizia di sera piuttosto che ad una truffa milionaria perpetrata ai danni di qualcuno che non conosce o che comunque è lontano dai suoi diretti interessi. E chi ha l’obbligo istituzionale di mantenerla la sicurezza non può rispondere a chi a diritto la pretende che ‘forse si sbaglia’; che i parametri per misurarla non sono rappresentati da ciò che lui percepisce ma dal numero di reati perpetrati, dalla loro gravità o da altri freddi indici statistici per lui insignificanti. Il sentirsi sicuri infatti è, e non può che essere, rappresentato dal grado di libertà e serenità che ciascun cittadino giudica soggettivamente adeguato al proprio grado di civiltà e per potersi muovere con tranquillità nell’ambito della comunità di cui è componente. Quanto finora detto sembra un dato di fatto inconfutabile ed ormai acquisito anche in ogni ambiente istituzionale tant’è che è ormai da anni che si parla di sicurezza percepita, di diritto del cittadino alla sicurezza e, nel contempo, si cerca faticosamente di orientarsi per mettere in campo efficaci e complete risposte. Ed allora, quale tutela riceve la sicurezza del cittadino così come egli la percepisce? Intanto va subito detto che la legge riserva la specifica competenza nella tutela dell’ordine pubblico e nella sicurezza pubblica allo Stato ed ai suoi Organi. La copertura dei grandi spazi della sicurezza così come percepita dal cittadino, però, non può essere completamente assorbita dall’azione statale. Quest’ultima, infatti, trova limiti concreti ed indiscutibili nelle risorse disponibili e nel conseguente obbligo dei medesimi Organi di orientarsi verso le prioritarie esigenze stabilite dalle stesse riserve di legge. Basta un approccio molto superficiale e sfumato ai concetti di ‘ordine e sicurezza pubblica’, infatti, per rendersi conto che gli Organi e le Forze di Polizia dello Stato non possono assolvere un’azione tanto estesa e tanto capillare sul territorio da coprire tutte le esigenze che si frappongono al diritto di ciascun cittadino di poter effettivamente vivere il reclamato grado di serena libertà. Si pensi al significato di ordine pubblico ad esempio, che, pur senza pretese di esaustività, può essere espresso nella condizione di pacifica e solidale convivenza tra cittadini immune da violenze, turbative, sommosse e disordini. Per garantire la quale lo Stato può incidere anche su alcune libertà della persona. Un’idea dell’impegno, per capire, può essere data dalle penetranti e ferree prescrizioni per la gestione dell’ordine pubblico in uno stadio od in occasione di un grande evento oppure al divieto od alle limitazioni che l’Autorità può imporre in occasione di una qualsiasi manifestazione e via dicendo. Od al concetto di ‘Sicurezza Pubblica’ che esprime, anche qui senza pretese di esaustività, un significato di interesse pubblico per un pacifico e sicuro svolgimento della vita nell’ambito di una comunità; da garantire con una funzione di prevenzione dei reati realizzata dalla complessa serie di misure ed attività di controllo poste in essere dall’Autorità di pubblica sicurezza -in dipendenza dal potere esecutivo- in parallelo alla funzione di ‘repressione’ dei reati già commessi -in dipendenza dall’Autorità Giudiziaria-. Appare abbastanza evidente, anche nella estrema schematicità dei concetti appena espressi, come la pur ampia e complessa funzione esercitata dallo Stato con le proprie Forze di Polizia non può che mirare al contrasto di episodi o condizioni che abbiano un rilievo ben sostanziale nella turbativa o nella sicurezza della comunità in rapporto alle ‘regole’. Ma allora l’ampia fascia di fenomeni di disturbo che si affacciano oltre i frastagliati confini della primaria, possibile ed effettiva azione dello Stato -ove, senza scandalo, potrebbero essere fatti rientrare anche gli episodi di microcriminalità più spiccioli e di più estrema marginalità rispetto ai crimini dirompenti- rischia di essere abbandonata a sé stessa con la conseguente certezza del geometrico moltiplicarsi delle turbative? Rischia di andare a rappresentare un buco nero nella sicurezza percepita? Sembra scontato che le cose non possano andare così! Non si dimentichi che parallelamente all’attività di mantenimento dell’ordine pubblico e dell’azione di prevenzione e repressione dei reati assicurata direttamente dallo Stato in ogni comunità si esplica -anche grazie alle specifiche attribuzioni di legge- l’attività dell’Amministrazione locale che, con l’obiettivo di mantenere standard di vita civile che includano un favorevole, produttivo e vantaggioso rapporto tra la città ed i cittadini pone in essere tutta una serie di atti e provvedimenti finalizzati alla conservazione e alla difesa del vivere sociale da qualunque azione possa recare turbativa. In altri termini, funzioni che garantiscano il livello urbano di qualità e vivibilità che il cittadino si aspetta in relazione al grado di civiltà della comunità stessa e lo tuteli sia dal disturbo del degrado sia dagli incongrui ed incivili comportamenti di altri. Nella sostanza, con un po’ di coraggiosa e necessaria chiarezza, funzioni probabilmente residuali rispetto ai compiti direttamente assolti dall’azione statale nel l ’ ambito dell’ampio concetto di ordine e sicurezza pubblica; certamente, funzioni più indirizzate all’urbanità. Ma funzioni indispensabili, fondamentali per la serenità della vita e degli affari di ogni singolo cittadino. Peraltro, funzioni che, in massima parte, vengono svolte con l’attività di prevenzione e repressione normalmente assolta dalla Polizia Municipale. Purtroppo, però, non sono rarissime situazioni di non adeguata ‘attenzione’ verso queste questioni ‘spicciole’, a prima vista non determinanti e, probabilmente ma a torto, ritenute anche poco ‘paganti’ per l’immagine di chi si ritrova a doverle curare. Peraltro, in un contesto che in qualche caso tende alla ‘distrazione’, a ‘passare oltre’, all’abbandono dei piccoli problemi sociali altre aspettative si aggiungono a complicarne il quadro. Con sempre maggiore forza, infatti, emerge che proprio la Polizia Municipale rivendica un ruolo ‘più emergente’ nel vasto contesto delle attività di sicurezza. Un ruolo a cui vengano riconosciute più elevate ‘prerogative’ nelle attività. Prerogative che, magari a diritto, l’assimili sempre più alle Forze di Polizia statali. E con il quale riconoscimento, quasi a rispondere al cittadino che non troppo raramente ma sempre ingiustamente considera sottovoce ‘si occupano solo di multe’, intende forse ‘uscire da una stretta logica della disciplina del traffico’; per la verità mai imposta. Ben venga, quindi, una risposta alle aspettative della Polizia Municipale. Ben venga la ‘fortificazione’ delle sue competenze nell’ambito della sicurezza, nella cui direzione certamente vanno anche recentissime normative. Ben venga la ‘fortificazione’ che la sottragga ai lamentati freni che al momento ne limiterebbero l’operatività. Ma forse il punto è proprio qui. E’ proprio qui che si gioca il pericolo del buco nero nella sicurezza percepita. L’esigenza sentita dal cittadino, nei casi in cui non venga già fatto, è che la Polizia Municipale allarghi e di molto la sua azione. Che vada oltre l’ipotetico confine del ‘traffico’. Ma per rivolgersi anche alle questioni che si sottraggono – per forza od a ragionedall’azione degli Organi che portano la presenza dello Stato nella comunità. Non già ad uscire – più o meno nettamente- dal complesso delle ampie attribuzioni che gli derivano dalla qualità di ‘esecutivo’ dell’Amministrazione locale. Il rischio, infatti, è rappresentato proprio dalle possibili ed intuibili subitanee fughe da quella fascia fastidiosa per il cittadino che racchiude quelle che non proprio correttamente potrebbero essere individuate come le ‘piccole cose’ dell’urbanità. Il rischio è la fuga da quei confini della sicurezza attraverso i quali la comunità potrebbe essere più facilmente aggredita. La cultura della sicurezza percepita, si crede, non può che partire dal margine. Dalle ‘piccole cose’, appunto. Che, tra l’altro, sono forse le più difficili da gestire per la capillare diffusione e la mancanza di regole di prevenzione e repressione dettagliate, precise ed incisive. Dove molto influisce la cultura, il rispetto, il senso di appartenenza. Ed è l’assetto di queste “piccole cose” che dà ordine e cementifica le fondamenta della comunità. Che alza gli argini contro l’esposizione, l’attaccabilità, la facile incursione di teppisti e malavitosi. Purtroppo, dalla levatura sempre crescente. “Se non si ripara subito la finestra di un palazzo, presto tutte le altre saranno rotte!” Attenzione alle ‘piccole cose’, quindi. Che implica un’attenta e costante opera di visibile partecipazione ai problemi dell’urbanità più prossimi ai cittadini, di condivisione degli stessi, di farne propria la soluzione immediata dandone prova tangibile a chi li subisce o di trasferirli a chi ha la competenza risolutiva: sia l’Amministrazione locale siano le Forze dello Stato. La ‘dignità’ di una funzione può essere ben ritrovata anche in questo importante e nobilissimo spazio. Può essere ritrovata e rinnovata in questo preciso ruolo nello scacchiere della tutela della sicurezza. Ruolo che offre ampiamente la consapevolezza ed il pagamento di operare sinergicamente ad altri proprio nella direzione della solidità, della impenetrabilità, della inattaccabilità della Struttura alla quale, anche da cittadini, si appartiene. E’ da sperare, da cittadini, che l’idea del ‘Vigile di quartiere’ vada in questa direzione. Vada verso il capillare controllo conoscitivo del territorio in grande sinergia con le FF.PP. statali per evitare il formarsi di zone franche nel presidio di territorio e fenomeni. Che si tuffi verso la cultura della prevenzione, della educazione civica. Per eliminare il substrato che favorisce il degrado. Per rendere lo spazio urbano meno vulnerabile al vandalismo, ai comportamenti incivili, all’azione della criminalità predatoria. Per dare una risposta immediata all’ordine civico ed alla pulizia. Per dare certezze e sicurezza. Per contrastare la volontà di chi trova agevolazione dal decadimento e dal disordine. Così potranno essere evitati anche gli scontati ulteriori doppioni in altri piani di competenze e mantenuto il presidio a questa fascia delle ‘piccole ma importanti cose. Per contrastare decisamente quei fenomeni tanto marginali dal punto di vista del peso normativo dell’ordine e della sicurezza quanto importanti per la percezione del cittadino. Per la costruzione di condizioni di sicurezza complete nello scacchiere. Per scongiurare il buco nero in agguato. In caso contrario le sabbie mobili dell’incertezza e dell’abbandono rischiano di inghiottire ogni speranza di risposta concreta alla percezione.

 Cesare Masella