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CERTEZZA DELLA PENA

 

“viviamo una situazione di indulto quotidiano di cui tutti parlano. Ma su cui non si è fatto nulla negli ultimi anni. La certezza della pena, che trova il consenso unanime della politica, della magistratura, dell’opinione pubblica è quanto di più incerto esista: meglio una pena blanda oggi che la promessa di un castigo futuro che non arriva mai.” Queste sono le parole pronunciate dal capo della polizia Antonio Manganelli, durante un intervento effettuato al senato davanti alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia. Parole che confermano come a fronte dei numerosi tentativi di far intendere altro, il problema sicurezza è più che mai lungi dall’essere non dico risolto, ma affrontato seriamente. Ci troviamo in un sistema di regole farraginose e spesso contraddittorie che garantisce a chi delinque la possibilità di farla franca. Lo stesso Manganelli dice “quando arrestiamo qualcuno per uno dei reati di cosiddetta criminalità diffusa scopriamo che quel qualcuno nell’ultimo semestre era stato già arrestato altre tre o quattro volte per lo stesso tipo di reato”. E’ allora inutile che la polizia, spesso a rischio della propria vita, arresti i criminali quando poi questi ritornano liberi, graziati da giudici e magistrati, tornando a commettere reati e spesso anche a farsi beffa dei poliziotti. Come risolvere il problema? La colpa non è dei giudici o dei magistrati che non fanno e non possono fare altro che applicare la legge. La responsabilità è di chi nel nostro paese si riempie la bocca della parola sicurezza, ma poi vara o non modifica leggi che non sono in grado di garantire pene certe che non lascino adito a qualsiasi tipo di interpretazione, sconto, indulto o buona condotta, per poi scaricare tramite giornali e televisioni la responsabilità su giudici e magistrati. Certezza della pena e certezza della riabilitazione, questi sono due degli strumenti reali, insieme all’investimento di risorse nella sicurezza e ad una azione di educazione ai veri principi morali e ai valori fondamentali della vita umana, per garantire concretamente una maggiore sicurezza ai cittadini. I molti casi di condannati, poi lasciati in regime di libertà, oppure che per sconti di pena, indulti o buona condotta, ammazzano, rubano, spacciano, stuprano e quant’altro, aumentano la rabbia dei cittadini e la sensazione che la maggior parte dei reati restino in sostanza impuniti. La gente e sempre più stufa e scoraggiata da questa situazione e pure basterebbe chiedere a loro la soluzione. Anche Siena, pur essendo ai vertici delle classifiche di vivibilità e sicurezza del nostro paese, non potendo comunque isolarsi completamente dalla realtà che la circonda, si trova a confrontarsi con questi temi e con una sensazione di insicurezza in crescita anche quale riflesso delle continue notizie di cronaca che tutti i giorni riempiono TG e giornali. Se chiediamo ai senesi quale è la soluzione, la quasi unanimità risponde, che la pena và scontata per intero ed in carcere, senza sconti, indulti o riduzioni per buona condotta. Si parla di carceri sovraffollate e si creano artifici per diminuire il sovraffollamento delle carceri senza pensare che se si applicasse realmente il concetto di certezza della pena, oltre che fare finalmente e realmente giustizia, questa col tempo darebbe concretamente la sensazione di sicurezza ai cittadini e incuterebbe un reale timore di finire in carcere da parte di chi delinque, innescando un circuito virtuoso che condurrebbe ad una riduzione dei reati. Altro che sovraffollamento delle carceri, in un paese come il nostro dove vengono sprecati milioni di euro, con continui scandali, andrebbero costruite nuove case di detenzione. Ma a questo punto non mi resta che pensare, che è proprio quella parte di classe politica,
forse perché ha paura di essere la prima a subirne le conseguenze vedi tangentopoli e tutti gli scandali che sono seguiti, a non volere giustizia e certezza della pena. Chi è finito in galera per questi gravissimi reati? “siamo tra i peggiori al mondo per corruzione” “bisogna irrobustire i controlli” e ancora “massima trasparenza in ogni agire della pubblica amministrazione” per evitare che si propaghi una sfiducia che può costituire un “rischio mortale per la democrazia”. Queste sono le parole usate dal presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro, mercoledì 11 febbraio scorso, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Chi ha la responsabilità di guidare un paese deve essere irreprensibile, incorruttibile ed un esempio per gli altri. Chi per scelta e su mandato del popolo italiano dirige la nazione così come merita rispetto, onore, attenzione, potere e un’adeguata retribuzione, quando commette un reato, essendo lo stesso aggravato dal ruolo che un rappresentante del popolo riveste, questi va punito con ancora maggiore rigore e intransigenza, altrimenti è ovvio che non ha senso mandare in galera un normale cittadino che commette un comune reato. Questo è il presupposto fondamentale per ottenere la tanto chiacchierata certezza della pena. Se i primi a finire in carcere non sono quei politici, che si sono macchiati di reati, gravissimi proprio in virtù dell’incarico che essi ricoprono, come si può parlare di certezza della pena. “ma se rubano loro che dovrebbero essere da esempio e guidarci !?!”, “se loro commettono un reato non pagano, perché dovrei andarci io in galera?”, questo è quello che si sentono autorizzati a dire i cittadini. Quindi, leggi che garantiscano pene certe, nessuna riduzione, abolizione di ogni tipo di agevolazione durante lo sconto della pena e durante il periodo della pena, rieducazione al reinserimento nella società mettendo a disposizione i mezzi necessari per l’insegnamento di una professione, di un mestiere, che consenta ai detenuti di contribuire al loro mantenimento durante il periodo di espiazione e ad acquisire un capacità e una consapevolezza che gli consenta di vivere, in modo onesto, una volta ultimata la condanna. Allo stato attuale è forse questa l’unica soluzione, che possa riuscire a restituire un senso alla parola giustizia e una reale sensazione di sicurezza nel nostro paese. 

 Vincenzo Iovino

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