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A mio parere, con la sottoscrizione del nuovo accordo
nazionale quadro si realizzerà una grande occasione per
consentire un reale miglioramento delle condizioni di
lavoro dei colleghi a patto che vengano affrontati e
risolti alcuni problemi. In primo luogo occorrerà che i
quadri dirigente del Siulp si facciano interpreti delle
reali aspettative dei colleghi, trasformando i nuovi
bisogni in futuri accordi negoziali sfruttando al
meglio tutte le potenzialità che il nuovo accordo
prevede. L’incremento effettivo del ruolo negoziale
delle strutture territoriali costituirà la vera sfida,
ed offrirà ai sindacalisti del Siulp la possibilità di
reale competizione con gli altri sindacalisti, proprio
sul piano della passione, della dedizione, della
professionalità e della concretezza dell’azione a tutela
dei diritti dei colleghi. Il rischio è che le norme
subiscano una difforme interpretazione ed applicazione,
con una sostanziale disparità di trattamento e di
opportunità tra i colleghi che lavorano nelle diverse
realtà territoriali. Questo rischio potrà essere evitato
con un rinnovato impegno delle diverse articolazioni
organizzative del Siulp, che dovranno favorire momenti
di confronto e di formazione comune dei quadri, per
fornire una omogenea linea d’indirizzo applicativo delle
norme, fermo restando la necessità di adattare gli
accordi alla specificità e peculiarità delle singole
realtà.
Si dovranno, inoltre, creare in modo permanente circuiti
virtuosi di comunicazione in grado di determinare una
rapida circolazione delle notizie e delle informazioni
tra le varie strutture del Siulp riguardanti le
esperienze maturate ed i contenuti degli accordi
sottoscritti a livello locale, in modo da offrire a
tutti la possibilità di realizzare i risultati migliori
possibili in ogni luogo.
L’esperienza negoziale capillarmente attuata a livello
locale dai rappresentanti del Siulp dovrà costituire un
valore aggiunto, capace di qualificare in modo diffuso e
peculiare l’azione sindacale della nostra
organizzazione.
La seconda incognita riguarda il ruolo d’indirizzo
politico che l’Amministrazione centrale intenderà
impartire ai dirigenti territoriali, in ordine alle
modalità con cui attuare il confronto negoziale e la
realizzazione di corrette relazioni sindacali in tema di
applicazione delle norme dell’ANQ:
Come detto, il problema non è di ordine tecnico, ma è
squisitamente politico.
Il vero banco di prova sarà quello di verificare se i nuovi
contenuti dello strumento negoziale possano realmente
fornire diverse opportunità, per conciliare il rispetto
delle norme e degli accordi con l’attuazione dei
compiti istituzionali, in un quadro di necessaria ed
inevitabile razionalizzazione delle risorse disponibili.
Per realizzare ciò occorrerà credere nell’attuazione di
processi concertativi tra le parti nel rispetto dei
ruoli, delle responsabilità e delle norme vigenti.
In tale quadro, il confronto con il sindacato non potrà
continuare ad essere vissuto ed interpretato, al centro
come in periferia, come una sorta di “male necessario”
da tollerare e per questo consentire ai dirigenti di
violare costantemente ed impunemente le norme e gli
accordi contrattuali, con la giustificazione delle
continue “esigenza, o emergenze di servizio”.
Si tratta di argomentazioni abitualmente ed unanimemente
utilizzate in forma di affermazioni apodittiche, per
motivare la tutela e la salvaguardia di ogni dirigente,
a prescindere dalla condotta, dalle proprie capacità e
responsabilità gestionali, anche verso il sindacato.
Peraltro tale situazione ha spesso consentito anche al
Dipartimento, per un verso, di assumere posizioni di
formale distacco per tali condotte e, per altro verso,
allo stesso modo, di manifestare in modo informale
spesso direttamente agli interessati, una sostanziale
esplicita condivisione delle ragioni che giustificano le
palesi violazioni.
Per questo, spesso, non viene fatto nulla per evitare il
verificarsi delle violazioni, la rimozione degli effetti
e l’applicazione corretta delle norme, tanto meno la
ricerca delle responsabilità.
Per realizzare tutto ciò il punto dirimente è quello di
prevedere che, le corrette relazioni sindacali, il
rispetto delle norme, la valorizzazione del capitale
umano, ed il corretto utilizzo delle risorse
economiche, rispetto ai compiti e agli obbiettivi
istituzionali stabiliti, debbano costituire elementi
fondamentali per misurare la capacità e la
responsabilità gestionale di un dirigente.
Se quest’ultimo nodo, tutto politico, che riguarda un nuovo
modo di concepire il proprio ruolo istituzionale, ed il
rapporto con il sindacato - il tema è più generale e non
riguarda solo il confronto per l’ANQ - non verrà
sciolto, il rischio è che anche tutte le innovazioni
apportate con il nuovo accordo nazionale quadro,
rischieranno di essere inefficaci, e/o di tradursi in un
incremento di conflittualità territoriali, con tutte le
prevedibili conseguenze per l’efficienza del servizio, e
per la credibilità e l’ efficacia dell’azione del
sindacato nei confronti dei propri iscritti.
Primo Sardi
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