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Chi si trova
ad operare quotidianamente sul territorio e riveste
anche una responsabilità sindacale, non può non aver
vissuto l’esperienza di essersi sentito molte volte
assillato da continue richieste e spesso dalle
conseguenti lamentele da parte dei colleghi, sui ritardi
e le disfunzioni dell’Amministrazione.
Le lamentele
variano, in genere, dalla mancanza di risposte
tempestive oltre che per la scarsità, o assenza di
strumenti per lavorare.
Molto più
frequentemente, ed è l’aspetto che ci deve
prioritariamente interessare per l’incarico sindacale
che rivestiamo, sono i ritardi dell’Amministrazione nel
riconoscere e nell’attribuire diritti o anche,
semplicemente, nel fornire risposte a richieste avanzate
anche molto tempo prima.
Sul primo
aspetto, che attiene più alle condizioni organizzative
complessive ritengo che la nostra Amministrazione non
possa più continuare ad intervenire in settori
nevralgici per la funzionalità dell’intero apparato,
penso a tutto il settore logistico e di supporto, solo e
soltanto in termini di tagli in percentuale delle spese,
lasciando inalterata la struttura organizzativa per
fronteggiare talune esigenze operative e lavorative.
Spesso la
nostra Amministrazione agisce ed è organizzata con
procedure e tempi di realizzazione dei progetti che
sembrano più appartenere ad uno Stato ottocentesco,
piuttosto che ad uno Stato moderno che deve rendere
conto ai suoi cittadini di come viene amministrato,
dell’impiego del denaro pubblico, dell’efficienza degli
apparati.
E’
assolutamente necessario introdurre procedure e metodi
gestionali che siano innovativi, evoluti, efficaci,
tempestivi ed economicamente compatibili per il
raggiungimento dei fini istituzionali a cui si deve far
fronte per riuscire a garantire sicurezza ai cittadini.
Occorre
introdurre forme e procedure gestionali più avanzate
dove vi sia anche una chiara definizione di compiti e
responsabilità in ordine al funzionamento degli Uffici.
Capita sovente ed ognuno di noi potrebbe portare ad
esempio talune disfunzioni e assurdità organizzative che
celano spesso prassi burocratiche che determinano
frammentazione o confusione di competenze, o procedure
che sono solo funzionali a rispondere a logiche
spartitorie di gestione del potere più che a garantire
efficienza e razionalizzazione nell’impiego delle
risorse.
Di chi è la
colpa di tutto ciò: anche questo è un mistero tipico di
una certa cultura burocratica che tende a non decidere e
se decide lo fa molto lentamente e se sbaglia nessuno è
mai colpevole o responsabile per il danno causato, per
gli effetti e talvolta anche per le sofferenze prodotte.
Gli esempi
che si possono citare sono molti, sicuramente troppi, e
credo che l’azione del sindacato dovrà concentrarsi non
solo nel riuscire a raggiungere nuovi traguardi
contrattuali, ad aprire nuovi spazi di democrazia, ma
prima ancora a rivendicare il rispetto degli accordi e
delle norme vigenti dando certezza, uniformità e
tempestività nella fruizione dei diritti.
Penso ad
esempi concreti della nostra vita lavorativa e sindacale
quotidiana e mi viene da chiedere il perché certe cose
avvengono ancora e costringono i colleghi a subire
prassi o procedure che producono iniquità e
sperequazioni spesso non dovute alle norme, ma al modo
di interpretarle da parte di chi è preposto ad un
determinato incarico, al centro come in periferia. Penso
che, nonostante a volte subentri la sfiducia e la
rassegnazione perché sembra una lotta impari, in realtà
non possiamo passivamente accettare un simile stato di
cose e dobbiamo, anche se con fatica, tanta passione e
pazienza continuare a lottare per cambiare questo stato
di cose.
Il sindacato
in generale, ed il Siulp in particolare, per quanto ci
riguarda, costituisce l’unico strumento e l’unico argine
per combattere questa dura battaglia di emancipazione e
di civiltà per l’intera categoria.
Volete
qualche esempio sull’attuale situazione: perché bisogna
attendere anni per poter avere la pensione definitiva, o
benefici economici vari, arretrati, ricostruzione di
carriera, aggiornamento di stipendi derivanti da
avanzamenti di qualifica ed altro?. Perché bisogna
attendere anni perché vengano banditi e espletati i
concorsi per gli avanzamenti di carriera penalizzando
ingiustamente molti colleghi? Forse perché tutto ciò non
viene visto come un servizio ed un dovere per rendere
agibile la fruizione di un diritto, ma come l’esercizio
di un potere.
Dove il
rapporto tra dipendente ed Amministrazione diviene un
rapporto che vede il collega come un suddito che deve
chiedere “favori” più che avere il diritto di
rivendicare la fruizione di diritti. Nella nostra
Amministrazione ancora molta strada credo deve essere
percorsa prima di far maturare in modo netto e chiaro,
senza equivoci, la consapevolezza e il definitivo
approdo comportamentale a tutti i livelli di un rapporto
di lavoro che è fatto indiscutibilmente di doveri, di
disagio, di sacrificio ma anche diritti che, per
definirsi tali hanno bisogno di essere rispettati e non
solo talvolta enunciati.
Credo
tuttavia che il futuro che attende il Siulp non potrà
che vedere il sindacato ed i suoi quadri dirigenti
fattivamente impegnati per affrontare i tanti problemi
che i colleghi ci segnalano. L’impegno del Siulp sarà
sempre quello di lavorare seriamente con impegno e con
competenza per rendere un servizio sempre migliore ed
apprezzato ai colleghi che rappresentiamo.
Da loro ci
attendiamo la fiducia, la vicinanza, la partecipazione,
la critica costruttiva e la costruzione insieme di
obbiettivi condivisi da perseguire. E’ necessario avere
la consapevolezza che, purtroppo non tutto quello che è
giusto, e per questo sembra scontato, nella realtà si
realizza con facilità. Occorre un costante, continuo
paziente lavoro, non solo per conquistare nuovi
orizzonti, ma l’esperienza ci insegna che è spesso
necessario lottare quotidianamente per difendere e
conservare ciò che si è ottenuto. Nulla è mai per sempre
e nulla è mai scontato ma è il frutto di lavoro,
impegno, serietà e credibilità dell’azione.
Ecco perché
si può ragionevolmente affermare che non si può
rinunciare al sindacato.
Brescia 30
ottobre 2007.
Primo Sardi
Segretario
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