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PREVENZIONE: IL DIRITTO DI NON AMMALARSI VIENE PRIMA DI OGNI ALTRO

La diagnosi precoce è la nostra migliore alleata contro il cancro

 

Quando si parla dei diritti delle persone malate di tumore si pensa subito al settore della terapia e dell’assistenza. Esiste però un diritto inalienabile per tutti che è quello di non ammalarsi e di continuare a conservare, il più a lungo possibile, un buon stato di salute. E’ per questo che la Lega Italiana per la lotta contro i tumori (LILT) insiste sulla prevenzione: nella speranza che un ricorso più sistematico dei cittadini ai nostri servizi diagnostici , possa in futuro contribuire a ridurre, in maniera sensibile, il numero dei malati. Spesso infatti la battaglia contro il cancro è una sorta di lotta contro il tempo, nella quale l’anticipazione diagnostica diventa la nostra migliore alleata. La prevenzione deve divenire un metodo di vita, da praticare senza ansie né angosce.

In Italia sono oltre 60 mila le persone che ogni anno potrebbero essere salvate con interventi primari e secondari di prevenzione dei tumori, come ad esempio un’alimentazione sana ed equilibrata, l’abolizione del tabacco e l’abitudine a controlli medici periodici.

Le principali campagne di screening, quelle per il tumore della mammella, del collo dell’utero, del colon retto e della prostata, da sole possono salvare ogni anno almeno 15 mila persone.

Storicamente la prevenzione attiva è diventata realtà nel 1962, con l’introduzione nel nostro paese del pap test, indicato per la diagnosi precoce del tumore alla cervice uterina, mentre la battaglia contro il fumo di sigaretta si è imposta all’attenzione generale negli anni Settanta, dopo che nel 1964 fu dimostrata per la prima volta in maniera inequivocabile la cancerogenicità del fumo di tabacco.

Negli anni Ottanta, poi, hanno preso il via le prime campagne di screening di massa a livello regionale – in prima fila la Toscana e l’Emilia Romagna – per il tumore della mammella e del collo dell’utero. Gli uomini hanno iniziato a essere coinvolti nelle campagne di prevenzione primaria contro il cancro del colon retto e della prostata solo a partire dagli anni Novanta.

Un’indagine del Censis – “Rischi ed errori nella sanità italiana” – del 2001, ha mostrato però che negli ultimi anni la frequenza con cui gli italiana si sottopongono a controlli medici va progressivamente diminuendo, nonostante che il 62% dei nostri connazionali continui a considerare la prevenzione uno degli obiettivi più importanti che la moderna medicina dovrebbe raggiungere.

A questa cifra si aggiungono quelle di un’indagine Eurisko-Cnel dell’ottobre del 2001, secondo cui il 55% degli italiani non attua alcuna forma di prevenzione del cancro.

Scendendo nei dettagli più del 66% degli uomini in età a rischio non ha ancora eseguito un controllo per la prostata e oltre il 33% delle donne non ha mai fatto un pap test e – stessa percentuale – non si è sottoposta a mammografia nemmeno una volta nella vita.

Prevenzione primaria e secondaria

Nell’ambito della lotta al cancro, occorre distinguere una prevenzione primaria e una secondaria. La prima mira a evitare i comportamenti a rischio, come il fumo di sigaretta, l’abuso di alcool e una alimentazione errata, per esempio troppo ricca di grassi animali. Mentre rientrano nella prevenzione secondaria tutti gli esami clinici e strumentali che permettono di effettuare una diagnosi precoce. In questo senso particolare attenzione va attribuita ai programmi di screening di popolazione, come ad esempio quelli per i tumori femminili (utero e seno).

In particolare, nella categoria della prevenzione primaria rientrano tutte quelle scelte che hanno lo scopo di eliminare, prima ancora che insorgano, quei fattori di rischio che possono portare allo sviluppo del cancro: ad esempio modificando la dieta quotidiana, praticando regolarmente un’attività fisica, evitando di esporsi troppo a lungo ai raggi del sole, conoscendo gli agenti cancerogeni e cercando di evitarli e smettendo di fumare. In questo senso ricade nell’ambito della prevenzione primaria anche la tutela della salute sul luogo di lavoro.

In più, se è vero che chi vive in città è esposto suo malgrado all’inquinamento, è anche vero che c’è un inquinamento che ognuno si può risparmiare: il fumo di sigaretta. L’abolizione del fumo di tabacco consentirebbe, infatti, l’eliminazione di oltre l’80% dei tumori al polmone.

In Italia il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte per cancro negli uomini e risulta in aumento fra le donne: la lotta al tabagismo è dunque divenuta uno dei simboli più efficaci della prevenzione e in Italia la LILT da anni è impegnata in questo senso. Dal 1986 organizza corsi antifumo sino ad ora frequentati da oltre 30 mila persone, 20 mila delle quali sono riuscite effettivamente a smettere di fumare.

Programmi di screening dei tumori femminili

Sul fronte delle campagne di screening per l’anticipazione diagnostica dei tumori, negli ultimi 10 anni molti degli sforzi sono stati concentrati sul tumore alla mammella, la neoplasia femminile più comune che colpisce circa 1 donna su 10, e su quello al collo dell’utero, un tumore più frequente dopo i 35 anni, che può essere evitato con la cura tempestiva di lesioni infiammatorie e pre-cancerose.

Queste due patologie colpiscono oltre 31.000 donne ogni anno e diverse Regioni si sono attivate con programmi di screening citologico e mammografico.

Nel 2000 l’attività di screening ha coinvolto circa 900.000 donne (540.000 esaminate con più di 3200 carcinomi individuati) per quanto riguarda lo screening mammografico, e 1.350.000 donne (550.000 esaminate) con 1500 lesioni cancerose per lo screening della cervice uterina.

Screening per tumori al colon retto

La prevenzione secondaria per il tumore del colon retto potrebbe salvare almeno 8000 vite ogni anno. Il test per l’identificazione del sangue occulto nelle feci, insieme alla coloscopia per l’esplorazione del colon, permette di identificare i carcinomi anche in fase molto precoce. La sua introduzione ha così determinato un aumento del numero di pazienti cui è stata diagnosticata questa patologia, con un aumento anche della sopravvivenza, grazie alla tempestività delle cure.

Le stime prevedono poi che si possa arrivare all’80-90% in meno della mortalità effettuando una colonscopia ogni 7-10 anni. Con l’avvento della moderna coloscopia capsulare, la temuta invasività di questo esame si è molto attenuata.

Screening per il tumore alla prostata

Il test noto come PSA (Prostatic Specific Antigen), utilizzato per lo screening del tumore della prostata, non è ancora universalmente considerato un metodo efficace. Questa analisi, che va a cercare una particolare proteina prodotta in sovrabbondanza in caso di tumore alla prostata, potrebbe portare alla luce, sostengono alcuni ricercatori, anche tumori latenti, in fase pre-clinica che, comunque, non sarebbero mai arrivati a manifestarsi clinicamente. Altri esperti ritengono invece che il test sia capace di rivelare tumori clinicamente aggressivi. Per fare luce su questo punto è quindi necessario attendere i risultati di nuovi studi attualmente in atto.

In conclusione possiamo affermare che, anche se oggi ci si ammala di più, a causa dell’aumento delle cause di nocività ambientale, tuttavia si muore di cancro sempre di meno: proprio grazie alla prevenzione.

Prof. Franco Nobile oncologo e presidente LILT di Siena

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