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Oggi,
per l’angolo riservato alla scienza ci occuperemo di un
aspetto antropologico dell’universo sindacale molto
conosciuto ma fin ora poco studiato: “il fenomeno chi è
e come riconoscerlo”. In ogni sindacato che si rispetti
esiste almeno un fenomeno. Costui è un iscritto che non
partecipa mai alle riunioni sindacali, non aderisce a
nessuna iniziativa, non gli interessano i comunicati,
non parla mai di sindacato, tranne quando… Tranne quando
si parla di trasferimenti ovviamente; faccenda molto
delicata nella nostra Amministrazione. Solo in questo
caso il fenomeno si risveglia dal suo letargo
intellettuale cominciando a tempestare di telefonate
tutti, dal suo rappresentante sindacale fino al
segretario regionale. Fosse per lui andrebbe anche
oltre, arriverebbe fino alla segreteria nazionale, ma
fortunatamente oltre ad essere unico ed irripetibile,
conserva ancora un minimo di amor proprio. Difatti non
tutti sanno che lui è l’unico vero poliziotto e solo
grazie alla sua smisurata modestia non è ancora il capo
della polizia; quindi solo a lui spetta qualsiasi cosa.
Il sindacato questo lo sa ed e suo dovere far di tutto
per accontentarlo. Fin qui nulla di strano, ognuno può
pensarla come vuole, ma… avete mai provato a spiegare al
fenomeno, durante l’ennesima telefonata con la quale vi
sta letteralmente asciugando, che la funzione del
sindacato è un’altra. Provateci. Se è in buona, non vi
ascolta minimamente e vi chiude il telefono in faccia;
altrimenti sfodera il miglior pezzo del suo repertorio:”
Se non vengo trasferito ………mi levo dal sindacato; vi
faccio disdetta così perdete una tessera [sic]”. Di
fronte a cotanta risolutezza dimostrata dal fenomeno
verrebbe istintivo rispondergli a tono, ma il più delle
volte ci si ricorda che oltre ad essere un collega è
anche il più delle volte un amico. Quando vengono
effettuati i movimenti il comportamento del fenomeno è
riconducibile alle seguenti soluzioni: 1) Il fenomeno è
stato trasferito: ha ottenuto ciò che voleva quindi
(Continua da pagina 1) torna ad essere un fantasma, una
tessera senza volto; 2) Il fenomeno non è stato
trasferito: il suo smisurato ego inventa una
giustificazione plausibile e torna in letargo; 3) Il
fenomeno non è stato trasferito: è profondamente deluso
e addolorato per la mancata occasione e fa la disdetta.
Da un punto di vista meramente egoistico la terza
soluzione appare, per tutti, la migliore. A questo punto
però occorre tornare un attimo indietro. Il fenomeno ha
lasciato il suo vecchio sindacato ed ora ne sta cercando
un altro. Ad onor del vero bisogna osservare che durante
la sua folgorante carriera, questo giochetto l’ ha già
ripetuto più volte, ogni volta che non è stato
accontentato. Quindi, le sigle sindacali alle quali non
è già stato iscritto sono veramente poche e visto che
indietro non si torna o non si può tornare…………..,
bisogna cercare qualcosa di nuovo, un nuovo sindacato.
Ed è a questo punto che qualcuno, che in tutti questi
anni, osservandone il comportamento si è accorto di
quanti siano i fenomeni nella nostra Amm.ne, decide di
scendere in campo e creare “il sindacato dei fenomeni”.
Cos’è che rende questo sindacato diverso dagli altri?
Questo: - non vengono indette riunioni perché fanno solo
perdere tempo; - nessun contributo concreto viene dato
durante le commissioni, ci si limita a seguire la
corrente evitando di esporsi in prima persona; - ogni
tanto si fa uscire un comunicato nel quale con qualche
sparata ad effetto si promette la luna; - la tessera è
poco costosa; - ci si inventa incontri con importanti
personaggi di governo; - si ha uno sponsor schierato
politicamente che regala a man bassa inutili gadget; -
ma soprattutto si ha il piacere di sentirsi dire sempre
e solo quello che si vuole sentire; se poi le cose non
vanno come devono, la colpa è sempre e solo degli altri.
E l’impegno sociale? E le lotte per un futuro migliore,
nostro e delle nostre famiglie? E la difesa dei colleghi
in difficoltà? Tutte queste cose dove le mettiamo? Sono
più importanti degli interessi personali di potere? Qual
è il risultato di tutto questo? E’ un universo sindacale
composto da una miriade di fazioni il cui duce cerca di
farsi s t r a d a m o v e n d o all’attacco la sua
armata brancaleone formata da nani, giocolieri e donne
barbute. Tutto questo non è il vero sindacato; così
facendo l’Amministrazione diventa ogni giorno più forte.
Non ho la presunzione di insegnarvi cos’è e come si fa
il vero sindacato, mi limito umilmente a chiedervi di
leggere se vi è possibile un libricino di neanche 170
pagine. Questo libricino si intitola “ANGELI RIBELLILa
storia di chi cambiò la storia” ed. AEP. E’ un libro
scritto da un poliziotto e da un giornalista (G. S.
Balsamà e M. Ciotti). E’ la storia nuda e cruda di come
alcuni colleghi, a cavallo degli anni ’70-’80,
riuscirono a gettare le basi del sindacato fino ad
arrivare ad una riforma di vasta portata. Tutto ciò fra
mille persecuzioni ed intimidazioni, pagando in molti
casi anche di persona. Concludo infine ricordandovi che,
prima della nascita del sindacato, il poliziotto faceva
parte di una categoria che non aveva né il diritto di
parola né di pensiero; ciò nonostante la promulgazione
della Carta Costituzionale e l’introduzione dello
Statuto dei lavoratori. Ma tutto questo al fenomeno non
interessa. Perché pensare stanca.
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