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In questi
ultimi anni il territorio della provincia di Siena è
stato interessato da un costante e consistente flusso
migratorio. Tutto ciò ha trasformato –e sta trasformando
–sotto vari profili, il tessuto sociale della provincia
senese con la necessità di attivare politiche in grado
di rinnovare il patto di convivenza esistente.
Continua,
ancora in questi ultimi tempi, ad aumentare il numero
degli stranieri che scelgono la provincia di Siena come
luogo di dimora.
Uno degli
aspetti più eclatanti è sicuramente la presenza di
numerosi cittadini rumeni. La maggior parte di loro,
prima che la Romania si inserisse a pieno titolo
nell’Unione Europea, entravano in Italia per motivi di
turismo (non essendo necessario, originariamente, il
visto d’ingresso) e si trattenevano irregolarmente nella
penisola. Oggi, al contrario, non hanno più bisogno di
utilizzare “questo espediente”, tenuto conto della
“libera circolazione” di cui possono godere. Ciò,
chiaramente, ha ulteriormente rafforzato il desiderio di
trasferirsi in Italia e, in particolare, nella nostra
provincia.
I cittadini
stranieri appartenenti alle altre etnie, invece, si sono
stabiliti a Siena in modo più graduale.
E’ opportuno
ancora sottolineare che la stragrande maggioranza dei
cittadini stranieri si caratterizza, nella nostra
provincia (ma si tratta di un dato che trova ampia
conferma su tutto il territorio nazionale), per la
tipologia di lavoro espletato. Gli immigrati, in linea
di massima, si ritrovano insieme a ricoprire mansioni
cosiddette di serie B, poco qualificate e instabili,
progressivamente abbandonate dalla manodopera autoctona.
Per contro,
si segnala il costante aumento dei reati consumati da
parte di cittadini stranieri, segnatamente di origine
albanese, rumena e, da poco tempo, anche dominicana,
spesso dediti allo sfruttamento e favoreggiamento della
prostituzione, nonché allo smercio ed allo spaccio di
sostanze stupefacenti, o anche ai reati contro il
patrimonio (furti in abitazione soprattutto) ove,
talvolta, svolgono funzioni di manovalanza a
pregiudicati italiani che ne sono organizzatori. Il
settore desta comunque una certa preoccupazione (è un
reato particolarmente “sentito” dalla cittadinanza
locale) soprattutto perché gli autori sono spesso
clandestini senza fissa dimora per cui,oltre alle
consuete difficoltà di identificazione, risulta
difficile applicare per i singoli casi le tradizionali
tecniche investigative.
La presenza
dei cittadini stranieri clandestini rintracciati nella
nostra provincia, rappresenta un altro fattore
importante. In tale contesto si segnala l’aumento delle
difficoltà applicative della Legge 286/98, soprattutto
in relazione all’esecuzione degli accompagnamenti
coattivi alla frontiera. I tempi necessari al Giudice di
Pace per la convalida, difatti, sono spesso
incompatibili con quelli richiesti dall’attività
materiale di accompagnamento. Si sono riscontrati,
inoltre,evidenti problemi di merito alla scarsa
disponibilità di personale da utilizzare per gli
accompagnamenti coattivi alla frontiera,da parte delle
Forze di Polizia.
Il terzo
aspetto che merita di essere preso in considerazione
concerne i cittadini di religione islamica residente nel
territorio della provincia di Siena e particolarmente
concentrati nella Val d’Elsa dove, tra l’altro, si sta
ultimando il nuovo centro culturale islamico, da tempo
oggetto di vivaci critiche.
Dall’11
settembre 2001, l’Islam è tornato a far paura. I media
ce ne parlano di frequente soprattutto per associare, a
torto o a ragione, questo universo religioso ad
atteggiamenti fondamentalisti, a procedure totalitarie o
immagini di un terrorismo brutale e in sé inaccettabile.
Tali problematiche, inevitabilmente, si stanno
risvegliando anche nel territorio della provincia di
Siena, soprattutto, come si diceva, a Colle Val d’Elsa,
proprio a causa della costruzione di quella che viene
definita impropriamente “La Moschea”.
Se c’è un
fatto che negli ultimi decenni ha radicalmente
trasformato il volto della Val d’Elsa, questo è
certamente l’immigrazione. Al contrario di molti altri
comuni della provincia di Siena dove durante gli ultimi
50 anni la popolazione è rimasta stabile, quando non è
addirittura diminuita anche in modo consistente, a
Colle si è verificato un processo inverso grazie al
rapido sviluppo industriale, alla crescita economica e
al fiorire di tutta una serie di attività produttive
che a partire dall’immediato dopo guerra hanno
richiamato migliaia di lavoratori.
Un
ricostruzione sommaria dell’Islam nella Val d’Elsa
potrebbe essere condotta distinguendo tra tre gruppi
diversi:
·
Il primo fa riferimento prevalentemente ai
cittadini albanesi – in parte anche ai macedoni – tra i
quali il livello di laicità o indifferenza nei
confronti del fatto religioso è molto accentuato
nonostante che negli ultimi anni si stia riscoprendo
l’appartenenza e la pratica religiosa.
·
Il secondo gruppo, quello che più rappresenta
l’immagine stereotipata dell’immigrato musulmano in
Italia – ma anche nella Val d’Elsa – fa riferimento ai
nord africani, in particolare tunisini e marocchini.
Anche quando sono laici e non frequentano con la pratica
quotidiana la loro appartenenza religiosa, questi
immigrati non possono non dirsi musulmani: l’Islam fa
parte del loro DNA come il cristianesimo fa parte del
nostro.
·
Il terzo gruppo è costituito esclusivamente dai
senegalesi tra i quali una dimensione importante della
pratica religiosa è costituita dalle confraternite. Ogni
confraternita costituisce una rete immensa che si
estende tra i continenti e costruisce un proprio mondo,
e da qui scaturisce anche il forte legame che unisce i
senegalesi tra di loro e con il Paese di origine.
Nella Val
d’Elsa in genere, ad ogni buon conto, la comunità
islamica in quanto tale si presenta perfettamente
integrata nel contesta locale; le difficoltà sono,
semmai,quelle degli immigrati che in certi casi
faticano a soddisfare i loro bisogni primari, come la
ricerca di un’ abitazione dignitosa ad un costo
sostenibile ma senza rimarchevoli problemi derivanti
dall’appartenenza religiosa.
Tra comunità
islamica e amministrazioni locali, ma anche in alcune
scuole, si è andato sviluppando nel corso degli anni un
rapporto collaborativo: la comunità islamica si è sempre
dimostrata aperta alla cittadinanza, pronta al dialogo e
al confronto con le istituzioni ed ha saputo inserirsi a
pieno titolo tra gli attori sociali della città.
Dall’altra, le amministrazioni comunali, e in
particolare quella di Colle, hanno voluto rispondere ad
alcune richieste prima fra tutte la creazione di un
cimitero islamico per la sepoltura dei defunti di
religione islamica e, in seconda battuta, la costruzione
del nuovo centro islamico.
In tale
contesto, può definirsi continua l’attività di
monitoraggio da parte delle Forze di Polizia, con una
presenza più assidua di personale invoco e con contatti
diretti e quotidiani con la “dirigenza” della comunità
islamica.
E’ pur
vero,però,come si è già avuto modo di accennare, che
dopo l’11 settembre 2001, anche nella provincia di
Siena, gli autoctoni percepiscono gli immigrati,
soprattutto quelli di religione islamica, sempre più
come un pericolo e come un fattore di destrutturazione e
cresce considerevolmente la propria diffidenza e
ostilità. Gli stessi cittadini stranieri affermano di
aver “sentito” tale cambiamento e lamentano
l’incapacità dei cittadini italiani di non saper
distinguere all’interno della popolazione immigrata.
Complessivamente si registra un crescente peggioramento
delle relazioni tra gli immigrati e autoctoni capace di
rendere problematico il processo di integrazione anche
in una provincia tradizionalmente progressista come
quella di Siena.
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