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Tutto ciò perché l’importante non
è la notizia del tragico evento ma il contesto e
la cornice mediatica in cui si inserisce e che
amplifica spettacolarizzando tutto. Perché un
operaio che cade da un’impalcatura, soffoca in
una cisterna che emana esalazioni fatali, che
perde la vita in una fabbrica che esplode fa
giustamente tanto clamore mentre un poliziotto
investito, scivolato da un tetto o da un argine
di un fiume in piena per braccare un delinquente
o schiantatosi con un elicottero viene
dimenticato dalla cronaca?
Semplicemente perché un
dipendente pubblico, un tutore della legge che
mette la propria vita al servizio dello Stato e
del cittadino per garantire quella sicurezza
tanto decantata e voluta da tutte le forze
politiche, deve mettere in conto di poter morire
per 1200 euro al mese ma soprattutto, ed è quel
che è peggio, perché quell’appartenente alle
forze dell’ordine non viene considerato
dall’opinione pubblica un LAVORATORE.
Si perché i poliziotti sono
lavoratori, che svolgono una professione
particolare, delicata, rischiosa e con mille
altre caratteristiche ma che è pur sempre un
lavoro. Ma affinchè ciò sia chiaro a tutti
ovvero per equiparare il lavoro di poliziotto a
tutti gli altri c’e’ ancora tanto da fare. Nel
frattempo ci si potrebbe accontentare se almeno
i morti della Polizia avessero la stessa
considerazione di quelli di tutte le altre
categorie perché come dice Totò “A morte ‘o
ssaje ched”e?…è una livella”.
Danilo Eusepi
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