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E’ bastato poco per spegnere gli
ultimi focolai d’entusiasmo rimasti nelle forze
dell’ordine. Le promesse sono state tante e
forse credibili, soprattutto nell’ultima
campagna elettorale dove le forze di Polizia
hanno ricevuto un corteggiamento simile a quello
che viene riservato ad una bella donna: e si sa,
pur di conquistarla si è disposti a promettere
di tutto … ma proprio tutto! La fiducia riposta
in quelle promesse, è stata dettata forse
dall’esasperazione dovuta alla mancanza di mezzi
idonei o forse dalla snervante attesa di uno
stipendio dignitoso, o forse ancora dalla voglia
di abbattere un umiliante paradosso che vede
un’ora di straordinario pagata meno di un’ora di
lavoro ordinario. Ci si chiede allora, quali
siano le cause che hanno minato quell’iniziale
entusiasmo? E perché la speranza sta lasciando
il campo alla delusione? La risposta ci viene
fornita dagli stessi appartenenti alle forze
dell’ordine: “La paura che anche questa volta,
passata la campagna elettorale, alle promesse
non seguano i fatti”. I commenti rivelano che il
loro timore è stato generato dai comportamenti
ambigui di chi aveva assicurato immediati
interventi per le forze dell’ordine. Il pensiero
di molti va al primo Consiglio dei Ministri
tenutosi a Napoli nel maggio scorso.
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In quell’occasione, tutte le
organizzazioni sindacali del comparto sicurezza,
hanno chiesto ai ministri competenti un primo
segno di concretezza con la detassazione degli
straordinari per le forze dell’ordine, così come
previsto per il settore privato. La cosa
sembrava fatta, tanto che alcune indiscrezioni
parlavano di rassicurazioni fatte
telefonicamente da un ministro ad un segretario
nazionale di un’emergente sigla sindacale.
La favola però, come tutti sanno,
non si è conclusa con un lieto fine ma con
l’esclusione delle forze dell’ordine dal
provvedimento di detassazione. Questa è stata
giustificata dal fatto che il provvedimento era
programmato solo per i privati e non per il
pubblico impiego ribadendo la volontà di
riservare lo stesso trattamento sia
all’impiegato civile sia al poliziotto.
Puntualizzazione, tra l’altro, mal digerita
dagli appartenenti delle forze dell’ordine che
da anni reclamano lo sganciamento dal pubblico
impiego. Come se non bastasse, l’operatore di
Polizia deve sentirsi mortificare anche dalle
dichiarazioni del Ministro della Funzione
Pubblica sul pubblico impiego. Il focalizzare
continuamente l’attenzione sui fannulloni,
sull’esigenza di risparmiare tre miliardi di
euro in tre anni ed omettendo di fare proposte
concrete alla parte migliore del pubblico
impiego, ha dato a tutti l’impressione che si
tenga più a punire che a premiare, spingendo
istintivamente a chiedersi se esista realmente
una volontà di spendere risorse per un’attività
premiale.
La speranza, a questo punto
inizia a trasformarsi in delusione! Prima che
prevalga la convinzione di un’ennesima
fregatura, con tutto ciò che ne consegue, è
necessario che alla purga per gli incorreggibili
fannulloni, si affianchi una serie di
provvedimenti concreti che diano risposte a chi
da anni aspetta un giusto riconoscimento del suo
sacrificio. E’ inutile girarci intorno; per
un’efficace attività di Polizia, è necessario
iniziare da chi ogni giorno è impegnato a creare
sicurezza, fornendo loro mezzi ed incentivi, e
non certo da mega strategie che il più delle
volte non producono effetti, e che a ben vedere,
sono solo finalizzate ad accorciare una coperta
che già di per se stessa non riesce a coprire le
fondamentali esigenze di un’attività così
delicata.
Ancora una volta, le forze
dell’ordine per darsi coraggio fingono di
credere al proverbio della “Speranza è l’ultima
a morire” nell'attesa della tanto sospirata
“carota”.
Cesare Masella
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