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La formazione
costituisce una questione centrale per le nuove sfide
professionali che ci attendono. L’avanzata imperiosa ed
inarrestabile del progresso tecnologico richiede
capacità, studio, apprendimento ed aggiornamento
continuo e costante per gran parte degli operatori di
questo settore lavorativo. Le tecniche criminali sono
sempre più sofisticate, la conoscenza tecnologica e
l’utilizzo di particolari strumenti diviene sempre più
una necessità indifferibile per contrastare talune forme
di illegalità. Basti pensare, per fare solo qualche
esempio, al settore delle frodi informatiche, o alla
lotta contro la pedopornografia.
Bisogna
allora puntare sulla qualificazione tecnico -
professionale ed incidere profondamente sull’attuale
sistema, adottando metodologie di formazione che insieme
alla conoscenza possano ricercare e realizzare
un’elevata motivazione della persona. La formazione
massificata e generalista, non può più essere la sola ed
unica fonte di qualificazione professionale per gran
parte degli operatori della Polizia di Stato.
Non si può
continuare, come avviene ancora oggi, nella maggior
parte dei casi, a basare la formazione con programmi
solo nozionistici che spesso non destano alcun
interesse, né utilità per gli operatori di polizia. La
formazione e l’aggiornamento professionale costituiscono
una parte importante per la funzionalità complessiva del
sistema che dovrebbe richiedere prioritariamente
investimenti di risorse umane ed economiche.
Oggi, invece
si ha sempre più l’impressione, specie per
l’aggiornamento professionale, la cosiddetta “formazione
permanente,” che venga concepita e curata come un mero
“dovere d’ufficio”, più che vista come un’opportunità di
crescita e di miglioramento qualitativo per il singolo
operatore. Spesso, infatti, si tende a comprimerne la
realizzazione, o a ridurne la portata, sia in termini
quantitativi che qualitativi. La formazione richiede
un’anima ed una passione per chi la realizza e per chi
ne è destinatario.
Se manca
questo, ogni sforzo, ogni investimento, ogni azione
rischia seriamente di essere vana e di essere vissuta,
anche da parte dei destinatari, come un peso da cui
tentare, in ogni modo, di sottrarsi. E’ fondamentale per
il futuro della Polizia di Stato, perseguire un modello
organizzativo basato sul massimo sviluppo della
professionalità, sulla specializzazione e su una
fortissima motivazione personale. Bisogna curare la
specializzazione attraverso la realizzazione di percorsi
formativi altamente qualificati, specialistici ed in
taluni ambiti anche scientificamente avanzati. In questo
siamo ancora fortemente in ritardo.
E’ necessaria
una formazione che sappia incentivare e radicare sempre
più in capo al singolo operatore la funzione sociale del
proprio lavoro, per i diversi livelli e ruoli di
responsabilità e di specifica funzione. Per altro verso,
si deve puntare a realizzare una preparazione fortemente
caratterizzata dallo studio, dall’approfondimento ed
aggiornamento all’interno di determinate e ben
circoscritte aree tematiche. Il tutto con la
consapevolezza di riportare tale delicato aspetto in un
quadro di valori ispirati ad un modello civile di
polizia fortemente caratterizzato da un modello
formativo di relazione, di mediazione e di esaltazione
del senso civico della professione. Affrontare e vincere
le sfide del futuro richiederà, sempre meno un modello
di sicurezza basato su un rapporto di forza, anche se
non potrà essere annullato del tutto, e sempre più un
rapporto di qualità d’intervento e di prevenzione che
dovrebbe portare contestualmente a razionalizzare
l’intero sistema e a renderlo più efficiente e più
compatibile con le risorse disponibili.
La sfida per
il futuro è quindi quella di riformare
significativamente l’attuale sistema: la strada è ancora
molto lunga, ma abbiamo la forza della convinzione e la
speranza nel cuore di potercela fare. Non abbiamo
alternative: o si cammina su questa strada, o rischiamo
una deriva neocorporativa ed autoreferenziale che
rischierà di condannare tutti. E’ nella qualità, nella
competenza e nella professionalità che c’è futuro.
Il SIULP deve
responsabilmente aiutare l’Amministrazione a compiere
questi passi, a fare scelte necessarie e coraggiose, con
la credibilità della proposta. Dovrà contemporaneamente
farsi carico di creare una cultura all’interno della
categoria fatta di scelte professionali stabili,
responsabili e durature, frutto d’impegno, di studio e
coerenti con le proprie attitudini, le proprie passioni
e gli interessi professionali. Appare necessario,
altresì, realizzare un corretto ed efficace sistema
integrato della formazione, mettendo in rete e
rendendole fruibili anche ad altri un insieme di
conoscenze e professionalità specifiche, già disponibili
e presenti a livello potenziale anche in singoli
operatori. Bisogna favorire e curare di più, anche a
livello territoriale, il rapporto con le università, con
gli istituti di ricerca e con ambiti professionali
altamente specialistici interni ed internazionali.
Occorre
curare e favorire percorsi di conoscenza e
d’integrazione professionale, almeno a livello europeo,
per uno scambio informativo, tecnico conoscitivo dei
fenomeni, della legislazione, delle tecniche di
contrasto, potendo contare sullo scambio d’esperienza e
favorire momenti di conoscenza, anche personale, tra i
vari operatori. La conoscenza favorisce il confronto,
avvicina le persone e nel settore di lotta al crimine,
che è sempre più transnazionale, fornisce elementi che
consentono di raggiungere risultati con una certa
celerità ed efficacia nella risposta. Ovviamente in un
quadro d’insieme regolato e gestito efficacemente e con
livelli chiari e precisi di responsabilità.
La
valorizzazione della risorsa umana ed interventi che
sappiano coniugare le esigenze dell’Amministrazione con
le attitudini e le passioni professionali del personale,
sono il segreto per qualunque organizzazione complessa
che voglia puntare alla qualità e fornire risposte alle
istanze che porvengono dai cittadini. Il cittadino non
chiede più alla polizia solo una generica presenza, un
approccio privo di contenuti.
La mera
presenza delle forze dell’ordine sul territorio non
costituisce più l’elemento sufficiente per poter dire
che le forze di polizia abbiano realizzato il loro
dovere istituzionale. Per garantire sicurezza ai
cittadini occorre, riuscire a dare risposte. Occorre
mantenere alti i livelli di professionalità anche in
ambiti criminali nuovi che hanno un forte impatto
sull’opinione pubblica sia in termini di allarme che per
gli effetti dannosi. Basta pensare ad alcuni reati che
nella loro realizzazione hanno la caratteristica della
serialità e che colpiscono un numero elevato di soggetti
e verso i quali, il cittadino è spesso fortemente
esposto. La qualità e l’efficacia della risposta
consentirà di mantenere inalterato, o addirittura
d’incrementare, il livello di gratitudine, di consenso e
di fiducia dei cittadini verso la Polizia di Stato.
Roma 6 giugno
2007
Primo Sardi
Segretario Nazionale |