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Qualsiasi intervento sulla sicurezza in Italia deve
tener conto di alcune “specificità” criminali del nostro
Paese. Solo difatti in Italia operano tre organizzazioni
criminali di stampo mafioso che condizionano la vita,
l’economia di intere regioni del nostro Paese. Compiti
addizionali per le Forze di Polizia italiane sono quindi
la lotta alla mafia, al riciclaggio e all’inquinamento
dell’economia nazionale derivante dall’immissione di
capitali illeciti sul libero mercato. Secondo i dati di
Eurostat, pubblicati un anno fa ma aggiornati al 2005,
in Italia il numero complessivo degli appartenenti alle
Forze dell'Ordine è di 329.012 unità; con una media di
561 agenti ogni 100 mila abitanti. Quasi il doppio del
Regno Unito (266) di gran lunga superiore a Germania
(300) e Francia (385), e saremmo secondi soltanto alla
Grecia nella classifica della Ue. Dovremmo quindi stare
a posto, almeno dal punto di vista degli organici; ma
così in realtà non è. Nel conteggio sono comprese anche
Forze di Polizia ad attività specializzata come la
Guardia di Finanza addetta principalmente alla lotta
all’evasione fiscale e al riciclaggio, la polizia
penitenziaria, che opera in seconda battuta sul
territorio della sicurezza assicurando vigilanza e
controllo ai detenuti e agli internati, e il corpo
forestale che ha una competenza ancora più particolare.
A ciò si aggiunga il fatto che le due Forze di Polizia a
competenza generale cioè la Polizia di Stato e l’Arma
dei Carabinieri i cui organici complessivamente d o v r
e b b e r o ammontare a quasi 232 mila unità, lamentano
un vuoto in organico di quasi ventimila unità. Tenendo
presente che gli organici sono stati fissati nel 1989 e
che nuove competenze sono state aggiunte in questi venti
anni alle Forze di Polizia (si pensi per esempio alle
decine di questure che sono nate nel frattempo con
l’istituzione delle nuove province, alla Dia, alla
polizia informatica, al contrasto della criminalità
straniera, alle competenze sull’immigrazione), il quadro
complessivo appare abbastanza preoccupante. Le nostre
Forze di Polizia sono assorbite principalmente dal
contrasto alla criminalità mafiosa e ai suoi “derivati”:
riciclaggio, racket delle estorsioni, omicidi di
“conservazione degli assetti”, usura, ingerenze nella
gestione degli appalti, cattura di latitanti. Dedicano
il r e s i d u o “tempo libero” all’emergenza di turno
(contenimento della criminalità rumena, sgombero dei
campi nomadi, controllo dello sfruttamento dei minori,
contrasto delle pedofilia tramite web) o all’emergenza
mediatica (operazioni estive di controllo del territorio
che ben poco servono al controllo e molto servono
all’immagine di chi le ha ideate, gestite, propinate sui
media) o all’ordine pubblico (una sola domenica di
calcio comporta l’impiego di quasi un terzo della forza
complessiva disponibile per polizia e carabinieri). Si
capisce pertanto che rimane ben poco per l’attività che
il cittadino vorrebbe fosse svolta in maniera ordinaria
dalle Forze di Polizia. Poco o quasi niente. Vantiamo di
fatti in Italia un altro triste primato: secondo il
procuratore generale della Corte di Cassazione i reati
che in Italia rimangono senza autore accertato ammontano
ad oltre il 92% di quelli commessi ogni anno sul
territorio nazionale; è una cifra pari a milioni di
unità. Si tratta ovviamente nella maggior parte dei casi
di reati che non destano elevato allarme sociale (
scippi, furti, rapini, borseggi, truffe) ma sono quelli
che maggiormente colpiscono il cittadino nella sua vita
quotidiana, e maggiormente quindi aumentano il senso di
insicurezza dovuto in buona parte ad una percezione del
crimine, così come viene rappresentato dai mass media,
ma dovuto, nella restante parte, ad una reale situazione
di disagio di paura e di rischio. Poco senso ha il
ricorso al dato statistico, il quale ci dice che
sostanzialmente i dati del crimine sono in fase di
stallo se non addirittura in diminuzione rispetto a
qualche anno fa: diminuiscono gli omicidi, gli stupri,
le rapine con arma da fuoco, aumentano i furti, le
rapine senza armi e tutti quei reati insomma collegati
alla massiccia presenza sul nostro territorio di
persone, soprattutto di etnia straniera che sono
costrette a ricorrere a strumenti illegali per
sopravvivere. A questo punto ogni Governo in carica si è
posto come primo compito la missione di migliorare lo
stato delle Forze dell'Ordine, i loro assetti
strutturali, le modalità con cui le stesse si
relazionano tra di loro. Si è parlato di tutto e di più:
sono stati creati osservatori, laboratori, centri di
analisi con l’incarico di studiare una riforma possibile
degli attuali assetti e realizzare un coordinamento tra
le Forze di Polizia. Sono stati inventati corpi
speciali, sempre più speciali, anzi specialissimi; sono
state ideate ricette nuove e miracolose per i problemi
della sicurezza quali i patti per la legalità, gli
accordi tra prefetti, sindaci, regioni e provincia, le
intenzioni di contrasto al crimine siglate, a favore di
telecamera da rappresentanti di associazioni private e
da esponenti delle Forze dell'Ordine. Ma intanto però si
taglia: si taglia sulla sicurezza, si taglia sugli
stipendi e sugli accessori degli uomini e delle donne
delle Forze di Polizia, si taglia sugli strumenti di
lavoro, sui mezzi, sull’informatica. Si taglia ancora
sugli organici: (Continua da pagina 1) nella sola
Polizia di Stato circa 1500 persone vanno in pensione
ogni anno e n egli ultimi tre anni è stato bandito un
concorso per assumerne poco più di 500. Questa è la
proporzione di una catastrofe annunciata: perdiamo ogni
anno mille poliziotti e nessuno pensa a sostituirli. I
costi più elevati ovviamente sono a carico dei
cittadini: la Questura di Roma non riesce a mettere su
strada più di 10- /11 volanti per turno. E ogni
“volante” non è più composta da tre uomini come era un
tempo, ma da due. Domanda: davvero in questo modo si
fanno gli interessi del cittadino? Nessuno parla di un
problema serio che esiste nel nostro Paese da quando
esistono le Forze di Polizia e che è diventato ormai un
vero e proprio tabù, una cosa di cui nessuno può davvero
parlare: la mancanza di un coordinamento tra le Forze di
Polizia ovvero per dirla, con le parole puntuali e
brutali di chi ha organizzato con grande merito e con
grande coraggio questo convegno, il frazionamento tra le
Forze di Polizia. Ce la pongano come meglio vogliono:
c’è chi dice che la pluralità tra le Forze di Polizia è
un bene prezioso della democrazia, c’è chi dice quindi
che più siamo e meglio stiamo. C’è chi dice infine che è
bene che nel nostro Paese ci siano più Forze di Polizia
così l’una può controllare l’altra e nessuna può da sola
avere tentazioni “golpistiche”. E quest’ultima teoria mi
sembra francamente la più idiota di tutte. Io dico che a
fare le spese di questa obiettiva situazione di
frazionamento, in cui ogni forza di polizia si comporta
come se fosse l’unica in campo, è il cittadino: se
avviene un omicidio a Milano intervento
contemporaneamente polizia, carabinieri e Guardia di
Finanza. Ogni Corpo ha poi le sue specializzazioni: la
squadra mobile della Questura, lo Sco della Direzione
Centrale, la Dia, ecc. ecc.. Tutti insieme,
appassionatamente, con duplicazioni, sprechi, intralci
reciproci. Se nello stesso momento a Milano succede un
furto nessuno indaga di sua iniziativa perché il furto
“non paga” in termini di ritorno di immagine: ci si
limita a predisporre una denuncia che sarà inviata
all’Autorità Giudiziaria e puntualmente cadrà nel
dimenticatoio, andando ad aumentare quella famosa
statistica del 92% dei reati irrisolti. Non ci possono
essere alibi, non si può più perdere tempo: per evitare
il frazionamento tra le Forze di Polizia occorre un
coordinamento reale, puntuale, ben definito. Quanti
ministri hanno cercato di dare risposta a questi
problemi preannunciando riforme, interventi di forza,
rimozioni dei colpevoli, e quante volte di tutto questo
non si è saputo più niente. Perché sono diverse le
funzioni, perché sono diverse le mentalità, perché sono
diversi i moduli operativi. Ma il problema del
coordinamento non riguarda soltanto la dimensione delle
Forze dell'Ordine; duplicazioni di ruoli, contrasti,
sprechi di energie e di risorse sono sempre più
ravvisabili anche nei rapporti tra questura e specialità
della Polizia di Stato. Da una parte si insiste nel dare
al questore la responsabilità dell’operato delle Forze
di Polizia nella provincia, dall’altra si mantiene un
assetto che favorisce l’autonomia delle stesse
specialità della Polizia di Stato; problemi che si
evidenziano anche nel rapporto tra prefettura e
questura. Assistiamo impotenti a tentativi univoci di
invasione di campo da parte di alcune prefetture nei
confronti delle questure: questura e prefettura hanno
motivo di esistere come enti separati se la funzione
caratterizzante è diversa, se cioè la prefettura
interviene a livello politico e la questura a livello
tecnico. Se i compiti diventano espressione della stessa
funzione, quella tecnica, allora l’una si caratterizza
come clone dell’altra, e la duplicazione diventa
francamente insostenibile. La tendenza purtroppo è
proprio questa e gli “esperti” caldeggiano la prassi
della delega; le attività “burocratiche” vengono
trasferite ogni giorno dalla questura alla prefettura:
ma, a ben vedere quello che passa in concreto è soltanto
il potere di firma, non l’attività istruttoria
necessaria per ogni singola pratica. Che rimane
totalmente, inesorabilmente a carico dei poliziotti
della questura. Ogni passaggio di firma comporta quindi
un ulteriore aggravio di burocrazia, un ulteriore flusso
di carte tra uffici, e i poliziotti rabbrividiscono ogni
volta che qualcuno prospetta nuove deleghe
all’orizzonte. Il momento è triste: ogni Governo fa la
politica dei “due tempi”, chiedendo sacrifici nel primo
tempo, ben sapendo che difficilmente ce ne sarà un
secondo, quello dei benefici. Bisogna fare i conti con
quello che si ha in tasca, con gli organici oggi
disponibili, sfuggendo semmai alla logica della ricetta
miracolosa e del colpo di genio. Un coordinamento reale
si può e si deve fare, con assoluta urgenza, contro ogni
gelosia di corpo, contro ogni rivalità di comando
generale. Se si perde tempo su questa questione i danni
proseguiranno, saranno sempre più recuperabili e saranno
tutti a scapito del cittadino. |