|
In
Italia abbiamo un apparato legislativo più articolato
che ogni altro paese. Questo dovrebbe garantirci una
maggiore tranquillità. Le novità in materia di sicurezza
introdotte nell'ultimo anno dovrebbero almeno in parte,
aver almeno mitigato quel gravoso senso di insicurezza
che secondo qualcuno attanaglia il nostro bel paese. Il
primo passo è stato quello di impiegare i militari in
operazioni di polizia, poi sono state introdotte nuove
norme contro l'immigrazione illegale e per ultimo è
stato dato il via libera alle ronde. A dar manforte poi
a questa crociata verso la sicurezza ci hanno pensato
alcuni nostri sindaci, promulgando divieti alquanto
discutibili come quello di non potersi sedere in gruppo
sulle panchine pubbliche se non si hanno almeno 70 anni;
oppure il divieto di fare il bagno in un corso d'acqua
abbigliati secondo il proprio credo religioso; capiremmo
se ci si trovasse in una piscina pubblica... Alla luce
di quanto finora accaduto riteniamo opportuno
analizzare, seppur in alcuni casi sia ancora prematuro,
i risultati che il pacchetto sicurezza ha finora
prodotto, sia tralasciando la questione dell'impiego dei
militari, di per se utile se applicata come misura
provvisoria ed entro certi parametri; sia tralasciando
per mancanza di dati certi, l'impatto che le modifiche
introdotte hanno avuto nella lotta dell'immigrazione
illegale. Concentriamo quindi la nostra attenzione sulle
famose ronde; A cosa servono? Chi le vuole realmente?
Sono davvero utili? Dare risposte certe è difficile,
fatto sta che a Massa è successo quello che tutti
temevano e per paura che la cosa potesse ripetersi,
all'indomani dell'accaduto molti sindaci hanno
dichiarato di non averne bisogno. Altri loro colleghi
invece, primi cittadini di città importanti, si sono
ritrovati in impasse visto che la normativa per la
costituzione e l'impiego delle ronde, per una volta
estremamente precisa, è in netto contrasto con quello
che, con ottimi risultati, già esiste da anni. Un
esempio su tutti è Milano, dove per il momento la giunta
comunale sta valutando il da farsi poiché da diverso
tempo vi operano organizzazioni assolutamente apolitiche
e no profit che si prendono cura di tutti coloro che per
un motivo o per l'altro vivono una condizione di
disagio ed emarginazione. Questa loro attività ha come
effetto positivo quello di rendere più sicure le zone
critiche della città stessa. Vista la severità della
vigente normativa queste organizzazioni, non potendo più
contare su alcun contributo comunale (per il momento è
tutto congelato), dovrebbero lasciare il campo a
pattuglie di ex appartenenti a forze dell'ordine che
dopo una vita passata in servizio fra mille disagi
sicuramente non vedono l'ora di tornare nuovamente in
pista. C'è da ricordare inoltre che mancano ancora i
decreti attuativi riguardanti le
modalità di selezione dei cittadini, l'eventuale
richiesta di test psicoattitudinali
e soprattutto bisogna addestrare i volontari. Compito
questo che giocoforza, spetterà alle forze dell'Ordine.
E che dire poi di altre organizzazioni, queste si
pericolose, che all'indomani dell'approvazione del
pacchetto sicurezza avevano già divise e distintivi
pronti per “sfilare” nelle vie cittadine. Di loro per il
momento, fortunatamente non se ne sente più parlare. A
onor del vero in alcune città, soprattutto del centro
nord, l'avvento delle ronde ha avuto un accoglienza più
che positiva. Il dubbio che sorge è questo: va bene
tutta questa propaganda sulla sicurezza “fai da te” che
puntualmente viene rilanciata dai maggiori tg nazionali
(quando non si occupano del superenalotto), ma quando
c'è da fare sul serio chi ci pensa? Le solite forze
dell'Ordine che
hanno subito un pesante taglio alle risorse destinate
alla sicurezza (oltre 3 miliardi in tre anni per il
Comparto sicurezza e difesa)? Quelle stesse forze
dell'ordine che negli ultimi anni, con centinaia di
arresti importanti hanno inferto un grosso colpo alla
criminalità organizzata. E' giusto che si sappia che
prendendo ad esempio la sola Polizia di Stato, nei
prossimi 6 anni si assisterà ad una riduzione di
personale pari a circa 17mila unità che, con l’attuale
legislazione, non potranno essere rimpiazzate. Si
rischia così di far collassare il sistema. Si cerca di
aggirare il problema demandando la sicurezza del paese a
folcloristiche e demagogiche improvvisazioni. Il SIULP è
sempre stato contrario a queste iniziative di propaganda
elettorale, chiedendo da sempre un maggior impegno del
Governo nel reperire i fondi per il Comparto sicurezza.
Servono poliziotti veri, non surrogati improvvisati.
Per quanto riguarda la nostra provincia per il momento
tutto tace, solo il consiglio comunale di Colle Val
d'Elsa, affrontando coraggiosamente la questione, si è
espresso in maniera contraria alle ronde. Nessuno nega
che anche da noi esistano zone degradate o ad alto
rischio criminale. In questi casi i Comuni, prima ancora
di fare ricorso alle ronde dovrebbero organizzare
sistematicamente eventi e/o avviare progetti di recupero
urbano coinvolgendo l'intera cittadinanza in modo da
realizzare costanti e continuativi presidi di legalità.
La presenza di pacifiche famigliole al posto di
sospettose ronde riporterebbe tali zone alla legalità.
In queste situazioni i cittadini devono riappropriarsi
di quelle piazze e di tutti quei luoghi che per un
motivo o per altro sono stati infettati dal germe
delinquenziale. Non bisogna dimenticare che l'infezione
malavitosa è paragonabile ad un infestazione da
scarafaggi (con tutto il rispetto per questi dannosi
animaletti), attecchisce solo in posti bui e deserti.
Cesare
Storti |