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LE RONDE INNOVAZIONE O FALLIMENTO ?

 

Il 20 febbraio 2009, l’attuale Governo ha varato il D. D. L. 773-b , il cui art. 6 prevede che i Sindaci, previa intesa con il Prefetto, possano avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di Polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana. Le  associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il Sindaco dovrà avvalersi, in via prioritaria, delle associazioni composte da personale delle forze dell’ordine in congedo. Al comma 5, poi, il Decreto aggiunge: “le associazioni diverse da quelle composte da personale delle Forze dell’Ordine in congedo, sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica”.

E’ stata a lungo dibattuta l’opportunità e necessità di regolamentare le “Ronde”, fenomeno che , come ha sostenuto il nostro Ministro dell’Interno, è ampiamente diffuso in tutta la penisola, tanto da determinarne l’inserimento in un più ampio contesto normativo, volto a rispondere alla domanda di maggiore sicurezza dei cittadini. C’è da chiedersi se tale misura fosse realmente necessaria in una società in cui la comunicazione verbale cede il passo all’isolamento del singolo; in cui si assiste al totale abbattimento della coscienza sociale al deteriorarsi dei valori ed al venire meno dei freni inibitori.; una società in cui il concetto del bene e del male diviene qualcosa di soggettivo perdendo l’oggettività che avrebbe dovuto rivestire.

Parlare di ronde è soltanto un altro modo per ammettere di aver fallito……….

Fallito come società, non più in grado di rispettare le regole del vivere sociale e come istituzioni non in grado di rispondere in maniera adeguata alla domanda di maggiore sicurezza da parte dei cittadini.

 Dall’8 agosto 2009, nelle città potranno entrare in vigore i pattugliamenti volontari, ed è proprio il Viminale a dettarne le regole. Il Ministro Maroni ha precisato che le pattuglie dovranno essere composte da non più di tre elementi, basterà avere 18 anni e non 25 come si era detto in un primo momento (ad eccezione del capo ronda). Coloro che vi  parteciperanno non dovranno essere muniti di armi, non dovranno essere iscritti a partiti o movimenti politici avranno solo cellulari per fare le segnalazioni alle Forze dell’Ordine. Saranno i sindaci a decidere come dove e quando utilizzare questi volontari.

Ma questi volontari, a parere di chi scrive, non potranno sostituirsi agli occhi, alle orecchie dei cittadini italiani, i quali per primi hanno il diritto / dovere di vigilare  sui loro simili; né, tanto meno, potranno sostituire o implementare l’operato di uomini e donne che hanno scelto di dedicare la loro vita alla salvaguardia della collettività; individui opportunamente addestrati ad affrontare situazioni critiche o potenzialmente tali .

Fatti recenti hanno dimostrato come l’istituzionalizzazione delle ronde, ancor prima della loro entrata in vigore, abbia creato scontri dovuti alla strumentalizzazione delle stesse, per cui si è reso necessario l’intervento degli organi di Polizia.

Viene infine da domandarsi se non sia più opportuno cercare di ricreare a livello sociale quella trama di relazioni  che permetteva un reale controllo del territorio e su coloro che lo abitavano, e sul piano istituzionale rafforzare l’apparato che per previsione normativa dovrebbe, disponendo di uomini e mezzi adeguati, provvedere alla prevenzione e/o repressione dei reati.

Ciò al fine di evitare che coloro che si proporranno per effettuare tali vigilanze possano, per inesperienza o per eccessivo zelo, essere vittime del reato che tentano di far reprimere o in alcuni casi ne divengano essi stessi autori.

Dovremmo, forse, avere il coraggio e la volontà di aprire gli occhi e dire no piuttosto che delegare ad altri questo compito.

 

Dominetta Ceccherini

 

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