|
Parlare di ronde è soltanto un altro modo per
ammettere di aver
fallito……….
Fallito come società, non più in grado di rispettare le
regole del vivere sociale e come istituzioni non
in grado di rispondere in maniera adeguata alla
domanda di maggiore sicurezza da parte dei
cittadini.
Dall’8 agosto 2009, nelle città potranno
entrare in vigore i pattugliamenti volontari, ed
è proprio il Viminale a dettarne le regole. Il
Ministro Maroni ha precisato che le pattuglie
dovranno essere composte da non più di tre
elementi, basterà avere 18 anni e non 25 come si
era detto in un primo momento (ad eccezione del
capo ronda). Coloro che vi parteciperanno non
dovranno essere muniti di armi, non dovranno
essere iscritti a partiti o movimenti politici
avranno solo cellulari per fare le segnalazioni
alle Forze dell’Ordine. Saranno i sindaci a
decidere come dove e quando utilizzare questi
volontari.
Ma questi volontari, a parere di chi scrive, non potranno
sostituirsi agli occhi, alle orecchie dei
cittadini italiani, i quali per primi hanno il
diritto / dovere di vigilare sui loro simili;
né, tanto meno, potranno sostituire o
implementare l’operato di uomini e donne che
hanno scelto di dedicare la loro vita alla
salvaguardia della collettività; individui
opportunamente addestrati ad affrontare
situazioni critiche o potenzialmente tali .
Fatti recenti hanno dimostrato come l’istituzionalizzazione
delle ronde, ancor prima della loro entrata in
vigore, abbia creato scontri dovuti alla
strumentalizzazione delle stesse, per cui si è
reso necessario l’intervento degli organi di
Polizia.
Viene infine da domandarsi se non sia più opportuno cercare
di ricreare a livello sociale quella trama di
relazioni che permetteva un reale controllo del
territorio e su coloro che lo abitavano, e sul
piano istituzionale rafforzare l’apparato che
per previsione normativa dovrebbe, disponendo di
uomini e mezzi adeguati, provvedere alla
prevenzione e/o repressione dei reati.
Ciò al fine di evitare che coloro che si proporranno per
effettuare tali vigilanze possano, per
inesperienza o per eccessivo zelo, essere
vittime del reato che tentano di far reprimere o
in alcuni casi ne divengano essi stessi autori.
Dovremmo, forse, avere il coraggio e la volontà di
aprire gli occhi e dire no piuttosto che
delegare ad altri questo compito.
Dominetta
Ceccherini
|