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MENO CASERME E PIU’ SICUREZZA

 

Il SIULP, da tempo, ha avviato una riflessione sulla necessità di continuare ad aprire nuovi commissariati o caserme dei Carabinieri in città come nella provincia, in linea con la convinzione che occorra razionalizzare le risorse umane disponibili, posto che nei prossimi anni non sono previsti incrementi d’organico.

Siamo convinti che forse sarebbe più opportuno, anziché aprire nuove strutture, semmai potenziare gli Uffici o i Comandi già esistenti, favorendo la cooperazione leale tra i Corpi e rendere la loro azione più efficace ed in grado di dispiegare al meglio la loro potenzialità operativa.

Già oggi i fatti dimostrano che non è così: che la strada non può essere quella solo d’incrementare i presidi senza rinforzare quelli già presenti, ma, al contrario, continuando sulla strada di frazionare e diradare ancora di più il personale disponibile già esiguo.

Il continuare a far proliferare Uffici o Comandi, riducendo il numero degli addetti, non favorisce certo l’aumento degli indici operativi e la capacità di dare risposte alle richieste dei cittadini.

L’incremento dei presidi, a parità d’organico complessivo e di disponibilità di risorse umane ed economiche, costituisce la risposta sbagliata ad una esigenza reale.

Ci interroghiamo, anche con qualche dubbio, in proposito, se la risposta alla incessante richiesta di sicurezza che proviene dai cittadini, sia quella di continuare a realizzare sul territorio presidi, riducendo sempre più le fasce orarie e l’impiego del personale sul territorio, specie nei quadranti serali e notturni.

Ci chiediamo quando finirà l’ubriacatura collettiva, spesso purtroppo avvallata in termini di richieste pressanti anche da parte di una classe politica che evidentemente continua a ritenere che la sola presenza di caserma, magari per ogni più piccolo comune delle province italiane, si debba annoverare ad esempio di efficiente strategia di contrasto al crimine e di garanzia di maggior sicurezza.

Ci chiediamo, ancora, se realmente questo sia il modello di sicurezza per il Paese da realizzare o se, invece, pur riconoscendo la validità e l’esigenza di un controllo effettivo del territorio, ciò non si debba perseguire attraverso una profonda revisione del modello organizzativo attuale.

L’attuale modello, unito alla mancanza di una vera ed efficace azione di coordinamento, rischia seriamente, nel tempo di determinare inaccettabili forme di insufficienza rispetto agli obbiettivi ed in taluni casi rischia di rispondere solo a logiche di autoreferenzialità dei vertici delle singole forze dell’ordine, contrastando, nei fatti, peraltro, in taluni casi, in modo evidente, il dettato normativo previsto dalle legge 121/81.

Non sarebbe forse giunto il momento che su questi temi si avviasse seriamente, senza alcuna pregiudiziale, né con alcun spirito di rivalsa, di supremazia o di prevaricazione, un confronto anche da parte di tutte le forze politiche sul modello organizzativo che regola oggi la presenza e l’azione delle forze dell’ordine sul territorio?

Se ciò avvenisse, il SIULP si ritiene senz’altro uno dei soggetti titolati ad essere interlocutore privilegiato rispetto ad un’evenienza del genere in ogni sede e con ogni interlocutore che volesse approfondire nel merito una discussione così delicata ed articolata.

Aggiungiamo che, a nostro giudizio, questa necessità sarebbe oggi doverosa perchè connessa ai gravosi costi dell’attuale sistema che divengono talvolta insostenibili, tanto da produrre le recenti difficoltà operative (pensiamo, come è avvenuto di recente, alla mancanza di fondi per l’acquisto di carburante o per l’acquisto di vestiario e delle divise).

Si comprende, allora, come una riflessione sull’attuale sistema debba essere urgente, coraggiosa e puntare agli aspetti di merito più che a quelli formali.

Alcuni interventi correttivi si impongono sul modello organizzativo, non solo perché dettati da esigenze di natura meramente economica derivanti dai costi di gestione complessiva del sistema, ma per adeguarlo ai nuovi bisogni ed alle esigenze che il Paese richiede in un settore tanto importante e delicato.

Infatti, oltre un certo limite di taglio delle spese, senza incidere sugli assetti strutturali, si rischia la paralisi dell’intero sistema, esattamente come rischia di avvenire oggi. Gli esempi, per gli operatori, sotto all’ordine del giorno.

Se a ciò aggiungiamo che in questo Paese si chiedono sacrifici enormi ai cittadini e si cerca di intervenire tagliando la spesa sociale e le pensioni per far fronte al contenimento della spesa, per un sindacato come il nostro d’ispirazione confederale, la necessità di avviare interventi riformatori del sistema capaci di migliorare la qualità del servizio ai cittadini, in un ottica di razionalizzazione della spesa, diviene, oltre che una necessità, un dovere morale ed un impegno, nell’ambito delle nostre possibilità e nella nostra azione quotidiana.

L’impegno del SIULP nella sua azione di sensibilizzazione continua e questo denota anche la sua peculiarità sindacale quale soggetto che difende i diritti dei propri associati, ma che è anche capace a proporre riflessioni più ampie che tendono a indicare soluzioni che investano direttamente il miglioramento del servizio reso ai cittadini.

Roma 23 aprile 2007.

Il Segretario Nazionale Primo Sardi

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