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PER LA NUOVA INFLUENZA: VACCINARE MENO, VACCINARE MEGLIO

 

Al Centro di Prevenzione di Legatumori, una volta esclusa la responsabilità dell’Uranio Impoverito nel provocare malattie nei militari, le nostre ricerche si sono orientate ad individuare altre cause o concause patogene. E siccome avevamo riscontrato una diminuzione dei poteri immunitari di difesa in molti militari esaminati, diventati perciò più vulnerabili alle malattie, anche tumorali, abbiamo cominciato a ricercare la causa di tale pericolosa diminuzione, iniziando da quei fattori che agiscono proprio sul sistema immunitario: cioè i vaccini e le loro modalità di somministrazione. Ci stiamo tuttora lavorando, tra enormi difficoltà: prime, fra tutte, la scarsità dei finanziamenti per la ricerca e la imponente mole di interessi economici collegata alla produzione e alla distribuzione dei vaccini. L’enorme quantità di ricerche scientifiche condotte in tutto il mondo per denunciare gli effetti avversi dei vaccini, ci conforta nel proseguire sulla strada intrapresa. Ma siccome è ancora lunga e irta di ostacoli, occorrerebbe intanto adottare almeno qualche sano principio di precauzione nelle pratiche vaccinali. In base questa considerazioni, e nella convinzione che prevenire sia meglio che curare, ci sentiamo doverosamente impegnati a consigliare di seguire il saggio principio ippocratico del “primo non nuocere” in vista della imminente e strombazzatissima campagna di vaccinazioni antinfluenzali contro il virus A H1N1.

Il famosissimo Luc Montaigner, premio Nobel 2008 per la medicina e scopritore dell’AIDS, scrive a pag. 29 del suo volume “La scienza ci guarirà” (edito da Sperling e Kupfer con prefazione di U. Veronesi) : “…. In questi ultimi anni si è registrato un netto aumento dei decessi imputabili all’influenza negli ultrasessantacinquenni. La progressione sarebbe singolarmente proporzionata alla copertura vaccinica, cioè all’aumento del numero di persone vaccinate. Una correlazione paradossale, in aperta contraddizione con tutte le campagne delle autorità sanitarie, che ogni anno insistono perché gli anziani facciano il vaccino. Ciò che si è dimenticato, in questo caso, è che a partire dai 65 anni molti individui hanno un sistema immunitario depresso, il cui organismo non è più in grado di rispondere sufficientemente alla vaccinazione.” Morale del premio Nobel: vaccinare è necessario, ma occorre prima stimolare il sistema immunitario per metterlo in condizioni di rispondere alla vaccinazione. Che altrimenti rischia di non servire a nulla, o di spalancare la porta ad altri rischi, ben più gravi della blanda forma influenzale in corso. Siamo d’accordo che la scoperta dei vaccini sia stata una conquista per l’intera umanità. Ma perché si riveli come tale, siamo anche d’accordo con Montaigner quando consiglia agli addetti ai lavori vaccinali di valutare con gli esami del caso, il variabile corredo immunitario di ciascuno onde evitare che un vaccino, da prezioso alleato diventi un insidioso avversario. Soprattutto per anziani e bambini, immunitariamente più indifesi. Conclusione. Non basta dichiarare idoneo un vaccino con sperimentazioni anche all’estero, ma occorre anche verificare con le opportune analisi eseguite dovunque e caso per caso, l’idoneità di ciascuno di noi a riceverlo.

Prof. Franco Nobile
Oncologo

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