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La
funzione principale delle bevande è quella di
reintegrare, in parte, le necessità idriche
dell’organismo; ma se in alcuni casi possono essere
fonte di nutrienti e di energia in altri, per la loro
composizione, possono presentare dei rischi per la
salute.
La
sensazione di sete è un nostro meccanismo di difesa che
ci segnala la necessità di reintegrare liquidi. Però è
facile commettere errori, come bere un quantitativo
eccessivo di acqua, trangugiare troppo in fretta e senza
misura bevande troppo fredde o bollenti. Gli alimenti
ingeriti producono calorie, l’acqua no ed è privo di
fondamento credere che bevendola si ingrassi.
A
volte capita di sentire suggerimenti del tipo: “non bere
durante i pasti, ma lontano dai pasti”. Ciò non ha nulla
a che vedere con qualsiasi proprietà “ingrassante”
dell’acqua, ma è un suggerimento valido per le persone
in sovrappeso perché, mangiando asciutto, si raggiunge
più facilmente il senso di sazietà.
Chi,
invece, tende a ritenere acqua nei tessuti, deve
limitare l’introduzione di cloruro di sodio (sale da
cucina) con gli alimenti, poiché la ritenzione idrica
aumenta mangiando salato. Non è nemmeno vero che
sottoponendosi ripetutamente a saune si dimagrisce: la
perdita di peso corporeo è dovuta unicamente all’intensa
sudorazione a cui si è sottoposti, ma verrà
immediatamente ripristinata dopo aver bevuto.
La sauna è
semplicemente un mezzo per “forzare” il ricambio idrico
ed eliminare tossine attraverso il sudore.
Fermarsi a bere a una fontanella dopo una passeggiata
all’aria aperta
è un
ricordo di altri tempi. Sono addirittura sparite le
fontanelle e una ragione c’è. La possibilità di bere
acqua inquinata, oggi, purtroppo è un’ipotesi tutt’altro
che remota.
L’acqua dei pozzi non soggetti a periodici controlli può
contenere sostanze chimiche tossiche provenienti sia da
scarichi industriali che domestici (concimi e pesticidi
usati in agricoltura): tutto ciò che viene sparso sul
terreno o scaricato nei fiumi e in mare, ritorna,
attraverso i normali cicli biologici, nelle falde
acquifere sotterranee.
Non è
prudente usare questo tipo di acqua, nemmeno per
cucinare, perché l’intossicazione chimica non viene
neutralizzata con la bollitura.
Questa
pratica ci garantisce solamente da un eventuale
inquinamento batterico, dato cioè dalla presenza di
microrganismi (o batteri) patogeni e non patogeni
provenienti generalmente dalle infiltrazioni degli
scarichi fognari.
PRINCIPALI INQUINAMENTI CHIMICI
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SOSTANZA |
DANNOSITA’ |
PROVENIENZA |
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Piombo
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gravi intossicazioni |
benzina, batterie,
accumulatori |
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Mercurio |
gravi intossicazioni |
vernici, industrie
|
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Nitrati |
cancerogeni |
fertilizzanti
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Fenoli |
cancerogeni |
pesticidi
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PBC |
tossico per il fegato |
Plastica, vernici, pesticidi
|
Diversamente dall’acqua, le bevande alcoliche forniscono
calorie ed entro certo limiti stimolano l’appettito.
Di
conseguenza, se state facendo una dieta dimagrante ed
avete sete durante la giornata, bevete acqua, ma non
bevande alcoliche, poiché elevereste la quantità di
calorie introdotte.
Le
bevande nervine, come il caffè e il tè, non producono
calorie, ma ne produce lo zucchero usato per
dolcificarle.
Quindi, quando si parla di moderare l’ingestione di
liquidi durante una dieta dimagrante, ci si riferisce
all’ingestione di bevande alcoliche e di bevande
zuccherate in genere.
Le
acque minerali sono bevande dissetanti,
batteriologicamente pure, con contenuto in sali minerali
dichiarato e variabile secondo l’origine e la
provenienza.
Possono essere imbottigliate naturali o addizionate con
anidride carbonica per renderle più appetibili e per
aumentarne la conservabilità.
Le acque minerali in bottiglie di vetro possono
conservarsi fino a sei mesi dalla data di
imbottigliamento (riportata in etichetta), mentre quelle
in bottiglie di plastica vanno consumate entro tre mesi.
In alcuni casi le acque minerali, per la loro
particolare composizione, sono dotate di proprietà
curative. Consumare per lunghi periodi casse di acqua
senza mai preoccuparsi del loro contenuto, può portare a
disturbi. Quindi, occorre fare attenzione: e leggere
attentamente le etichette incollate sulle bottiglie.
I vari
tipi di acque minerali:
1) Oligominerali: (residuo fisso inferiore a 0,2 g/l). Sono acque poco minerali , quasi
simili all’acqua pura, essenzialmente diuretiche perché
vengono rapidamente assorbite e rapidamente eliminate,
soprattutto attraverso i reni.
2) Medio-minerali: (residuo fisso fino a 1 g/l). Hanno notevole importanza quelle che
contengono bicarbonati. Queste acque vengono usate per
il loro potere tampone nelle gastriti ipoacide
(caratterizzate da scarsa produzione di acido
cloridrico), in quanto liberano nell’ambiente acido
dello stomaco anidride carbonica che stimola la
secrezione cloridrica.
3) Minerali:
(residuo fisso superiore a 1 g/l). Quelle
arsenico-ferruginose sono impiegate nella terapia del
linfatismo mentre le acque solfato-alcaline quando
occorre provocare un’azione evacuatrice intestinale.
4) Bicarbonato-alcaline. Sono particolarmente indicate in pediatria quando si
desidera stimolare la secrezione pancreatica e
regolarizzare le funzioni epatiche.
La
birra è una bevanda leggermente alcolica, ottenuta
dalla fermentazione del malto d’orzo (l’orzo fatto
germogliare), a cui viene aggiunto il luppolo per
conferirle il gusto amaro. Va bevuta giovane, quindi
consumatela prima del termine ultimo indicato in
etichetta. Generalmente le birre scure sono più
alcoliche, amare e aromatiche delle birre chiare. Una
lattina di birra fornisce circa 115 calorie e tracce di
vitamine del gruppo B.
La debole concentrazione alcolica potenzia l’attività
stimolante delle secrezioni digestive dovuta al luppolo,
perciò la birra è indicata in quelle forme di cattiva
digestione causate da insufficienza dei processi
digestivi dello stomaco.
Gli
effetti dannosi della birra si manifestano soltanto in
quelle persone che ne ingeriscono grosse quantità.
Il
vino è considerato, soprattutto dagli esperti del
settore, un “alimento energetico complementare”.
Infatti, dal punto di vista nutritivo, a parte
modestissime quantità di vitamine e sali minerali,
l’apporto principale consiste nel valore energetico
dell’alcol in esso contenuto.
I vini
bianchi per il loro processo di vinificazione vanno
bevuti “giovani”. I vini rossi, invece, per la presenza
del tannino, che ne aumenta la conservabilità, possono
essere bevuti “invecchiati”; le bottiglie andrebbero
stappate tante ore prima del consumo, quanti sono gli
anni di invecchiamento del vino, che va versato in una
caraffa per consentirgli una veloce ossigenazione.
Una
moderata quantità di vino, al giorno, agisce
favorevolmente sull’apparato digerente migliorando la
secrezione gastrica.
In
Italia il consumo vinicolo è notevolmente diminuito
negli ultimi due decenni, passando dai 115 litri
pro-capite nel 1970 ai 55 litri del 2000. I motivi di
questo decremento vanno innanzi tutto ricercati in un
diverso rapporto che l’odierna società ha gradualmente
stabilito con questa bevanda. Infatti il vino
rappresentava una quota consistente dell’apporto
calorico alimentare per le attività lavorative di un
tempo, a cominciare dalle dure fatiche nei campi. Il
progresso industriale e tecnologico ha sempre più
ridotto l’impegno lavorativo fisico ed anche il vino,
con il miglioramento delle condizioni di vita, ha
trasferito nel sociale, anzi nel conviviale, le sue
valenze positive. Insomma oggi si beve meno vino, ma
migliore, anche perché c’è la possibilità di spendere
di più.
Parallelamente abbiamo assistito ad un incremento nel
consumo dei superalcolici, con un conseguente aumento
delle malattie collegate al loro abuso.
Le
bevande alcoliche contengono numerose sostanze: fra
queste l’alcol etilico (etanolo) è la componente comune
a tutte.
Le
bevande alcoliche sono caratterizzate da elevati apporti
di energia (calorie), perché ogni grammo di alcol
equivale a 7 calorie e perché spesso contengono
zucchero.
L’alcol viene assorbito senza essere preventivamente
digerito, perché dallo stomaco e dall’intestino passa
direttamente nel sangue e di qui al fegato, che ne
regola la eliminazione.
Un organismo adulto è in grado di tollerare
perfettamente le bevande alcoliche, purché non si ecceda
nella quantità. L’entità dei danni che l’alcol può
indurre nell’organismo dipende da molti fattori e
soprattutto dal tipo di bevanda, dal sesso, dall’età e
dalla costituzione fisica degli individui. In generale
i bambini e le donne sono i più vulnerabili.
Modeste quantità di vino durante i pasti principali,
nei soggetti adulti, possono stimolare l’appetito e
favorire la digestione, oltre che dare un aiuto per la
sua capacità di pulire le arterie dal colesterolo. Al
contrario l’abuso di super alcolici di ogni tipo, specie
se prolungato nel tempo, può condurre a carenze e
squilibri nutrizionali e può creare le premesse per più
gravi malattie.
Occorre ricordare che gli alcolici, aumentando le dosi,
determinano dapprima euforia e disinibizione, poi una
diminuzione dell’attenzione e della concentrazione e
successivamente confusione, difficoltà di equilibrio e
infine lo stato di ubriachezza vera e propria.
Quando l’abuso di alcolici continua per lungo tempo,
possono insorgere gravi malattie del fegato, come la
cirrosi epatica e diversi tipi di tumore.
Gli
esperti definiscono il vino un “alimento energetico”,
mentre in base alle ricerche emerge che il vino
fornisce un aiuto a prevenire le malattie
cardiovascolari per la sua capacità di pulire le arterie
dal colesterolo; inoltre può contribuire a facilitare
la digestione e perfino a ridurre il rischio del
diabete.
Per
una eccessiva semplificazione si è portati a fare di
tutta l’erba un fascio ed associare il vino a tutte le
altre bevande superalcoliche. Questo è un grave errore,
perché assumere alcool mediante il vino è cosa ben
diversa dal consumo di altre bevande ad alta o bassa
gradazione alcolica. Inoltre il vino si beve
abitualmente durante i pasti e questo consente di
assorbire l’alcool ad una velocità più moderata,
rispetto a quanto potrebbe avvenire a stomaco vuoto.
In
conclusione, occorre bere meno e meglio, per non negarsi
un piacere intimamente connesso con le nostre
tradizioni e al tempo stesso contare su un alleato per
la nostra salute.
Il
the è composto da caffeina, tannino, di sostanze
proteiche, di glucidi e, dopo il periodo di
fermentazione, di oli essenziali che impartiscono il
tipico aroma.
La
distinzione fra tè verde e tè nero si basa appunto sulle
diverse modalità di fermentazione delle foglioline: il
tè nero si ricava dalle foglie avvizzite, arrotolate,
fermentate ed essiccate; il tè verde invece non ha
subito processi di fermentazione.
Anche
il tè contiene principi attivi eccitanti come il caffè,
tuttavia fa sentire i suoi effetti in maniera più
blanda.
Il
caffè è un prodotto unicamente di importazione.
Da un punto di vista nutrizionale il caffè è una bevanda
sostanzialmente priva di valore calorico, salvo per lo
zucchero che vi si può aggiungere.
Fa
parte dei cosiddetti alimenti nervini: con tale
denominazione vengono indicati alcuni prodotti vegetali
che contengono modeste quantità di sostanze ad azione
tonica ed eccitante (caffeina, teobromina) oltre a
sostanze aromatiche e oli essenziali.
Il caffè espresso
(quello del bar) contiene meno caffeina del caffè
casalingo a causa della preparazione rapida e di
conseguenza della minore estrazione di caffeina dalla
miscela.
Quindi se volete eliminare o attenuare l’effetto
caffeinico del caffè, l’unico accorgimento valido è
berlo decaffeinato. Non serve bere il caffè “lungo”
oppure “macchiato” e non serve neppure bere il
“cappuccino”: il latte non ha nessuna capacità di
neutralizzare la caffeina.
Prof. Franco Nobile
Oncologo |