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Il
dibattito circa l’influenza delle onde elettromagnetiche
sulla nostra salute permane vivace e controverso e
provoca ricorrenti allarmismi nell’opinione pubblica,
frastornata dai rischi cancerogeni incombenti nei pressi
di una linea elettrica, di una stazione radiotelevisiva,
di un forno a microonde e perfino del telefono
cellulare. Siccome l’educazione, anche quella sanitaria,
indispensabile per prevenire i tumori, è figlia di una
corretta informazione, alla Lega contro i Tumori di
Siena è sembrato opportuno presentare qualche
chiarimento in proposito. Le radiazioni
elettromagnetiche, in base alla loro frequenza, si
dividono in radiazioni non ionizzanti e radiazioni
ionizzanti. Sgombriamo subito il campo da queste ultime,
come ad esempio i raggi X e le radiazioni gamma
sicuramente cancerogeni, perché si tratta di radiazioni
in grado di trasferire agli elettroni presenti negli
atomi della materia colpita, un’energia superiore a
quella che li lega al loro atomo di appartenenza,
distaccandoli. A causa di tale distacco l’atomo non
risulterà più elettricamente neutro, perché è stato
alterato l’equilibrio tra le cariche positive del
nucleo, rappresentate dai protoni e le cariche negative
degli elettroni, dando origine a uno ione. Quando una
radiazione elettromagnetica possiede un’energia tale da
colpire la materia producendo ioni, prende il nome di
radiazione ionizzante, che può essere in grado di
innescare la cancerogenesi. Quando invece le radiazioni
elettromagnetiche non hanno energia sufficiente a
staccare le cariche elettriche dall’atomo, vengono
definite radiazioni non ionizzanti, che oggi presentano
un vasto campo di applicazioni, in continuo aumento.
Basti pensare agli impieghi dell’energia elettrica, alle
onde radiotelevisive, ai radar, alle apparecchiature
mediche (dalla marconiterapia alla risonanza magnetica),
alla telefonia fissa e mobile. Spesso l’energia emessa
da tali sorgenti non viene completamente utilizzata, ma
si distribuisce in quantità variabile nell’ambiente. Da
tempo la ricerca scientifica si è intensamente attivata
per scoprire se l’esposizione alle radiazioni non
ionizzanti comporti dei rischi per la salute, in
particolar modo se possa provocare l’insorgenza di
tumori. Ma i risultati di questa infinità di ricerche
non consentono ad oggi di affermare con certezza, ma
neanche di escludere con altrettanta certezza,
l’esistenza di tali rischi. Siccome questa incertezza
scientifica è causa di crescente apprensione
nell’opinione pubblica fino a provocare reazioni emotive
esagerate rispetto ai dati in nostro possesso, gli
scienziati consigliano di predisporre misure preventive
anche in assenza di prove certe sui danni alla salute,
specie per le esposizioni a lungo termine. Ad esempio,
il rilevamento epidemiologico di una aumentata incidenza
della leucemia infantile conseguente all’esposizione ai
campi magnetici, anche se non è stato scientificamente
dimostrato un rapporto causa-effetto, ha indotto
autorevoli organismi internazionali come lo IARC
(Agenzia Internazionale Ricerche sul Cancro) a
classificare tali campi come “possibilmente cancerogeni
per l’uomo”. In presenza quindi di studi discordanti,
fra chi sostiene l’innocuità e chi la pericolosità dei
campi elettromagnetici, l’OMS (Organizzazione Mondiale
della Sanità) consiglia di applicare il cosiddetto
“principio di precauzione”. Questa modalità di
intervento preventivo nei confronti di un rischio
potenzialmente grave, in attesa dei risultati delle
ricerche in corso, è mirato a fornire risposte
provvisorie ma “precauzionali” fino a che non saranno
disponibili dati sicuri e scientificamente comprovati.
Le principali sorgenti di radiazioni elettromagnetiche
non ionizzanti oggi utilizzate, suscettibili di
raggiungere livelli variabili di esposizione nelle loro
vicinanze, vengono raggruppate in campi statici, a
frequenze estremamente basse, a frequenze intermedie, a
radiofrequenze e a microonde. Cause di presenza
nell’ambiente di campi elettrici possono essere coperte
elettriche, bollitori, stereo, frigoriferi, ferri da
stiro. Tuttavia gli elettrodotti ad alta tensione sono
la principale sorgente di campi elettrici entro una
fascia estesa fino a distanze pari a due-tre volte
l’altezza della linea. Cause di presenza nell’ambiente
di campi magnetici sono asciugacapelli, frullatori,
televisioni, trapani e treni elettrici in un rapporto
che va dai 5000 volt di una linea ad alta tensione alle
poche diecine di volt di un elettrodomestico. Altre
sorgenti di onde elettromagnetiche si trovano nei
settori delle telecomunicazioni, delle trasmissioni
radiotelevisive, degli impianti radioamatoriali (i
cosiddetti CB), negli impianti radar, sia militari che
civili, nelle antenne paraboliche per le comunicazioni
satellitari. Si sono andati sempre più diffondendo le
sorgenti di campi elettromagnetici ad alta frequenza sia
per uso personale, che per abitazioni, ospedali, scuole
e uffici, come i sistemi automatizzati per il controllo
degli accessi, i videoterminali, i metal-detector, gli
antifurto a microonde, i dispositivi antitaccheggio, i
telefoni cordless e cellulari. A proposito di telefonia
mobile, occorre tener presente che l’intensità del campo
elettromagnetico intorno ad un cellulare dipende dal
modello di apparecchio nonché dalla sua distanza dalla
testa. Perciò si raccomanda l’uso del viva-voce e di
fare comunicazioni brevi, magari alternando l’orecchio
impegnato. Altrettanto importante è la distanza del
cellulare dalla stazione radiobase, perché può ridurre
la potenza emessa dall’apparecchio anche di un fattore
mille. Le onde elettromagnetiche di un cellulare possono
interferire con i dispositivi elettromedicali
impiantabili (pacemaker, protesi acustiche) e con altre
apparecchiature elettroniche sensibili. L’utilizzo
industriale dei campi elettromagnetici riguarda
essenzialmente il modo di provocare il riscaldamento dei
materiali come metalli, colle, plastiche, legno ecc. Le
principali applicazioni delle onde elettromagnetiche in
campo medico sono, oltre la marconiterapia e la
risonanza magnetica, anche la diatermia, la radarterapia,
le tecniche di ipertermia in campo oncologico e gli
elettrobisturi. I soggetti più esposti risultano i
pazienti ed i lavoratori delle industrie produttrici di
tali apparecchi. Ma quali sono gli effetti delle onde
elettromagnetiche non ionizzanti sull’uomo? Esse
generano circolazione di correnti più o meno localizzate
nel corpo umano, la cui dissipazione può portare ad un
aumento di calore. La parte di energia assorbita dai
tessuti umani viene dissipata sotto forma di calore
della temperatura locale o globale. Certi organi sono
particolarmente a rischio, come il cristallino, incapace
di dissipare il calore perché sprovvisto di
vascolarizzazione e soggetto a formare quelle opacità
chiamate cataratta; oppure il testicolo, che normalmente
opera in condizioni di temperatura inferiore a quella
corporea, per cui il riscaldamento indotto può provocare
infertilità. Al giorno d’oggi, anche se la probabilità
di ammalarsi di cancro a seguito dell’esposizione ad
onde elettromagnetiche non è stata scientificamente
accertata, tuttavia non si può neanche escluderlo con
certezza assoluta. Tuttavia la mancanza di conoscenze
scientifiche certe non deve rappresentare un alibi per
rinviare le misure di prevenzione, secondo il già citato
principio di precauzione, in base al quale si possono
adottare subito provvedimenti per la protezione dalle
onde elettromagnetiche non ionizzanti. Solo a titolo
esemplificativo, citeremo l’opportunità di distribuire
gli elettrodomestici fissi, come il frigo e lo
scaldabagno, in modo da evitare le lunghe permanenze
entro un metro dalla loro superficie; per ridurre
l’esposizione ai campi generati dalle linee elettriche,
aumentare l’altezza dei sostegni e impiegare cavi
schermati o interrati, evitando di costruire i nuovi
elettrodotti attraverso gli insediamenti urbani e le
nuove abitazioni in prossimità di elettrodotti già
esistenti; assicurarsi della corretta chiusura dello
sportello del forno a microonde e del buon funzionamento
dell’interruttore di sicurezza, che spegne il generatore
di microonde quando si apre il forno. Proporre queste
misure precauzionali dettate soprattutto dal buonsenso
può contribuire a dissipare le preoccupazioni legate
all’”elettrosmog”, un neologismo coniato soltanto per
enfatizzare i rischi all’opinione pubblica. Nell’odierna
era tecnologica siamo continuamente chiamati a
confrontarci sul rapporto rischi per la salute e
benefici sul modo di vivere. A tale proposito, più che
fissare con la normativa i valori di soglia da non
oltrepassare, occorrerebbe mantenere l’esposizione alle
onde elettromagnetiche non ionizzanti al più basso
livello di rischio ragionevolmente raggiungibile,
compatibilmente con le tecnologie, i costi e la tutela
della nostra salute. |