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GAETANO QUAGLIARIELLO

Professore ordinario di Storia Contemporanea, eletto nel collegio della Toscana da due legislature Senatore della Repubblica, riveste l’incarico di Vicepresidente Vicario del gruppo PdL; altresì è membro della Giunta per il regolamento;della 2^ Commissione permanente (Giustizia); e del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Riveste anche l’incarico di Presidente della Fondazione Magna Carta: istituto che persegue finalità culturali attraverso la realizzazione di iniziative di studio e di ricerca nell’area del diritto, della storia, dell’economia e della finanza, della geopolitica e della politologia. Federata a Siena con l’Istituto culturale “Linea D’Ovest”.

 

Senatore Quagliariello, come già per le altre personalità politiche, anche con lei, vorremmo iniziare con una domanda riguardante la pessima situazione economica che opprime il nostro Paese, e, di conseguenza, anche la nostra “amministrazione”. Oramai anche le imprese di pulizie ci stanno abbandonando per mancanza di fondi. Qual è la sua ricetta per far fronte a tale delicata questione?

"La domanda è ben posta, perché correttamente mette in relazione la situazione di crisi che ha investito anche il nostro Paese, e la situazione della vostra amministrazione. Non c'è dubbio che, seppure in una situazione di oggettiva difficoltà dovuta al contesto internazionale, per questo governo e per la nostra maggioranza la sicurezza è e resta una priorità, come dimostrano i numerosi provvedimenti adottati e, da ultimo, lo stanziamento di cento milioni che pur non essendo risolutivi sono certamente un segno di attenzione e di buona volontà. Credo che in termini strutturali e di medio-lungo periodo, l'unica ricetta efficace e duratura sia quella di portare al più presto l'Italia fuori dalla crisi senza però aumentare il debito pubblico che per responsabilità delle generazioni passate ha già pesantemente danneggiato il Paese; e, man mano che si esce dalla crisi, dimostrare con i fatti che la sicurezza è per noi una priorità".

I dati a nostra disposizione evidenziano un costante aumento delle problematiche legate all’Ordine pubblico nel territorio della provincia di Siena. A tale costante aumento, non corrisponde un incremento del personale, continuamente impegnato su vari fronti, senza nessuna possibilità di turn-over. Possiamo sperare a breve in un cambiamento di rotta in tal senso?

"Fino ad oggi, la città di Siena non aveva posto problemi o criticità sul fronte della sicurezza, del benessere, della prosperità, come se fosse chiusa nelle sue mura medievali. La crisi ha scavato queste mura, è penetrata nella cittadella, e di questo per un po' non ci si è resi

conto. Finché ci si è svegliati una mattina scoprendo che nel territorio circostante la situazione dell'ordine pubblico iniziava a peggiorare, che l'Università era in dissesto a causa della voragine nei suoi bilanci. Come parte politica, non possiamo considerare tutto questo una nostra colpa. Ma il fatto che la cattiva gestione i cui nodi oggi vengono al pettine non sia di nostra responsabilità, non significa che dobbiamo augurarci che la situazione del territorio senese possa peggiorare. Tutt'altro".

Non sono passati inosservati, almeno alla nostra organizzazione sindacale, alcuni suoi interventi sulla costruenda Moschea di Colle Val D’Elsa. In uno di questi ha sostenuto di essere favorevole alla costruzione delle Moschee, ma, contestualmente, ha anche dettato un “decalogo di condizione insuperabile”. Ci può chiarire meglio il suo pensiero?

"Nessuno di noi ha mai pensato di vietare ai musulmani la pratica del loro culto, o di rendergliela più difficile. Ma vi è una condizione imprescindibile: che la costruzione di una moschea, in nome di un malinteso multiculturalismo, non comporti un vulnus nei confronti della nostra religione e della nostra cultura, e non finisca col minare la stessa possibilità di integrazione. Per questo, in sintesi, è necessario che vi siano massima trasparenza e assoluta osservanza delle regole, che vi sia il consenso della comunità locale, che non siano perseguite finalità 'aggregative' dubbie, che sia rispettato un criterio di proporzionalità, che non vi siano preclusioni culturali né discriminazioni interne. Mi sembra che nel caso di Colle Val d'Elsa la maggior parte di questi presupposti non vi siano".

Università di Siena, altro tema caldo che ha coinvolto (e sta coinvolgendo), le forze di Polizia su un ulteriore versante. Lei ha sostenuto che il Governo vuole collaborare con la Città e le sue Istituzione per favorire il risanamento dell’Ateneo. Può precisare meglio in cosa consiste questa collaborazione?

"Il caso dell'Università di Siena è paradigmatico, perché dimostra che si può uscire da una situazione di crisi, anche molto grave, senza clamori, leggi speciali, finanziamenti al buio o interventi di cieco assistenzialismo, ma semplicemente rimboccandosi le maniche ed eliminando gli sprechi e le storture che negli anni hanno contribuito a stratificare il debito e scavare la voragine. Si tratta della stessa linea di rigore che il governo ha fatto propria nei suoi interventi in favore del sistema universitario italiano, e che sosterrà fino in fondo. Per quanto mi riguarda, posso rivendicare alla mia parte politica l'aver agevolato il rapporto dei vertici dell'Ateneo con i Ministeri a vario titolo coinvolti, e di aver seguito con partecipe attenzione il piano di risanamento messo in atto".

Per chiudere, immaginiamo che abbia valutato a fondo il nuovo pacchetto sicurezza. Quali sono state le sue prime impressioni?

"Il tentativo è quello di coniugare in una sola proposta di governo i problemi inediti di questo tempo, considerando da una parte le paure di quanti giungono nel nostro Paese magari per disperazione, e dall'altra le paure ancor più comprensibili nei nostri concittadini, che spesso si trovano a essere i più deboli, come stranieri in casa propria. L'opposizione nei confronti di questo provvedimento è derivata da una valutazione dettata dai criteri del passato, da una concezione ideologica della debolezza e della solidarietà che sconta la scarsa conoscenza dei nuovi fenomeni connessi all'immigrazione e alla sicurezza. Noi a questi problemi intendiamo a rispondere al di fuori dell'ideologia, e per questo riteniamo che vi sia bisogno di un grande sforzo di comprensione e di conoscenza".

 

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