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Senatore Quagliariello, come già per le altre
personalità politiche, anche con lei, vorremmo iniziare
con una domanda riguardante la pessima situazione
economica che opprime il nostro Paese, e, di
conseguenza, anche la nostra “amministrazione”. Oramai
anche le imprese di pulizie ci stanno abbandonando per
mancanza di fondi. Qual è la sua ricetta per far fronte
a tale delicata questione?
"La
domanda è ben posta, perché correttamente mette in
relazione la situazione di crisi che ha investito anche
il nostro Paese, e la situazione della vostra
amministrazione. Non c'è dubbio che, seppure in una
situazione di oggettiva difficoltà dovuta al contesto
internazionale, per questo governo e per la nostra
maggioranza la sicurezza è e resta una priorità, come
dimostrano i numerosi provvedimenti adottati e, da
ultimo, lo stanziamento di cento milioni che pur non
essendo risolutivi sono certamente un segno di
attenzione e di buona volontà. Credo che in termini
strutturali e di medio-lungo periodo, l'unica ricetta
efficace e duratura sia quella di portare al più presto
l'Italia fuori dalla crisi senza però aumentare il
debito pubblico che per responsabilità delle generazioni
passate ha già pesantemente danneggiato il Paese; e, man
mano che si esce dalla crisi, dimostrare con i fatti che
la sicurezza è per noi una priorità".
I
dati a nostra disposizione evidenziano un costante
aumento delle problematiche legate all’Ordine pubblico
nel territorio della provincia di Siena. A tale costante
aumento, non corrisponde un incremento del personale,
continuamente impegnato su vari fronti, senza nessuna
possibilità di turn-over. Possiamo sperare a breve in un
cambiamento di rotta in tal senso?
"Fino
ad oggi, la città di Siena non aveva posto problemi o
criticità sul fronte della sicurezza, del benessere,
della prosperità, come se fosse chiusa nelle sue mura
medievali. La crisi ha scavato queste mura, è penetrata
nella cittadella, e di questo per un po' non ci si è
resi |
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conto.
Finché ci si è svegliati una mattina scoprendo che nel
territorio circostante la situazione dell'ordine
pubblico iniziava a peggiorare, che l'Università era in
dissesto a causa della voragine nei suoi bilanci. Come
parte politica, non possiamo considerare tutto questo
una nostra colpa. Ma il fatto che la cattiva gestione i
cui nodi oggi vengono al pettine non sia di nostra
responsabilità, non significa che dobbiamo augurarci che
la situazione del territorio senese possa peggiorare.
Tutt'altro".
Non
sono passati inosservati, almeno alla nostra
organizzazione sindacale, alcuni suoi interventi sulla
costruenda Moschea di Colle Val D’Elsa. In uno di questi
ha sostenuto di essere favorevole alla costruzione delle
Moschee, ma, contestualmente, ha anche dettato un
“decalogo di condizione insuperabile”. Ci può chiarire
meglio il suo pensiero?
"Nessuno di noi ha mai pensato di vietare ai musulmani
la pratica del loro culto, o di rendergliela più
difficile. Ma vi è una condizione imprescindibile: che
la costruzione di una moschea, in nome di un malinteso
multiculturalismo, non comporti un vulnus nei confronti
della nostra religione e della nostra cultura, e non
finisca col minare la stessa possibilità di
integrazione. Per questo, in sintesi, è necessario che
vi siano massima trasparenza e assoluta osservanza delle
regole, che vi sia il consenso della comunità locale,
che non siano perseguite finalità 'aggregative' dubbie,
che sia rispettato un criterio di proporzionalità, che
non vi siano preclusioni culturali né discriminazioni
interne. Mi sembra che nel caso di Colle Val d'Elsa la
maggior parte di questi presupposti non vi siano".
Università di Siena, altro tema caldo che ha coinvolto
(e sta coinvolgendo), le forze di Polizia su un
ulteriore versante. Lei ha sostenuto che il Governo
vuole collaborare con la Città e le sue Istituzione per
favorire il risanamento dell’Ateneo. Può precisare
meglio in cosa consiste questa collaborazione?
"Il
caso dell'Università di Siena è paradigmatico, perché
dimostra che si può uscire da una situazione di crisi,
anche molto grave, senza clamori, leggi speciali,
finanziamenti al buio o interventi di cieco
assistenzialismo, ma semplicemente rimboccandosi le
maniche ed eliminando gli sprechi e le storture che
negli anni hanno contribuito a stratificare il debito e
scavare la voragine. Si tratta della stessa linea di
rigore che il governo ha fatto propria nei suoi
interventi in favore del sistema universitario italiano,
e che sosterrà fino in fondo. Per quanto mi riguarda,
posso rivendicare alla mia parte politica l'aver
agevolato il rapporto dei vertici dell'Ateneo con i
Ministeri a vario titolo coinvolti, e di aver seguito
con partecipe attenzione il piano di risanamento messo
in atto".
Per
chiudere, immaginiamo che abbia valutato a fondo il
nuovo pacchetto sicurezza. Quali sono state le sue prime
impressioni?
"Il
tentativo è quello di coniugare in una sola proposta di
governo i problemi inediti di questo tempo, considerando
da una parte le paure di quanti giungono nel nostro
Paese magari per disperazione, e dall'altra le paure
ancor più comprensibili nei nostri concittadini, che
spesso si trovano a essere i più deboli, come stranieri
in casa propria. L'opposizione nei confronti di questo
provvedimento è derivata da una valutazione dettata dai
criteri del passato, da una concezione ideologica della
debolezza e della solidarietà che sconta la scarsa
conoscenza dei nuovi fenomeni connessi all'immigrazione
e alla sicurezza. Noi a questi problemi intendiamo a
rispondere al di fuori dell'ideologia, e per questo
riteniamo che vi sia bisogno di un grande sforzo di
comprensione e di conoscenza".
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