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RONDE E SICUREZZA. UN FLOP ANNUNCIATO

I cittadini vogliono essere difesi e garantiti dalle Forze di Polizia non da improvvisate associazioni di volontari

a cura di Piero Di Lorenzo

 
Nei mesi precedenti, “L’Alfiere” ha ospitato l’opinione illuminante di due colleghi della Polizia senese, che hanno illustrato i dubbi e le incertezze che hanno da sempre accompagnato l’istituzionalizzazione delle cosiddette “ronde” da parte del Governo in carica. L’esecutivo, come ben si sa, si è impegnato molto nel presentare come una necessità ineluttabile la realizzazione delle ronde, descrivendole come la panacea di tutti i mali, descrivendole come una vera alternativa alle Forze di Polizia. Altrettanto, a dire il vero, ha fatto anche per esaltare l’importanza del dispiegamento dei militari nelle strade delle città più importanti del Paese, quasi denigrando il lavoro della Polizia di Stato e delle altre Forze dell’Ordine impegnate, da sempre, quotidianamente nella lotta ad ogni tipo di criminalità. A distanza di qualche mese, i fatti, come è noto, hanno dato torto al Governo. I sindacati di Polizia, naturalmente, hanno festeggiato il flop annunciato, perché da tempo avevano evidenziato tutti i limiti di questa operazione, più che altro mediatica, che è andata, però, a discapito delle Forze di Polizia. Da questo Governo, difatti, i sindacati di Polizia si aspettavano una politica diversa in materia di sicurezza. Si aspettavano una maggiore attenzione, tanto sbandierata in campagna elettorale, sotto l’aspetto economico, organizzativo, dei mezzi e delle strutture. Nulla di tutto questo. “Ronde, chi le ha viste?”, verrebbe da dire. A circa tre mesi dal decreto Maroni che ha messo in regola “i volontari per la sicurezza”, le richieste di iscrizione alle Prefetture, sono vicine allo zero. Per la precisione sono sei: tre nella provincia
di Roma, una a Milano, un’altra a Treviso, l’ultima a Bolzano. Nel resto d’Italia, i rondisti restano invisibili. Il decreto Maroni, firmato l’8 agosto scorso, mira a regolamentare il fenomeno delle “ronde fai da te”, prevedendo appositi albi presso le Prefetture e rigidi requisiti per gli aspiranti volontari. Come è andata allora?. Se prima del decreto attuativo una rapida fotografia del territorio nazionale censiva circa 70 ronde attive (17 solo in Lombardia, 10 in Veneto), a quasi tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole, sono soltanto sei le associazioni di “osservatori volontari per la sicurezza” che hanno chiesto il riconoscimento ufficiale a sindaco e Prefetto. In testa c’è Roma: secondo i dati della Commissione Sicurezza Urbana del comune capitolino, sono infatti ben tre le domande giunte per l’iscrizione nell’albo delle ronde. Milano, città degli storici “City Angels”, si deve invece accontentare di una sola richiesta, quella dell’associazione poliziotti italiani: un gruppo di agenti in congedo che già da un anno presidia le periferie delle città e, nelle ore serali, la metropolitana. Una domanda è arrivata a Treviso (dal Comune di Oderzo), un’altra a Bolzano, da parte dei “rangers” della città. E il resto del Paese? Zero domande. Sarà dunque interessante vedere se il decreto riuscirà alla fine ad intercettare il fenomeno. Insomma, il rischio è che molte ronde già attive non chiedano un riconoscimento ufficiale, ma continuino ad agire informalmente sul territorio. I tecnici del Viminale invitano, però, a non trarre valutazioni definitive, perché il regolamento sulle ronde prevede una fase transitoria di sei mesi, fino all’8 febbraio prossimo, che consente alle associazioni di volontariato già esistenti di continuare a svolgere le attività di sorveglianza senza necessità di iscrizione. L’effettivo contributo delle nuove associazioni, quindi, potrà essere calcolato e giudicato soltanto fra qualche mese. Gli osservatori volontari, inoltre, non potranno comunque svolgere la loro attività senza aver sostenuto un corso di formazione. Saranno poi i sindaci, ai quali nuove norme riconoscono poteri di sicurezza urbana, proporre al Prefetto l’impiego delle associazioni che si saranno iscritte negli appositi elenchi. I poliziotti, ad ogni buon conto, non hanno dubbi e non nascondono la loro soddisfazione per il mancato assalto alle Prefetture da parte delle aspiranti ronde. E’ una buona notizia ed è la dimostrazione che hanno funzionato i due divieti inseriti nel decreto: nessun finanziamento privato, né collegamento con formazioni politiche. Tentazioni, invece, che sono ben presenti tra gli aspiranti rondisti. Non resta altro, per il Governo, che ribaltare la politica attuata nel settore sicurezza a vantaggio di chi ha tutti i requisiti e la professionalità per fare bene. La sicurezza non può essere affidata a singoli cittadini. Può e deve soltanto essere affidata allo Stato.

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