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SICUREZZA, PERCEZIONE E PREVENZIONE

 

L'art.3 della Dichiarazione Universale dell’Uomo, fa assurgere la sicurezza al ruolo di Diritto Universale. Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Ma nella realtà quotidiana, questi termini, sono spesso contrapposti alle “garanzie”, con la conseguenza che applicare o inasprire norme di sicurezza equivale a violare le garanzie costituzionalmente sancite d’indagati, imputati e quant’altro. Da tempo, ormai, non passa giorno che i media non si interessino al problema della sicurezza nelle nostre città, sia sottolineando l’aumento della criminalità di strada, che evidenziando il profondo senso di insicurezza in cui si trovano a vivere i cittadini. La difficoltà e la delicatezza del problema impongono un approccio razionale, capace di contenere le tendenze ad un’eccessiva emotività, che potrebbero portare a rimedi inappropriati o addirittura inefficaci, correndo il rischio di affermare il “bene sicurezza” a scapito della libertà dei cittadini. Da dati Istat riguardanti un’indagine sulla percezione di sicurezza dei cittadini, risulta che il reato più temuto è il furto in abitazione, seguito dal furto d’automobile, da scippi e borseggi, rapine, aggressioni, e la violenza
sessuale. da scippi e borseggi, rapine, aggressioni, e la violenza sessuale. Interessante sotto questo profilo, è analizzare la situazione di una realtà locale come quella del territorio senese. Da un’indagine presentata dall’Osservatorio sulla Sicurezza della Provincia di Siena è emerso che: la provincia di Siena è sostanzialmente sana, immagine del tutto corrispondente a quella ampiamente diffusa nel resto d’Italia ed a livello internazionale: le percentuali relative alle tipologie di delitto più preoccupanti sono significativamente basse, molto prossime allo zero. A questo primo confortante riscontro devono però seguirne degli altri, che costituiscono altrettante spie da tenere costantemente sotto controllo. Ci riferiamo, ad esempio, al reato di furto semplice e aggravato, di gran lunga la fattispecie criminale più rilevata negli ultimi anni. Se è certamente vero, infatti, che non si tratta di reati particolarmente gravi -almeno se paragonati ad altri- è altrettanto vero che, proprio questi sono ritenuti in particolar modo odiosi dai cittadini. Ciò accade probabilmente perché essi rappresentano una vera e propria violazione della persona: ad essere intaccata in questi casi è in primo luogo la sfera dell’integrità personale e dell’intimità individuale, ancor prima del diritto di proprietà. Colpisce che, ad esempio, una percentuale ben ridotta indichi come fattore di disagio i furti d’auto: laddove la rilevanza economica della perdita potrebbe ben risultare maggiore, il fastidio percepito parrebbe invece minore. I valori che le persone attribuiscono a ciascun reato sono qui sostanzialmente differenti rispetto a quelli codificati ai sensi della legge. E questo è dovuto al fenomeno per il quale, in una società avanzata, a benessere diffuso, in cui la qualità della vita raggiunge i parametri più alti tra quelli rilevabili a livello Europeo, anche i bisogni relativi alla sicurezza appaiono peculiari e di conseguenza assumono un ruolo prioritario, nuovi diritti e si affermano nuove esigenze. Proprio tali nuove esigenze della cittadinanza devono essere tenute nel debito conto dalle cosiddette nuove politiche della sicurezza. La paura della vittimizzazione è anche legata alle variazioni nei livelli di ciò che nella letteratura anglosassone viene chiamato “disordine”. Il disordine può presentarsi sotto forma di degrado edilizio, di mancanza di manutenzione delle strade e dei luoghi pubblici dei quartieri, di presenza di auto abbandonate sui marciapiedi o ai bordi delle strade dalla presenza di prostitute in cerca di clienti, dalle molestie verbali alle donne che passano per la strada. Solo alcuni di questi comportamenti possono essere definiti reati in senso proprio e, quindi, solo per una parte di essi i cittadini possono richiedere legittimamente l’intervento delle forze di polizia. Ma la presenza di queste forme di c.d. reati morbidi, o di inciviltà, segnalano la rottura di un ordine sociale condiviso e la perdita di controllo da parte delle comunità sul proprio territorio. Tragici fatti di cronaca innescherebbero con sempre maggiore frequenza una reazione nuova nella popolazione: il desiderio di difendersi da sé, dalla richiesta di maggiore controllo, si passerebbe alla richiesta di pene più severe e alla decisione di fare qualcosa autonomamente, senza aspettare l’intervento delle istituzioni. Il tema della sicurezza è argomento da tempo entrato a pieno titolo nella costruzione degli interessi e delle ricerche di carattere criminologico, sociologico, di statistica sociale, di psicologia. Tale approccio perviene alla cultura istituzionale del nostro paese in ritardo rispetto agli altri paesi occidentali. I motivi che hanno determinato il ritardo dei progetti sicurezza in Italia sono diversi. La prima di queste cause può essere ricondotta ad un motivo di carattere squisitamente politico. Fino ai primi anni novanta l’attenzione degli esponenti politici, non contemplava argomentazioni ed impegni concernenti la questione della sicurezza nelle città, in quanto i temi ritenuti i veri protagonisti della politica erano focalizzati sulle problematiche riguardanti il terrorismo e le organizzazioni di stampo mafioso. Lo stesso sistema penale italiano ha da sempre privilegiato la figura dell’autore di reato, l’attenzione verso il quale ha attratto, in ogni riordino della normativa penalistica, gli sforzi legislativi e delle istituzioni di giustizia. La figura della vittima del reato stesso è invece rimasta regolarmente sullo sfondo. Non devono essere poi tralasciate le motivazioni di carattere più marcatamente economico, e tali motivi economici si esplicano particolarmente in una congenita mancanza di risorse economiche indispensabili per la messa in opera di attività e uomini sempre abbastanza costose e i cui costi presuppongono finanziamenti cospicui da destinare all’attività delle forze di Polizia. E proprio la ricerca criminologia indica la prospettiva nella quale devono realizzarsi le politiche di contenimento del crimine: secondo delle strategie preventive diversificate ma integrate fra loro, che devono riguardare sia la repressione ma anche essere supportate da strategie di politiche sociali tese ad attivare la socializzazione ed il senso di legalità. La prevenzione per i cittadini è una attività fondamentale. Se ne vorrebbe di più, perché quella che viene fatta è poco percepita. Si tenga conto che per la prevenzione vale la classica regola dello stimolo visivo: prevenzione è ciò che concretamente il cittadino vede, il lavoro di intelligence nell’ambiente metropolitano non si innalza al rango psicologico di comportamento preventivo. I cittadini, dunque, chiedono più presenza di polizia sia in divisa che in borghese e da parte loro sono disposti a diventare parte attiva nella politica della sicurezza. La sicurezza è considerata dagli italiani come la terza questione, in ordine di importanza, di cui i politici dovrebbero occuparsi. Preceduta solo dal problema dell’occupazione e da quello delle pensioni, l’esigenza di sentirsi sicuri emerge con forza ed è ora di dare risposte adeguate.

 Vincenzo Iovino