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SOCIAL NETWORK: STATUS SYMBOL O MINACCIA?

 

Si chiamano Social networks, letteralmente “Reti Sociali”, vere e proprie aggregazioni virtuali di soggetti che condividono informazioni, foto, video, pareri e quant’altro la moderna tecnologia consenta di inviare tramite l’etere. Tralasciando di analizzare l’aspetto puramente tecnico (seppur di notevole rilievo) che sorregge uno strumento potentissimo, qual è appunto una rete multimediale geografica (WAN), cerchiamo di comprendere meglio gli effetti (benefici e nocivi) dei vari Facebook, Badoo, Flickr, My space, Twitter, ecc. La più famosa di queste applicazioni è appunto il “Face-book”; si perché è proprio da questa scomposizione etimologica, che nasce il successo del Network Sociale più conosciuto del pianeta (attualmente). Risale, infatti, al 2004, l’intuizione di uno studente di Harvard, Mark Zuckerberg, il quale, sfruttando appunto il concetto mutuato degli album fotografici dei vari studenti di un corso accademico, coglie l’essenza dell’informazione globale: condividere. In questi programmi (per usare una terminologia più casereccia) infatti, si ha la possibilità primaria di ricercare e comunicare, con persone di cui potenzialmente non si hanno più notizie da qualche tempo, ma delle quali ci si ricorda almeno il nome. Un motore di ricerca inglobato nel software, controlla nell’elenco di coloro (sparsi in tutto il mondo) che si sono “iscritti”, la

corrispondenza del nome o del cognome con quello digitato dall’utente; ed ecco subito spiegate le potenzialità “infinitamente micidiali” di un sistema del genere. Se è vero, infatti, che milioni di persone ha così avuto la possibilità di ritrovare parenti, amici, conoscenti che, per svariati motivi, non vedevano più da anni (tutto veramente positivo), è altrettanto vero che questa possibilità solletica anche la mente del “perverso” di turno. Sono altrettanto frequenti, infatti, i casi di soggetti che utilizzano il network, per compensare ciò che non riescono a trovare nella vita quotidiana. Cerchiamo di spiegarci meglio: uno strumento di condivisione, qual è appunto il Social network, ha comunque dei costi di gestione e frutta anche dei considerevoli guadagni. Nel meccanismo di gestione delle reti multimediali, ciò avviene grazie alle pubblicità (banners), più o meno gratuite, esposte nelle varie pagine in cui si architetta il sito web del Social network.  E’ dunque lo stesso sistema a proporre all’utente iscritto, di conoscere nuove persone perché é proprio nella condivisione di tutte le informazioni (comprese quelle pubblicitarie) che risiede la potenzialità di guadagno. E qui ci ricolleghiamo all’insidia del “perverso”, a colui cioè che mascherandosi dietro l’ingenuo interessato a conoscere persone nuove, per amicizia, sfrutta una falla del sistema stesso, per compiere eventuali reati (sostituzione di persona, molestie, minacce, stalking, ecc.). Nessuno vieta, a nessuno, infatti, di pubblicare informazioni personali false (benché ci siano diversi rigidi disclaimers pubblicati sulle varie pagine del sito), al fine di adescare la preda di turno (donna, uomo, minore, ecc.); quest’ultimo negativo aspetto delle comunicazioni per così dire “a distanza”, era già tristemente noto, dai tempi in cui nascevano le prime chat, laddove però il pericolo è amplificato dalla totale assenza d’informazioni sull’interlocutore, se non quella riguardante il nickname (il nomignolo) di collegamento. Quindi sarebbe buona norma, evitare di accettare proposte di amicizie provenienti da gente con la quale non è possibile ricostruire un minimo di legame, anche ricercando fra amicizie comuni; oppure limitare il livello di condivisione di alcune informazioni se non si ha la certezza assoluta della correttezza del contatto ricevuto. Ora tutto questo non vuole essere un rigido rifiuto verso questi “must” contemporanei, bensì uno spunto di riflessione su di una sola importantissima realtà: dal telegrafo a internet, il passo è notevole; pertanto se “la rete” meriterebbe il premio Nobel per la pace, per il suo contributo alla causa in alcuni paesi del medio - oriente ancora flagellati dalla censura più asfissiante, è altrettanto vero che per far sì che lo strumento sia sempre più sviluppato a scopi benefici, gli utenti siano in grado sempre di “governarlo” con saggezza.