Home Organigramma Sportello Siulp Archivio news Fotogallery Link Contatti

 

GIUSEPPE SOTTILE

LA SITUAZIONE CARCERARIA IN ITALIA: UN SISTEMA DA RIPENSARE

Sovrappopolazione di detenuti e carenza degli Agenti della Polizia Penitenziaria.
Una situazione esplosiva che la politica finge di ignorare
 
Le recenti, e purtroppo tragiche, vicende verificatesi negli ultimi giorni, il suicidio della brigatista Nadia Blefari e la morte di Stefano Cucchi, hanno fatto salire agli onori della cronaca tutte le problematiche che, da tempo, angustiano l’amministrazione penitenziaria, con particolare riferimento al sovraffollamento dei detenuti e alla carenza di Agenti di Polizia Penitenziaria. Il sovraffollamento delle carceri ha toccato, in Italia, la punta massima dai tempi del dopoguerra. A fine marzo 2009, i detenuti erano 61.057, ben più di quanti erano prima dell’indulto (fonte: “Il Sole 24 ore”), diciottomila oltre i posti regolamentari. Anche la crisi economica fa la sua parte: il sistema penitenziario, in Italia, nonostante le condizioni pietose in cu versa, costa 3 miliardi di euro l’anno. Mancano, inoltre, all’appello 5 mila poliziotti, non ci sono educatori. I soldi, insomma, da quello che è dato

capire, non ci sono o scarseggiano e i tempi per la costruzione di nuove strutture o per l’ampliamento di quelle esistenti, per quanto rapidi, non riusciranno mai a tenere il passo con l’aumento vertiginoso dei detenuti. All’orizzonte, dunque, sembrano addensarsi solo nuvole. La redazione de “L’Alfiere” si propone, in questo numero, di trattare tale argomento, tenuto conto che in provincia di Siena ci sono ben due strutture carcerarie (Santo Spirito a Siena e “la Ranza” a San Gimignano). Per capire meglio, abbiamo chiesto il parere di Giuseppe Sottile, Segretario Generale CISL – Federazione Nazionale della Sicurezza, il quale, come appartenente alla Polizia Penitenziaria, oltre che come sindacalista, espleta la sua attività presso il carcere di San Gimignano.

Alcuni giorni orsono abbiamo avuto modo di leggere circa una clamorosa protesta messa in atto, durante una manifestazione, degli Agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa di Reclusione di San Gimignano. Da dove partono le ragioni di tale malumore?

La decisione presa dai poliziotti penitenziari di incatenarsi, nell’ambito della manifestazione di protesta, davanti all’ingresso dell’istituto, scaturisce dalla volontà degli stessi di portare all’attenzione degli organi di stampa e, conseguentemente, dell’opinione pubblica, la gravissima situazione che sta seriamente compromettendo la stabilità gestionale del penitenziario di San Gimignano. Dopo anni e anni di silenzi da parte dell’Amministrazione Penitenziaria, tale azione è stata intrapresa con la piena consapevolezza e con il solo obiettivo di rivendicare e/o pretendere il rispetto dei diritti fondamentali (Riposi Settimanali, Congedo Ordinario, Turni di servizio di sei ore, ecc., ecc.) del personale di Polizia Penitenziaria e, soprattutto, maggiore attenzione per le inevitabili ripercussioni che tale status quo potrebbe determinare sulla sicurezza del contesto territoriale senese.

Immaginiamo che anche per il carcere di Siena la situazione sia più o meno analoga o più rosea.

La situazione presso la Casa Circondariale di Siena non è certamente più rosea e le problematiche, anche se in tono minore, sono le stesse che affliggono la Casa di Reclusione di San Gimignano.

Ritiene che anche per la Polizia Penitenziaria, così come per le altre forze di Polizia, si possa parlare di una scarsa attenzione da parte del Governo attualmente in carica? Anche per il vostro settore, sono stati previsti tagli più o meno ampi?

L’attuale Governo, nonostante i proclami in campagna elettorale, ha dimostrato scarsissima attenzione nei confronti di tutte le Forze di Polizia e, conseguentemente, ha volutamente evitato, sinora, di entrare nel merito delle molteplici problematiche che inducono il personale di Polizia Penitenziaria ad operare costantemente in situazioni emergenziali. I tagli riguardano la quasi totalità delle Amministrazioni Pubbliche e coinvolgono inevitabilmente anche il settore penitenziario con pesanti ricadute sul personale di Polizia Penitenziaria.

Anche per le carceri dislocate nel territorio della provincia di Siena, possiamo dire che il problema più impellente è rappresentato dal sovraffollamento della popolazione carceraria?

Il sovraffollamento di detenuti interessa entrambi gli istituti senesi (San Gimignano e Siena) con percentuali al di sopra della media nazionale. Il sovraffollamento, comunque, è solo uno dei tanti problemi ma per quanto concerne i penitenziari in questione, la necessità impellente è integrare, per sopperire alla grave carenza, l’organico di Polizia Penitenziaria.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, come sta affrontando queste problematiche, con particolare riferimento alla provincia di Siena. Che rassicurazione avete avuto in tal senso?

Dopo la protesta messa in atto nei primi giorni di ottobre, il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria ha racimolato, nell’ambito della Toscana, una decina di poliziotti penitenziari da inviare in missione a San Gimignano per circa 30 giorni. Oltre a tale provvedimento tampone, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha palesato, ancora una volta, la propria latitanza e a dimostrato di non comprendere quali siano le reali difficoltà che quotidianamente gravano sul personale di Polizia Penitenziaria in servizio negli istituti senesi.

Si sente spesso parlare della costruzione di nuove strutture carcerarie e di far scontare, ai cittadini stranieri detenuti, la pena nei paesi di origine. Sono solo chiacchiere da bar o ci si prevedono cambiamenti concreti?

Ad oggi le tante soluzioni prospettate sono rimaste unicamente sulla carta e non traspare una seria volontà politica atta ad evitare il totale collasso del sistema penitenziario italiano che si tende a sottolineare, va avanti solo ed esclusivamente grazie all’alto senso del dovere, alla professionalità e allo spirito di sacrificio dei poliziotti penitenziari.

Quali sono le vostre proposte per migliorare la situazione, oramai critica, nel carcere di San Gimignano?

La Casa di Reclusione di San Gimignano ha bisogno, nell’immediato, di almeno 30 unità di Polizia Penitenziaria per evitare l’ingovernabilità dell’istituto e per impedire il proliferare di gravi contesti che potrebbero compromettere l’incolumità fisica dei poliziotti penitenziari presenti e pregiudicare la sicurezza del territorio circostante.

Quali sono i dati relativi alla carenza di personale di Polizia Penitenziaria negli istituti penitenziari di San Gimignano e Siena?

La Casa di Reclusione di San Gimignano ha attualmente una forza effettiva pari a 130 unità (compreso Nucleo Interprovinciale Traduzioni e Piantonamenti) di Polizia Penitenziaria a fronte di un organico previsto di 233 unità (deficit di 103 poliziotti penitenziari); La Casa Circondariale di Siena ha attualmente una forza effettiva pari a 41 unità di Polizia Penitenziaria a fronte di un organico previsto di 52 unità (deficit di 11 poliziotti penitenziari); I numeri parlano chiaro… oramai abbiamo oltrepassato la frutta… siamo al dessert…

Indietro