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capire, non ci sono o scarseggiano e i tempi per la
costruzione di nuove strutture o per l’ampliamento di
quelle esistenti, per quanto rapidi, non riusciranno mai
a tenere il passo con l’aumento vertiginoso dei
detenuti. All’orizzonte, dunque, sembrano addensarsi
solo nuvole. La redazione de “L’Alfiere” si propone, in
questo numero, di trattare tale argomento, tenuto conto
che in provincia di Siena ci sono ben due strutture
carcerarie (Santo Spirito a Siena e “la Ranza” a San
Gimignano). Per capire meglio, abbiamo chiesto il parere
di Giuseppe Sottile, Segretario Generale CISL –
Federazione Nazionale della Sicurezza, il quale, come
appartenente alla Polizia Penitenziaria, oltre che come
sindacalista, espleta la sua attività presso il carcere
di San Gimignano.
Alcuni giorni orsono abbiamo avuto modo di leggere circa una clamorosa
protesta messa in atto, durante una manifestazione,
degli Agenti della Polizia Penitenziaria in servizio
presso la Casa di Reclusione di San Gimignano. Da dove
partono le ragioni di tale malumore?
La
decisione presa dai poliziotti penitenziari di
incatenarsi, nell’ambito della manifestazione di
protesta, davanti all’ingresso dell’istituto, scaturisce
dalla volontà degli stessi di portare all’attenzione
degli organi di stampa e, conseguentemente,
dell’opinione pubblica, la gravissima situazione che sta
seriamente compromettendo la stabilità gestionale del
penitenziario di San Gimignano. Dopo anni e anni di
silenzi da parte dell’Amministrazione Penitenziaria,
tale azione è stata intrapresa con la piena
consapevolezza e con il solo obiettivo di rivendicare
e/o pretendere il rispetto dei diritti fondamentali
(Riposi Settimanali, Congedo Ordinario, Turni di
servizio di sei ore, ecc., ecc.) del personale di
Polizia Penitenziaria e, soprattutto, maggiore
attenzione per le inevitabili ripercussioni che tale
status quo potrebbe determinare sulla sicurezza del
contesto territoriale senese.
Immaginiamo che anche per il carcere di Siena la situazione sia più o
meno analoga o più rosea.
La
situazione presso la Casa Circondariale di Siena non è
certamente più rosea e le problematiche, anche se in
tono minore, sono le stesse che affliggono la Casa di
Reclusione di San Gimignano.
Ritiene che anche per la Polizia Penitenziaria, così come per le altre
forze di Polizia, si possa parlare di una scarsa
attenzione da parte del Governo attualmente in carica?
Anche per il vostro settore, sono stati previsti tagli
più o meno ampi?
L’attuale Governo, nonostante i proclami in campagna
elettorale, ha dimostrato scarsissima attenzione nei
confronti di tutte le Forze di Polizia e,
conseguentemente, ha volutamente evitato, sinora, di
entrare nel merito delle molteplici problematiche che
inducono il personale di Polizia Penitenziaria ad
operare costantemente in situazioni emergenziali. I
tagli riguardano la quasi totalità delle Amministrazioni
Pubbliche e coinvolgono inevitabilmente anche il settore
penitenziario con pesanti ricadute sul personale di
Polizia Penitenziaria.
Anche per le carceri dislocate nel territorio della provincia di Siena,
possiamo dire che il problema più impellente è
rappresentato dal sovraffollamento della popolazione
carceraria?
Il
sovraffollamento di detenuti interessa entrambi gli
istituti senesi (San Gimignano e Siena) con percentuali
al di sopra della media nazionale. Il sovraffollamento,
comunque, è solo uno dei tanti problemi ma per quanto
concerne i penitenziari in questione, la necessità
impellente è integrare, per sopperire alla grave
carenza, l’organico di Polizia Penitenziaria.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, come sta
affrontando queste problematiche, con particolare
riferimento alla provincia di Siena. Che rassicurazione
avete avuto in tal senso?
Dopo
la protesta messa in atto nei primi giorni di ottobre,
il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione
Penitenziaria ha racimolato, nell’ambito della Toscana,
una decina di poliziotti penitenziari da inviare
in missione a San Gimignano per circa 30 giorni. Oltre a
tale provvedimento tampone, il Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria ha palesato, ancora
una volta, la propria latitanza e a dimostrato di non
comprendere quali siano le reali difficoltà che
quotidianamente gravano sul personale di Polizia
Penitenziaria in servizio negli istituti senesi.
Si sente spesso parlare della costruzione di nuove strutture carcerarie
e di far scontare, ai cittadini stranieri detenuti, la
pena nei paesi di origine. Sono solo chiacchiere da bar
o ci si prevedono cambiamenti concreti?
Ad
oggi le tante soluzioni prospettate sono rimaste
unicamente sulla carta e non traspare una seria volontà
politica atta ad evitare il totale collasso del sistema
penitenziario italiano che si tende a sottolineare, va
avanti solo ed esclusivamente grazie all’alto senso del
dovere, alla professionalità e allo spirito di
sacrificio dei poliziotti penitenziari.
Quali sono le vostre proposte per migliorare la situazione, oramai
critica, nel carcere di San Gimignano?
La
Casa di Reclusione di San Gimignano ha bisogno,
nell’immediato, di almeno 30 unità di Polizia
Penitenziaria per evitare l’ingovernabilità
dell’istituto e per impedire il proliferare di gravi
contesti che potrebbero compromettere l’incolumità
fisica dei poliziotti penitenziari presenti e
pregiudicare la sicurezza del territorio circostante.
Quali sono i dati relativi alla carenza di personale di Polizia
Penitenziaria negli istituti penitenziari di San
Gimignano e Siena?
La
Casa di Reclusione di San Gimignano ha attualmente una
forza effettiva pari a 130 unità (compreso Nucleo
Interprovinciale Traduzioni e Piantonamenti) di Polizia
Penitenziaria a fronte di un organico previsto di 233
unità (deficit di 103 poliziotti penitenziari); La Casa
Circondariale di Siena ha attualmente una forza
effettiva pari a 41 unità di Polizia Penitenziaria a
fronte di un organico previsto di 52 unità (deficit di
11 poliziotti penitenziari); I numeri parlano chiaro…
oramai abbiamo oltrepassato la frutta… siamo al dessert… |