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MARCO SPINELLI

LA SICUREZZA IN VALDELSA

 

 

I dati che arrivano dalla situazione economico/sociale della Valdelsa indicano una dinamica sufficientemente problematica tale da indurci ad una serie di riflessioni.

Per tutti gli anni novanta fino ai giorni nostri la Valdelsa è stata un area  a forte concentrazione di sviluppo economico, con decine di piccole e medie imprese che ne determinavano un ruolo consistente nel panorama Regionale. A questo fenomeno si aggiunse tuttavia la nascita anche di un altro tipo di economia, meno chiara e trasparente che basandosi fondamentalmente  sul settore edilizio ha rappresentato per anni un vero e proprio strumento di compensazione ed ha attivato un gran numero di lavoratori e di una miriade di imprese individuali prevalentemente derivanti dal sud del nostro paese.

Il livello di problematiche che questo fenomeno induceva(lavoro nero,legami con associazioni non perfettamente chiare,microcriminalità ecc..) è oggi destinato, per effetto della crisi, a modificarsi ulteriormente e può rappresentare  nei prossimi tempi una vera e propria emergenza. Il livello di controllo del territorio da parte dei vari organi di Polizia si è sviluppato negli anni con una certa metodicità e anche con una certa efficacia repressiva, anche se complessivamente si è limitata all’ordinario senza mai sviluppare una necessaria azione di prevenzione, rimanendo ancorata ad una logica che rimanda alla metà degli anni 90 e non ha avuto una sua se non sporadica evoluzione.

Oggi il mutato quadro economico cambierà ovviamente anche il livello di confronto sul territorio.

Centinaia di persone attratte dalla possibilità di un lavoro certo o più facile, che nel tempo avevano trovato una occasione di stabilizzazione abitativa si potrebbero trovare senza i mezzi necessari per sopravvivere.

Diventa strategico quindi sviluppare una operazione di “intelligenza” in grado di anticipare le problematiche sociali inevitabili che significano soprattutto controllo del territorio.

Evidentemente ogni singola istituzione dovrà svolgere il proprio ruolo.

Gli Enti Locali, dovranno potenziare i propri servizi sociali, con particolare attenzione ai flussi demografici, dovranno far evolvere con una organizzazione di area il governo e la gestione delle polizie municipali, dovranno estendere alle aree notturne i propri servizi, perché molto spesso, la sola presenza di organi di sorveglianza funzionano da deterrente.

Per quanto riguarda, invece il ruolo della Polizia di Stato bisogna fare un piccolo passo  indietro.

Nel 1997 insieme all’allora Sindaco di Poggibonsi CECCHERINI e a quello di Casole d’Elsa PII, e grazie all’intervento dell’allora Ministro dell’Interno  Giorgio NAPOLITANO ottenemmo un incontro con il Prefetto MASONE, allora Capo della Polizia di Stato.

Motivo dell’incontro la richiesta di estendere al Commissariato di Poggibonsi il controllo ed il servizio su tutto il territorio della Valdelsa. Naturalmente con un numero di personale adeguato alle necessità del servizio.

Ricordo che il Prefetto, seduto dietro la sua scrivania leggeva il giornale e sfogliava lentamente le pagine e senza neppure alzare gli occhi chiese: “ Sindaco quanti morti ci sono stati questa settimana in Valdelsa?”.

Al che, noi che ci eravamo tolti appena i soprabiti (era inverno) senza dire una parola, riprendemmo la nostra roba per andarcene. Ci interruppe la risata divertita del Prefetto che invitandoci a sedere iniziò serenamente a discutere dei problemi che eravamo andati a rappresentare.

Era evidente che le questioni della Valdelsa, se confrontate con altre situazioni del paese erano assolutamente marginali. Non ottenemmo molto. Solo qualche Agente in più. Anche se al Prefetto Masone appariva come un grande regalo. E molto probabilmente per quei tempi lo era.

Oggi a distanza di oltre dieci anni il problema, anche se con altre dinamiche si ripresenta.

Si ripresenta, non perché la necessità in questi anni sia stata sospesa o dimenticata, ma proprio per le modifiche della struttura sociale che in questo periodo sono intervenute e soprattutto, per ciò che potrebbe succedere.

Ecco perché oggi credo si riproponga la domanda se il numero del personale in servizio in Valdelsa, è sufficientemente adeguato. Se il presidio del Commissariato può essere esteso anche verso le altre città e se soprattutto il territorio viene letto in modo unitario e coordinato da tutti i soggetti presenti.

Questo a mio giudizio è il tema di riflessione che dobbiamo svolgere, partendo dal presupposto che le situazioni cambiano oramai sempre più velocemente.

Semplificazioni e posizioni consolatorie avrebbero soltanto la capacità di produrre una specie di auto assoluzione che nel tempo sono destinate a consegnarci il problema più grave di quanto l’abbiamo trovato.

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