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Il
livello di problematiche che questo fenomeno
induceva(lavoro nero,legami con associazioni non
perfettamente chiare,microcriminalità ecc..) è oggi
destinato, per effetto della crisi, a modificarsi
ulteriormente e può rappresentare nei prossimi tempi
una vera e propria emergenza. Il livello di controllo
del territorio da parte dei vari organi di Polizia si è
sviluppato negli anni con una certa metodicità e anche
con una certa efficacia repressiva, anche se
complessivamente si è limitata all’ordinario senza mai
sviluppare una necessaria azione di prevenzione,
rimanendo ancorata ad una logica che rimanda alla metà
degli anni 90 e non ha avuto una sua se non sporadica
evoluzione.
Oggi
il mutato quadro economico cambierà ovviamente anche il
livello di confronto sul territorio.
Centinaia di persone attratte dalla possibilità di un
lavoro certo o più facile, che nel tempo avevano trovato
una occasione di stabilizzazione abitativa si potrebbero
trovare senza i mezzi necessari per sopravvivere.
Diventa strategico quindi sviluppare una operazione di
“intelligenza” in grado di anticipare le problematiche
sociali inevitabili che significano soprattutto
controllo del territorio.
Evidentemente ogni singola istituzione dovrà svolgere il
proprio ruolo.
Gli
Enti Locali, dovranno potenziare i propri servizi
sociali, con particolare attenzione ai flussi
demografici, dovranno far evolvere con una
organizzazione di area il governo e la gestione delle
polizie municipali, dovranno estendere alle aree
notturne i propri servizi, perché molto spesso, la sola
presenza di organi di sorveglianza funzionano da
deterrente.
Per
quanto riguarda, invece il ruolo della Polizia di Stato
bisogna fare un piccolo passo indietro.
Nel
1997 insieme all’allora Sindaco di Poggibonsi CECCHERINI
e a quello di Casole d’Elsa PII, e grazie all’intervento
dell’allora Ministro dell’Interno Giorgio NAPOLITANO
ottenemmo un incontro con il Prefetto MASONE, allora
Capo della Polizia di Stato.
Motivo dell’incontro la richiesta di estendere al
Commissariato di Poggibonsi il controllo ed il servizio
su tutto il territorio della Valdelsa. Naturalmente con
un numero di personale adeguato alle necessità del
servizio.
Ricordo che il Prefetto, seduto dietro la sua scrivania
leggeva il giornale e sfogliava lentamente le pagine e
senza neppure alzare gli occhi chiese: “ Sindaco quanti
morti ci sono stati questa settimana in Valdelsa?”.
Al
che, noi che ci eravamo tolti appena i soprabiti (era
inverno) senza dire una parola, riprendemmo la nostra
roba per andarcene. Ci interruppe la risata divertita
del Prefetto che invitandoci a sedere iniziò serenamente
a discutere dei problemi che eravamo andati a
rappresentare.
Era
evidente che le questioni della Valdelsa, se confrontate
con altre situazioni del paese erano assolutamente
marginali. Non ottenemmo molto. Solo qualche Agente in
più. Anche se al Prefetto Masone appariva come un grande
regalo. E molto probabilmente per quei tempi lo era.
Oggi
a distanza di oltre dieci anni il problema, anche se con
altre dinamiche si ripresenta.
Si
ripresenta, non perché la necessità in questi anni sia
stata sospesa o dimenticata, ma proprio per le modifiche
della struttura sociale che in questo periodo sono
intervenute e soprattutto, per ciò che potrebbe
succedere.
Ecco
perché oggi credo si riproponga la domanda se il numero
del personale in servizio in Valdelsa, è
sufficientemente adeguato. Se il presidio del
Commissariato può essere esteso anche verso le altre
città e se soprattutto il territorio viene letto in modo
unitario e coordinato da tutti i soggetti presenti.
Questo a mio giudizio è il tema di riflessione che
dobbiamo svolgere, partendo dal presupposto che le
situazioni cambiano oramai sempre più velocemente.
Semplificazioni e posizioni consolatorie avrebbero
soltanto la capacità di produrre una specie di auto
assoluzione che nel tempo sono destinate a consegnarci
il problema più grave di quanto l’abbiamo trovato. |