|
Da alcuni anni ormai, all’atto dell’insediamento di ogni
Questore nelle varie città italiane, si assiste al
medesimo copione.
Viene rilasciata la classica intervista alla stampa locale,
con conseguente ampio risalto per l’attesa che suscitano
sempre queste occasioni, ed ogni volta viene delineata,
in modo ormai rituale, il programma, la strategia e gli
obbiettivi che si cercheranno di perseguire durante la
nuova gestione.
Fin qui tutto abbastanza normale, ed in molti casi le cose
dette, paiono addirittura scontate e, raramente
contengono elementi di novità.
Si tratta sovente di ripetizioni ed un elenco di buoni
propositi e di dichiarata vicinanza al cittadino.
Ciò che invece deve fare riflettere e costituire motivo di
approfondimento, riguarda il fatto che ormai da alcuni
anni l’indirizzo generalizzato che si va delineando,
quasi ad assurgere ad una sorta di copione uguale per
tutti, riguarda alcune parole d’ordine sulle quali si
articola ormai quasi tutta la strategia sulla sicurezza.
Ciò pare essere la conferma di una strategia ormai diffusa
e radicata, frutto di un chiaro indirizzo stabilito a
livello centrale e di cui i rappresentanti territoriali
dell’Amministrazione non sono altro che il terminale
attuativo in sede locale.
Mi riferisco in particolare alla prevenzione ed al modello
della polizia di prossimità, che ha negli ultimi anni
catalizzato quasi esclusivamente l’attenzione e l’azione
in tema di strategie per la sicurezza, sul presupposto
di dover incrementare la percezione della sicurezza da
parte dei cittadini.
Ora, che la prevenzione possa costituire una delle
condizioni necessarie attraverso le quali si espleta
l’attività di polizia, appare essere un elemento
inconfutabile, perfino ovvio.
Rimane semmai da approfondire come ciò si possa rendere
attuabile in eguale misura ed efficacia, su tutto il
territorio, nei capoluoghi come nei comuni della
provincia.
Con quali mezzi, strumenti, modalità, tempi e personale ciò
si debba attuare, e come tutto ciò si possa
efficacemente realizzare in modo costante, razionale ed
efficiente in un sistema sicurezza imperniato su una
pluralità di forze dell’ordine, spesso mal coordinate
che spesso sovrappongono e duplicano la loro azione.
Siamo convinti che in una moderna strategia di azione nel
settore della sicurezza, la prevenzione non è
sufficiente, se non è accompagnata anche da una
costante, continua ed effettiva azione di contrasto al
crimine.
Essa sarà tanto più efficace, quanto più si riescono a
creare condizioni ambientali e professionali che fungano
da stimolo e collante per promuovere e realizzare un
miglioramento nel contrasto ai fenomeni criminosi,
determinando così nel concreto, maggiori e tangibili
condizioni di sicurezza.
Realizzare questo secondo aspetto per garantire livelli
accettabili di sicurezza non è sempre facile; è tanto
più difficile però se la maggior parte delle forze e le
energie in campo vengono dirottate a coprire le perenni
emergenze più o meno vere, ad operare nel contesto della
prevenzione e della percezione di sicurezza e sempre
meno al contrasto effettivo e reale delle varie forme di
criminalità.
E’ importante dedicare energie alla prevenzione, è
importante aumentare la percezione di sicurezza, ma
tutti questi aspetti vanno necessariamente coniugati
con una stabile ed efficiente struttura investigativa
che agisce per rimuovere le condizioni vere di
insicurezza, quelle che si traducono in fatti criminosi
reali, quotidiani, cruenti, dannosi e che incidono e
condizionano pesantemente la vita quotidiana del
cittadino, dell’economica legale e di molti aspetti
della vita sociale del nostro Paese.
La fiducia dei cittadini si conquista certamente con la
vicinanza, cercando di esorcizzare le loro paure,
facendo promesse ed assumendo impegni, ma soprattutto se
la fiducia vuole essere vera e duratura, e non tradursi
in una sorta di mera condizione di facciata, bisogna
dare risposte concrete sul terreno della riduzione
effettiva del danno e sul miglioramento reale dei
fattori che generano insicurezza, dando risposte che
diano il segno effettivo di contrasto celere ed efficace
del crimine.
Le sole promesse e le rassicurazioni, in buona sostanza,
hanno le gambe corte e se non si coniugano con risposte
concrete, rischiano nel tempo di tramutarsi in perdita
di fiducia e di credibilità verso lo Stato e le sue
istituzioni, potendo far assumere ai cittadini singoli o
associati, forme di protesta o di ribellione ancora più
clamorose e di difficile controllo.
Finita la stagione del pentitismo, occorre quindi
investire ed agire per migliorare complessivamente le
situazioni degli Uffici e settori investigativi,
dotandoli di organizzazione e strumenti tecnici con
adeguati investimenti di natura economica in grado di
far fronte alle grandi sfide del nostro tempo
nell’azione di contrasto alle varie forme di criminalità
interna ed internazionale, comune e terroristica, che si
fanno sempre più insidiose.
Per affrontare le sfide che ci attendono, tuttavia, ritengo
non bastino gli sforzi pur necessari, doverosi ed
urgenti sotto il profilo della funzionalità
dell’apparato, ma bisogna recuperare e coltivare la
cultura e la passione per l’investigazione.
Si tratta di condizioni assolutamente necessarie in uno
Stato democratico e che solo se sono presenti insieme
agli altri fattori, consentono agli operatori di
affrontare le nuove sfide con dedizione,
professionalità, rispetto delle regole e spesso anche
di affrontare i grandi sacrifici personali e familiari
che costituiscono gli ingredienti e le condizioni
necessari ed imprescindibili per l’ottenimento di grandi
risultati.
Bisogna recuperare e valorizzazione il capitale umano, la
professionalità, la qualità dell’azione di contrasto,
l’organizzazione degli apparati e delle strutture.
Bisogna puntare sull’innovazione tecnologica, sullo
stanziamento di risorse economiche, dimostrare di
crederci, difendere le proprie strutture ed i propri
uomini.
Il fattore umano nella lotta al crimine costituisce un
elemento centrale.
Per questa ragione occorre recuperare la passione degli
uomini e delle donne per l’investigazione, individuando
percorsi formativi, di aggiornamento, modalità d’impiego
ed incentivazioni adeguate e connaturate al sacrificio
ed al disagio profuso che rilancino un impegno effettivo
e che sanciscano e facciano concretamente percepire una
reale volontà dell’Amministrazione di avviare una
stagione nuova di rilancio di tutto il settore
investigativo.
A nostro parere si tratta di una serie di condizioni tutte
necessarie per realizzare in modo compiuto il proprio
compito istituzionale e mantenere inalterati gli attuali
livelli di stima e fiducia che i cittadini hanno nei
confronti delle forze dell’ordine.
Brescia 20 febbraio 2008
Primo Sardi
|