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Inizia,
con questo articolo, un breve excursus su una
problematica che, nel corso degli ultimi mesi, ha
suscitato forti prese di posizione su tutto il
territorio nazionale, tanto da “costringere” il
Parlamento a deliberare in senso più restrittivo in tale
ambito (si richiama, al riguardo, il D.L. 23 febbraio
2009, nr/11, convertito nella legge 23 aprile 2009, nr/30,
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nr/95 del 24 aprile
2009). La violenza esercitata contro le donne esiste, è
diffusa e non appare affatto in diminuzione. Lo
dimostrano i dati, allarmanti, provenienti anche dai
Paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Le ricerche
compiute in tal senso, difatti, confermano che la
violenza sulle donne è endemica, nei Paesi
industrializzati, come in quelli in via di sviluppo. Le
vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le
classi sociali o culturali e a tutti i ceti economici.
Solo da pochi anni, però, il fenomeno è diventato tema e
dibattito pubblico mettendo in evidenza la mancanza di
politiche di contrasto, ricerche, progetti di
sensibilizzazione e di formazione. In linea di massima,
leggendo le cronache nazionali, il problema sembra
scaturire solo ed esclusivamente dalla totale assenza di
sicurezza, alla scarsa tutela riconosciuta ai cittadini.
Ma è solo questa la spiegazione?. Secondo Fiorenza
Anatrini, Assessore Provinciale alle Politiche Sociali
della Provincia di Siena – senese, fin da giovanissima
impegnata nella vita politica attiva nell’ambito della
quale ha ricoperto vari ruoli e particolarmente
sensibile e attenta alle questioni sociali, al mondo del
volontariato e alle problematiche legate all’universo
femminile – tale orientamento è da ritenersi riduttivo.
“Si parla molto e, a volte, a ondate, di questa grave
realtà” – sostiene l’Assessore – “Si fa demagogia
magari ponendola solo in relazione all’immigrazione. Si
sventola e strumentalizza a secondo l’uso. Ma in realtà
è che la nostra civilissima Italia, solo dal 1996 la
violenza sessuale è un reato contro la persona. Fino a
quel momento era ancora un reato contro la pubblica
opinione. Sono d’accordo con chi ritiene che non è
soltanto una questione di ronde e di sicurezza. Con il
termine violenza si fa riferimento alla violenza che si
annida nel rapporto fra i sessi. Per combatterla, è
necessario mettere insieme le voci, le menti, le forze
delle donne e degli uomini e opporsi all’accettazione
sociale e culturale degli atti di violenza”. Sembra
di capire che la questione è senz’altro anche culturale,
un cancro diffuso nella società, che priva le donne
della possibilità di condurre una vita normale, di
camminare indisturbate per strada, di indossare ciò che
preferiscono, di non essere destinatarie, nel 21 secolo,
di pregiudizi provenienti, in particolare, dall’universo
maschile. “In una situazione di crisi come quella che
il mondo sta vivendo” – prosegue la Anatrini – “è
importante ricordare che il sostegno alle donne è un
investimento ad alto rendimento, che produce economie
più forti, società più civili. Anche nei Paesi avanzati,
il potere economico delle donne è ancora ben
lontano da una sua piena realizzazione. In molti Paesi
le donne continuano a guadagnare meno degli uomini pur
svolgendo le stesse mansioni. Alle donne deve essere
data l’opportunità di lavorare in cambio di salari equi,
di avere accesso al credito e di intraprendere delle
attività. Le donne meritano l’uguaglianza nell’ambito
politico, come in quello economico. Se poi pensiamo al
nostro Paese, siamo al penultimo posto in Europa per il
tasso di occupazione femminile. Recenti ricerche tra le
grandi imprese italiane dimostra come ci si fida di più
delle donne per la loro preparazione e capacità ma sono
affidabili per il tempo in quanto hanno bisogno di
conciliare il lavoro con la famiglia”. Da non
trascurare anche le numerose violenze perpetrate ai
danni delle donne nel chiuso delle mura domestiche.
Violenze che non vengono mai denunciate: “
l’attenzione dei media sembra, nelle ultime settimane,
aver scoperto il problema della violenza contro le
donne. In realtà si è indirizzata solo verso una delle
forme di violenza a cui le donne sono sottoposte: lo
stupro. E più precisamente lo stupro in strada ad opera
di sconosciuti. Ignorando deliberatamente che una donna
su tre subisce una qualche violenza, nell’arco della
propria vita, ad opera di amici, parenti, colleghi e,
soprattutto, (quasi il 70%) del partner o dell’ex
partner”. Come si presenta la situazione a Siena e
provincia? Si discosta dal panorama nazionale o anche
nella nostra zona le donne sono oggetto di attenzioni
“pericolose”?: “Anche nella provincia di Siena sono
purtroppo presenti situazioni di violenza e di
maltrattamento, come ci raccontano le cronache dei
giornali e i dati raccolti dal nostro Osservatorio
Sociale che può contare sulla collaborazione di tutti i
partecipanti al tavolo Interistituzionale contro la
violenza di genere, formalizzato con un protocollo di
intesa siglato il 25 novembre 2008, in occasione della
giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
L’Osservatorio ha predisposto una scheda di rilevazione
che ha proposto alla sperimentazione dei componenti del
tavolo; dai primi dati raccolti ed elaborati per il
periodo ottobre/aprile 2009 risultano: 20 accessi
all’Associazione Amica Donna, 10 al Pronto Soccorso
dell’Azienda Ospedaliera e 10 all’Associazione Donna
Chiama Donna, mentre 5 sono le donne che, da ottobre ad
oggi, si sono rivolte all’Associazione Donne Insieme
Valdelsa e 2 alla Fondazione Territorio Sociali Alta
Valdelsa”. Immaginiamo che la Provincia di Siena
abbia realizzato, dunque, un piano di intervento e di
assistenza per le donne che subiscono violenza?. In cosa
consiste: “Esiste un progetto, a carattere
provinciale, articolato in diverse azioni, che coinvolge
tutti i soggetti impegnati a diverso titolo sul
fenomeno. Uno politico strategico e uno tecnico
operativo; i due livelli trovano la loro collocazione
all’interno del Tavolo Interistituzionale contro la
violenza alle donne, istituito con delibera del
Consiglio Provinciale nr/97 del 27 novembre 2007. Esso
si configura come un momento di lavoro politico
strategico, che si fa carico della costituzione di una
rete fondamentale nell’ambito delle strategie volte ad
innalzare il senso di sicurezza nei territori. C’è,
quindi, un programma di educazione alla differenza di
genere nelle scuole e un sostegno alle tre associazioni
che fanno auto-aiuto nei confronti delle donne che
subiscono violenza e che sono l’Associazione Donna
Chiama Donna, l’Associazione Amica Donna, l’Associazione
Donne Insieme Valdelsa, con sportelli di consulenza
psicologica, legale e una serie di corsi di formazione
per tutta la Rete che interviene nella prevenzione e
repressione di questo fenomeno”. Ritiene sufficiente
l’intervento e la collaborazione della Polizia di Stato
attraverso gli Uffici a ciò preposti?. Ha qualche
suggerimento da offrire in tal senso?: “Credo
che l’impegno e la disponibilità delle Forze dell’Ordine
sia strumento oltrechè garanzia della sicurezza, anche
di garanzia dei diritti dei cittadini e delle cittadine.
All’interno del Tavolo Interistituzionale, gli scambi e
il confronto con i rappresentanti della Questura sul
significato e la valenza sociale del problema della
violenza contro le donne, hanno rafforzato e supportato
la reciproca fiducia ed il comune stimolo ad impegnarsi
in maniera sempre più incisiva per fronteggiare e
prevenire il fenomeno. Anche la partecipazione delle
poliziotte impegnate quotidianamente nell’intervento a
favore di donne e minori, ai corsi di formazione
organizzati dalla Provincia, hanno dato un forte impulso
ed un importante contributo alla migliore riuscita
dell’azione formativa ed alla costituzione della rete.
Credo che con questi presupposti la collaborazione sarà
sempre più stretta”.
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