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La violenza sulle donne

Un fenomeno in forte aumento. La situazione nella provincia di Siena attraverso le parole dell’Assessore Provinciale

alle Politiche Sociali Fiorenza Anatrini.

a cura di Piero Di Lorenzo

Maggio 2009

Inizia, con questo articolo, un breve excursus su una problematica che, nel corso degli ultimi mesi, ha suscitato forti prese di posizione su tutto il territorio nazionale, tanto da “costringere” il Parlamento a deliberare in senso più restrittivo in tale ambito (si richiama, al riguardo, il D.L. 23 febbraio 2009, nr/11, convertito nella legge 23 aprile 2009, nr/30, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nr/95 del 24 aprile 2009). La violenza esercitata contro le donne esiste, è diffusa e non appare affatto in diminuzione. Lo dimostrano i dati, allarmanti, provenienti anche dai Paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Le ricerche compiute in tal senso, difatti, confermano che la violenza sulle donne è endemica, nei Paesi industrializzati, come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali e a tutti i ceti economici. Solo da pochi anni, però, il fenomeno è diventato tema e dibattito pubblico mettendo in evidenza la mancanza di politiche di contrasto, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione. In linea di massima, leggendo le cronache nazionali, il problema sembra scaturire solo ed esclusivamente dalla totale assenza di sicurezza, alla scarsa tutela riconosciuta ai cittadini. Ma è solo questa la spiegazione?. Secondo Fiorenza Anatrini, Assessore Provinciale alle Politiche Sociali della Provincia di Siena – senese, fin da giovanissima impegnata nella vita politica attiva nell’ambito della quale ha ricoperto vari ruoli e particolarmente sensibile e attenta alle questioni sociali, al mondo del volontariato e alle problematiche legate all’universo femminile – tale orientamento è da ritenersi riduttivo. “Si parla molto e, a volte, a ondate, di questa grave realtà” – sostiene l’Assessore – “Si fa demagogia magari ponendola solo in relazione all’immigrazione. Si sventola e strumentalizza a secondo l’uso. Ma in realtà è che la nostra civilissima Italia, solo dal 1996 la violenza sessuale è un reato contro la persona. Fino a quel momento era ancora un reato contro la pubblica opinione. Sono d’accordo con chi ritiene che non è soltanto una questione di ronde e di sicurezza. Con il termine violenza si fa riferimento alla violenza che si annida nel rapporto fra i sessi. Per combatterla, è necessario mettere insieme le voci, le menti, le forze delle donne e degli uomini e opporsi all’accettazione sociale e culturale degli atti di violenza”. Sembra di capire che la questione è senz’altro anche culturale, un cancro diffuso nella società, che priva le donne della possibilità di condurre una vita normale, di camminare indisturbate per strada, di indossare ciò che preferiscono, di non essere destinatarie, nel 21 secolo, di pregiudizi provenienti, in particolare, dall’universo maschile. “In una situazione di crisi come quella che il mondo sta vivendo” – prosegue la Anatrini – “è importante ricordare che il sostegno alle donne è un investimento ad alto rendimento, che produce economie più forti, società più civili. Anche nei Paesi avanzati, il potere economico delle donne è ancora ben lontano da una sua piena realizzazione. In molti Paesi le donne continuano a guadagnare meno degli uomini pur svolgendo le stesse mansioni. Alle donne deve essere data l’opportunità di lavorare in cambio di salari equi, di avere accesso al credito e di intraprendere delle attività. Le donne meritano l’uguaglianza nell’ambito politico, come in quello economico. Se poi pensiamo al nostro Paese, siamo al penultimo posto in Europa per il tasso di occupazione femminile. Recenti ricerche tra le grandi imprese italiane dimostra come ci si fida di più delle donne per la loro preparazione e capacità ma sono affidabili per il tempo in quanto hanno bisogno di conciliare il lavoro con la famiglia”. Da non trascurare anche le numerose violenze perpetrate ai danni delle donne nel chiuso delle mura domestiche. Violenze che non vengono mai denunciate: “ l’attenzione dei media sembra, nelle ultime settimane, aver scoperto il problema della violenza contro le donne. In realtà si è indirizzata solo verso una delle forme di violenza a cui le donne sono sottoposte: lo stupro. E più precisamente lo stupro in strada ad opera di sconosciuti. Ignorando deliberatamente che una donna su tre subisce una qualche violenza, nell’arco della propria vita, ad opera di amici, parenti, colleghi e, soprattutto, (quasi il 70%) del partner o dell’ex partner”. Come si presenta la situazione a Siena e provincia? Si discosta dal panorama nazionale o anche nella nostra zona le donne sono oggetto di attenzioni “pericolose”?: “Anche nella provincia di Siena sono purtroppo presenti situazioni di violenza e di maltrattamento, come ci raccontano le cronache dei giornali e i dati raccolti dal nostro Osservatorio Sociale che può contare sulla collaborazione di tutti i partecipanti al tavolo Interistituzionale contro la violenza di genere, formalizzato con un protocollo di intesa siglato il 25 novembre 2008, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’Osservatorio ha predisposto una scheda di rilevazione che ha proposto alla sperimentazione dei componenti del tavolo; dai primi dati raccolti ed elaborati per il periodo ottobre/aprile 2009 risultano: 20 accessi all’Associazione Amica Donna, 10 al Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera e 10 all’Associazione Donna Chiama Donna, mentre 5 sono le donne che, da ottobre ad oggi, si sono rivolte all’Associazione Donne Insieme Valdelsa e 2 alla Fondazione Territorio Sociali Alta Valdelsa”. Immaginiamo che la Provincia di Siena abbia realizzato, dunque, un piano di intervento e di assistenza per le donne che subiscono violenza?. In cosa consiste: “Esiste un progetto, a carattere provinciale, articolato in diverse azioni, che coinvolge tutti i soggetti impegnati a diverso titolo sul fenomeno. Uno politico strategico e uno tecnico operativo; i due livelli trovano la loro collocazione all’interno del Tavolo Interistituzionale contro la violenza alle donne, istituito con delibera del Consiglio Provinciale nr/97 del 27 novembre 2007. Esso si configura come un momento di lavoro politico strategico, che si fa carico della costituzione di una rete fondamentale nell’ambito delle strategie volte ad innalzare il senso di sicurezza nei territori. C’è, quindi, un programma di educazione alla differenza di genere nelle scuole e un sostegno alle tre associazioni che fanno auto-aiuto nei confronti delle donne che subiscono violenza e che sono l’Associazione Donna Chiama Donna, l’Associazione Amica Donna, l’Associazione Donne Insieme Valdelsa, con sportelli di consulenza psicologica, legale e una serie di corsi di formazione per tutta la Rete che interviene nella prevenzione e repressione di questo fenomeno”. Ritiene sufficiente l’intervento e la collaborazione della Polizia di Stato attraverso gli Uffici a ciò preposti?. Ha qualche suggerimento da offrire in tal senso?: “Credo che l’impegno e la disponibilità delle Forze dell’Ordine sia strumento oltrechè garanzia della sicurezza, anche di garanzia dei diritti dei cittadini e delle cittadine. All’interno del Tavolo Interistituzionale, gli scambi e il confronto con i rappresentanti della Questura sul significato e la valenza sociale del problema della violenza contro le donne, hanno rafforzato e supportato la reciproca fiducia ed il comune stimolo ad impegnarsi in maniera sempre più incisiva per fronteggiare e prevenire il fenomeno. Anche la partecipazione delle poliziotte impegnate quotidianamente nell’intervento a favore di donne e minori, ai corsi di formazione organizzati dalla Provincia, hanno dato un forte impulso ed un importante contributo alla migliore riuscita dell’azione formativa ed alla costituzione della rete. Credo che con questi presupposti la collaborazione sarà sempre più stretta”. 

 

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