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VIOLENZA IN FAMIGLIA

Immaginatevi una madre, una moglie o semplicemente una donna; ferma, in una strada, in una piazza; ferma davanti ad un portone. A quell'ora non c'è molta gente in giro, forse è per questo che si è decisa, si è decisa ed ora è ferma davanti a quel portone. Il suo sguardo tradisce molti pensieri, pensieri pesanti, opprimenti, non certo allegri. Lei è vestita in modo sobrio, ha un lavoro, una famiglia, un marito, dei figli che l'aspettano a casa; Il portone invece è quello di una qualsiasi questura o commissariato. Un portone vale l'altro non c'è nessuna differenza. Per la donna invece farà la differenza chi troverà o non troverà dietro a quel portone. Quella donna è lì perché ha bisogno di aiuto. E' una vittima ed oramai è arrivata al limite, non ce la fa più. Non riesce più a nascondere i segni della violenza del marito ma soprattutto ha paura per i suoi figli. Se varcherà quel portone, tutta la sua vita, tutto quello che ha costruito imploderà su se s t e s s o . Non sa ancora se se ne avrà il coraggio. Le sue amiche, sua madre, tutti gli hanno sempre detto di portare pazienza, suo marito è una persona rispettabile, ha un buon lavoro non ha vizi e se per caso qualche volta usa le maniere forti, tanto forti da lasciarle i segni, è per il suo bene; in fondo la colpa è anche la sua che non lo capisce fino in fondo, non gli ubbidisce. E poi cosa direbbero i vicini, la gente. Che vergogna! Ma oramai è troppo tardi, ha ancora addosso i segni dell'ultima lezione del marito, crede di avere qualcosa di rotto, no, non è andata all'ospedale, fortunatamente questa volta gli ha lasciato stare la faccia. E sì, anche il marito si è accorto che i vicini cominciano a sospettare qualcosa, quindi è meglio educarla colpendola in altre parti del corpo, parti coperte dai vestiti. Torniamo alla donna, si è decisa, è entrata ed ora è seduta davanti al poliziotto. E' disorientata, non sa come cominciare re, ha paura di essere giudicata, in fondo il marito è una brava persona, stimato da tutti, forse è anche amico del poliziotto. Più passano i minuti più si rende conto che probabilmente sta sbagliando tutto, non doveva venire, tanto nessuno può farci niente, nessuno le crederà… Il racconto lo interrompiamo qui, non ci interessa conoscerne il finale. Ci interessa invece far capire alla gente che la violenza familiare è presente in maniera trasversale in ogni fascia sociale e si manifesta attraverso comportamenti che hanno lo scopo di dominare il più debole sia esso il coniuge, il convivente o qualsiasi altro componente della famiglia, ledendogli non solo il corpo, ma anche e sopratutto la mente. E' inutile tirare in ballo le statistiche per vedere se questo tipo di reati sono in calo o viceversa. Non è facile per le vittime denunciare la cosa, la maggior parte non lo fa, subisce in silenzio; pertanto i dati rappresentano solo la punta dell'iceberg, non il fenomeno nella sua interezza. Il fatto che i colpevoli siano il più delle volte persone rispettabili e quindi estranei a certi ambiti sociali pone le vittime davanti alla paura di essere considerate poco credibili. Quando si parla di violenze domestiche non ci si riferisce solo alla violenza fisica o a quella sessuale, possibiliesiste anche la violenza psicologica, forse la più difficile da dimostrare ma sicuramente la più pericolosa. In questo caso la volontà della vittima viene gradualmente annientata ricorrendo a piccole ma insistenti pressioni psicologiche; rientra in questo ambito il fenomeno dello STALKING che consiste nel piegare la volontà altrui attraverso comportamenti assillanti come telefonate, appostamenti, pedinamenti e via dicendo. Le poche associazioni che cercano di contrastare il fenomeno fanno quello che possono e comunque sono le uniche in grado di dare un aiuto concreto alle vittime. Per quanto riguarda lo Stato forse qualcosa si sta finalmente muovendo. Ci si è finalmente resi conto (non è mai troppo tardi) che questo tipo di reati richiede sia da parte delle Forze dell'Ordine che da parte della Magistratura un maggior impegno di risorse. E' di alcuni giorni fa la notizia della presentazione di un disegno di legge in tal senso. Oltre a questo una revisione della legislatura in materia sarebbe senz'altro auspicabile, anche se attualmente l'ossessione principale di chi ci governa sembra quella di evitare che i cittadini si fermino in strada a parlare con le prostitute. Se poi l'onesto cittadino che invoca le piaghe bibliche contro chi offende la pubblica decenza, quando è in famiglia, al riparo da occhi indiscreti, maltratta moglie e figli, questo non interessa a nessuno. D'altronde nella nostra cultura è ancora molto forte l'omertà intra familiare per cui i panni sporchi si devono lavare in casa. Al di là di ogni sarcasmo o inutile retorica è utile ribadire ancora una volta che le conseguenze di questi reati per chi li subisce sono conseguenze devastanti, i segni rimangono per tutta la vita e si ripercuotono sulle generazioni successive. Le vittime non vanno lasciate sole, non basta consolarle, vanno convinte che non sono loro che stanno sbagliando, vanno convinte a ribellarsi e denunciare i loro aguzzini solo così saranno in grado di riprendere le redini della propria vita. E' bene non scordare che chi sa e fa finta di niente è a tutti gli effetti un complice!

Cesare Storti