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IL GRANDE DILEMMA

 

Secondo le ultime ricerche, la microcriminalità è l’elemento che incide maggiormente sulla domanda di sicurezza dei cittadini e é il fenomeno che è percepito con maggior forza come indice del degrado urbano. I cittadini si sentono meno protetti, abbandonati a un senso d’inquietudine che si fa ogni giorno più esplicito. Navighiamo pertanto in mare aperto, in un momento in cui la sicurezza è il tema dominante e ognuno aspira ad avere un qualche ruolo nel gestire la funzione di polizia. Emerge con particolare forza l’esigenza di stabilire delle regole minime per conservare nello stesso contenitore due diritti apparentemente contraddittori: la sicurezza e la libertà. La sociologia criminale ci ha sempre spiegato che esiste un rapporto inversamente proporzionale tra la prima e la seconda e che in particolare per elevare il livello di sicurezza occorre necessariamente abbassare quello della libertà. L’esperienza successiva all’11 settembre sembra non ammettere eccezione alcuna a questa regola; il popolo americano ha dovuto accettare una serie di restrizioni pesanti e frequenti, per elevare la propria sicurezza. Pur riconoscendo questa dolorosa necessità, vogliamo dimostrare che è possibile, che si deve, che si può provare a garantire un’efficiente sicurezza senza ridurre il grado di libertà che i cittadini hanno conquistato. E’ una questione di cultura, di filosofia operativa, di modus operandi. Non bisogna abbandonare la cultura della prevenzione, della trasparenza nell’azione della cultura della pubblica amministrazione e della partecipazione diffusa ai problemi della sicurezza. Il fattore umano deve restare al centro di ogni progetto di cambiamento. Se a un operatore di Polizia è data motivazione economica e professionale, adeguata formazione e mezzi sufficiente per la propria quotidiana attività avrebbe fatto un investimento di qualità, destinato a durare nel tempo, con sviluppi positivi sull’efficacia del servizio prestato. Viceversa, se si favorisce l’azione di massa, quella nella quale la risorsa individuale scompare nel nulla, quella nel quale l’impatto dei grandi numeri diventa priorità assoluta, allora si farà una scelta di quantità, e quindi di cultura repressiva. Tutto si può fare, dopo averne discusso, dopo averne accettate le conseguenze, dopo avere compreso i pro e i contro di ogni proposta. Una cosa soltanto non si può più fare, continuare a gestire l’apparato sicurezza secondo una logica ibrida, ispirata, secondo le emergenze, ora all’uno ora all’altro modello.

 

Antonio Scuderi

Segretario Generale Siulp Siena