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La sicurezza? meglio
se partecipata. |
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Qualcuno ha mai
visto un ladro avviare lo scasso quando sul
posto stia arrivando la Polizia? E' proprio da
sperare di no! E sicuramente è no! Semmai ci
sarà qualcuno che possa aver visto il ladro di
turno avviare lo scasso appena la Polizia si sia
allontanata dall'obbiettivo prescelto per quella
sera o quella notte. Così è! Purtroppo! E
allora? Allora? La questione è molto semplice!
Dieci, ventimila obiettivi da tutelare in ogni
Comunità rapportabile a centomila abitanti. Sei,
dieci elementi delle Forze di Polizia che in
lungo ed in largo percorrono in coppia nelle
ventiquattro ore territori ed interessi così
tanto vasti ed articolati passando 'quasi di
corsa' da un obiettivo all'altro. Sei, dieci
Agenti che avrebbero bisogno di dieci, ventimila
minuti ogni sei ore per poterne dedicare almeno
uno a turno a ciascuno di così tanti bersagli
appetiti dai predatori. E con quali risultati
peraltro? A quali risultati concreti potrebbero
comunque aspirare questi stessi Agenti se non a
casuali ed estemporanee azioni di disturbo!?
Cogliere qualcuno sul fatto è circostanza
piuttosto rara perché l'uniforme del poliziotto
ed i colori dell'auto che egli utilizza sono ben
visibili anche a distanza e, a meno di colossali
distrazioni o di un 'lavoro' già molto avviato,
il soggetto criminale ha facile gioco per
riacquistare l'atteggiamento più consono
all'ambiente ed al momento corrente per non
richiamare l'attenzione. E' da sperare, ed è
sicuramente così, che i passaggi delle
pattuglie, le soste incidentali, la dinamica
osservazione, i controlli a campione su
automezzi e persone in transito inducano molti
malviventi a recedere, almeno per quella volta,
da qualche tentativo banditesco. Ma è storia di
tutti i giorni che molti altri riescono a
portare a termine indisturbati i oro propositi!
Si deve sapere, infatti, che i ladri sono molto
bravi ad attendere il momento giusto e,
normalmente, iniziano l'azione non prima di aver
effettivamente visto la Polizia allontanarsi dal
luogo preso di mira. Assicurandosi, di
conseguenza, la quasi certezza della
disponibilità di un congruo lasso di tempo prima
che lo stesso equipaggio faccia naturalmente
ritorno sull'obiettivo che egli ha puntato.
Anche se, proprio per eliminare a chicchessia
riferimenti precisi od anche solo orientativi,
la Polizia modifica di continuo tempi e
frequenze dei percorsi e sequenza dei controlli.
Dunque, a turno nell'arco delle ventiquattro
ore, il singolo cittadino, l'abitazione,
l'esercizio commerciale, l'ambulatorio, la
fabbrica, il deposito, il distributore, l'auto
in sosta, la cosa pubblica e quant'altro
d'interesse per il delinquente diventano
elementi estremamente fragili e facili da
colpire. Anche in un contesto grande, laborioso,
integro, potenzialmente forte ed insuperabile.
Cosa fare allora? Arrendersi e sperare che
tocchi sempre ad altri? Si crede che non sia
questo l'atteggiamento più giusto di fronte agli
attacchi della criminalità, grande o piccola che
sia! La rassegnazione non può prendere il
sopravvento. L'interesse alla sicurezza è di
tutti ed 'i tutti' possono fare molto,
moltissimo per sopperire alle carenze che
sicuramente andranno ad aggravarsi stante che
gli investimenti in sicurezza sembrano diminuire
costantemente ed i già pochi sei, dieci Agenti
rischiano di diventare sempre meno. Pertanto, si
crede ormai indispensabile una collettiva e più
convinta presa di coscienza dell'innegabile e
non più sottacibile o camuffabile problema della
sicurezza. Soprattutto nelle città, nelle
periferie e nelle altre zone più diffusamente
abitate. Soltanto un simile approccio al
problema, infatti, al di là delle chiacchiere e
delle promesse che ormai non riescono più ad
alimentare nemmeno le speranze, potrà
effettivamente condurre a quell'univocità di
comportamenti de 'i tutti' che tengano vivi gli
aspetti della difesa che alla sicurezza
conducono. A far sì, cioè, che ognuno si senta
egli stesso parte attiva del sistema. Elemento
fondamentale, sostanziale, essenziale, vitale
per chiudere il passo, togliere l'aria ai
malfattori. Il contesto sociale non può più
attendere passivamente la sicurezza - che gli è
dovuta ma che ormai gli arriva a pizzichi e
bocconi- ma nel suo insieme e nel proprio
interesse è ora che si attrezzi per mostrare in
blocco i muscoli della resistenza, per dare
prova di sorvegliare e difendere il bene che gli
appartiene. E, quando occorra, anche di urlare
per richiamare l'attenzione, di indicare senza
paura per ostacolare la fuga, di raccontare per
ricostruzioni utili In una parola: partecipare!
Partecipare alla sicurezza. Parteciparvi
attivamente Si intende che per i migliori
risultati potenziale obbiettivo, 'i tutti' della
Comunità, la propria tutela la dovrebbero
partecipare. La dovrebbero sollecitare. La
dovrebbero guidare. Sempre! Ciò è necessario.
Addirittura indispensabile, se si vuol dare agli
uomini delle Forze di Polizia la possibilità di
poter mirare il più possibile i loro interventi.
Per rendere le loro azioni più immediate,
efficaci, diffuse, capillari, redditizie. Per
produrre molto di più col poco tempo e le scarse
risorse. Gli operatori di polizia dovrebbero
essere messi nella condizione di poter lavorare
su riscontri e riferimenti quanto più attuali e
reali possibile e non lasciarli confidare
esclusivamente su spunti, sull'esperienza e
sulla fantasia dello 'sbirro' o sulla casualità
di iniziative di prevenzione poggiate unicamente
su piani d'intervento. Coordinati e studiati
quanto si vuole. i piani. ma pur sempre
preventivati e programmati su esigenze
ipotetiche, generiche e presunte! Proviamo ad
immaginare, anche solo per un momento, quanti
occhi, quante orecchie la Comunità ha
naturalmente in campo ogni giorno ed ogni notte.
Occhi che guardano, orecchi che ascoltano!
Perché allora, d'iniziativa e all’univocità, non
utilizzare di più queste stesse fonti anche a
fini della sicurezza?
Antonio Scuderi |
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